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Aura Lolita Chávez attivista per i diritti umani ambientali in Guatemala

Aura Lolita Chavez Ixcaquic attivista diritti umani ambientali Guatemala

Aura Lolita Chavez Ixcaquic, conosciuta come Lolita, è l’attivista portavoce del Consiglio delle popolazioni Ki’che (CPK), organizzazione fondata nel 2007, per far fronte agli effetti dell’accordo di libero scambio tra Repubblica Dominicana e America Centrale. Si batte per la salvaguardia delle risorse naturali e dei diritti umani contro l’espansione delle industrie minerarie, del legno, idroelettriche e agricole nel territorio.

Ki’che simboleggiano la lotta per i diritti umani ambientali nel mondo di oggi. Hanno dovuto affrontare una campagna genocida di stupro, morte, alienazione culturale e accaparramento di terre durante la guerra civile del Guatemala (1960-1996).

Le violazioni dei diritti umani, presenti e passate, continuano però a rimanere impunite.

Nel luglio del 2017, Lolita e altri membri del Consiglio sono riusciti a bloccare un camion che trasportava legname senza licenza di sfruttamento. A causa della rappresaglia, il gruppo ha subito minacce di morte. Il governo guatemalteco non ha voluto proteggerli e Lolita, per questioni di sicurezza, è dovuta fuggire dal suo Paese e rifugiarsi in Spagna, nei Paesi Baschi. Durante l’esilio, che dura ancora oggi, Lolita non ha smesso di lottare né di dare visibilità alla causa del suo popolo, intessendo nuove reti di solidarietà in giro per il mondo.

Nell’ottobre del 2017 il Parlamento Europeo ha incluso Aura Lolita Chavez tra i tre finalisti del Sakharov Human Rights Prize. In merito alla nomina, in un’intervista all’Humanité, Lolita ha dichiarato: “questa è un’occasione molto importante nella storia del popolo Maya e delle popolazioni indigene, perché rende più visibile la nostra lotta nel nostro paese. L’Europa non può chiudere un occhio su ciò che sta accadendo in Guatemala perché le aziende europee sono responsabili. Queste hanno le mani sporche di sangue, quindi l’Europa deve reagire. Non stiamo parlando solo dell’umanità, della situazione degli uomini. Nella nostra visione del mondo – la visione delle popolazioni indigene – esiste una relazione molto importante con la natura e la biodiversità. È tutto inglobato in un’unica lotta”.

Nel gennaio 2018 ha ricevuto il premio Ignacio Ellacuría dal governo basco per il suo lavoro nel difendere la terra del popolo K’iche dallo sfruttamento.

Più volte si è esposta per denunciare la corruzione e la violenza dello Stato guatemalteco e la devastazione perpetrata dalle multinazionali con sede in Europa (come Enel Green Power, italiana, e ACS di Florentino Peréz, spagnola).

Dopo essere sopravvissuta a diversi attentati, ha ricevuto la protezione della Commissione Interamericana dei Diritti Umani e ha dovuto lasciare il proprio paese, che ha il triste record negativo per il più alto tasso di omicidi di difensori ambientali del continente.

Lolita fa parte del movimento delle Mujeres Comunitarias Antipatriarcales, che lottano per i diritti delle donne a partire dalla cultura e identità indigena, è stata una delle fautrici della trasformazione dell’ultimo Encuentro de Mujeres argentino in un evento plurinazionale capace di coinvolgere le dissidenze sessuali, le donne lesbiche, trans, bisessuali e non binarie, ma anche le villeras, che vengono dalle villas (quartieri poveri auto-costruiti) dove vivono l’esclusione dovuta alla disuguaglianza sociale imperante.

In una intervista apparsa su Olasur a marzo di quest’anno, la donna sottolinea che questa plurinazionalità, intesa nel suo senso più ampio,  non esiste solo nel continente latinoamericano, ma in tutto il mondo, anche se spesso assente nell’agenda di un femminismo occidentale e più tradizionale.

In ogni territorio convergono nazionalità multiple e plurali, come multiple e plurali sono le diverse cosmogonie; la presunta idea di omogeneità e di un vincolo strettamente nazionale non ci permette di riunirci, ma al contrario ci divide, ci isola l’una dall’altra, facendoci perdere la forza della collettività.

#unadonnalgiorno

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