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Lolita Chávez attivista guatemalteca

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Lolita Chavez, attivista femminista portavoce del Consiglio delle popolazioni Ki’che (CPK), organizzazione fondata nel 2007, per far fronte agli effetti dell’accordo di libero scambio tra Repubblica Dominicana e America Centrale. Comunità organizzate per difendere i propri territori e il diritto all’autodeterminazione dei popoli indigeni.

Nata nel 1972, nella regione di El Quiché, Guatemala occidentale, si batte da sempre per la salvaguardia delle risorse naturali e dei diritti umani contro l’espansione delle industrie minerarie, del legno, idroelettriche e agricole.

Tra il 1960 e il 1996, durante la guerra civile in Guatemala, il popolo Ki’che ha subito gravi attacchi di genocidio.

Il 4 luglio 2012 ha partecipato a una manifestazione pacifica contro il sindaco di Santa Cruz del Quiché, membro del Partito Patriota. Sulla via del ritorno, l’autobus su cui viaggiava, è stato assaltato da un gruppo di uomini armati di machete, coltelli e bastoni. Quattro donne sono rimaste ferite.

Nel luglio del 2017, Lolita e altri membri del Consiglio sono riusciti a bloccare un camion che trasportava legname senza licenza di sfruttamento. Ne sono conseguite serie minacce di morte, a causa delle quali Lolita ha dovuto rifugiarsi in Spagna, nei Paesi Baschi, dove tutt’ora risiede.

Questa tenace guerriera, anche dall’esilio, non ha smesso di lottare e dare visibilità alla causa del suo popolo, intessendo nuove reti di solidarietà in giro per il mondo.

Nell’ottobre del 2017 il Parlamento Europeo l’ha inclusa tra i tre finalisti del Sakharov Human Rights Prize. In merito alla nomina, in un’intervista all’Humanité, Lolita ha dichiarato: “questa è un’occasione molto importante nella storia del popolo Maya e delle popolazioni indigene, perché rende più visibile la nostra lotta nel nostro paese. L’Europa non può chiudere un occhio su ciò che sta accadendo in Guatemala perché le aziende europee sono responsabili. Queste hanno le mani sporche di sangue, quindi l’Europa deve reagire. Non stiamo parlando solo dell’umanità, della situazione degli uomini. Nella nostra visione del mondo esiste una relazione molto importante con la natura e la biodiversità. È tutto inglobato in un’unica lotta”.

Nel gennaio 2018 ha ricevuto il premio Ignacio Ellacuría dal governo basco per il suo lavoro nel difendere la terra del popolo K’iche dallo sfruttamento.

Più volte si è esposta per denunciare la corruzione e la violenza dello Stato guatemalteco e la devastazione perpetrata dalle multinazionali con sede in Europa.

Dopo essere sopravvissuta a diversi attentati, ha ricevuto la protezione della Commissione Interamericana dei Diritti Umani.

Il suo paese, in tutto il continente, ha il più alto tasso di omicidi di persone che difendono l’ambiente.

Le sue battaglie la vedono impegnata strenuamente anche contro la violenza sulle donne.

Fa parte del movimento delle Mujeres Comunitarias Antipatriarcales, che lottano per i diritti delle donne a partire dalla cultura e identità indigena, è una delle fautrici della trasformazione dell’Encuentro de Mujeres argentino in un evento plurinazionale capace di coinvolgere anche donne lesbiche, trans, bisessuali e non binarie, insieme alle villeras, le donne che provengono dai quartieri più poveri, villas, dove vivono l’esclusione dovuta alla disuguaglianza sociale imperante.

 

 

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