Esraa Abdel Fattah è la giornalista e attivista per la democrazia e i diritti umani, soprannominata dalla stampa internazionale “la ragazza di Facebook“, per il ruolo avuto nella mobilitazione che ha preceduto la rivoluzione egiziana del 2011.
È nata nel 1978 a Banha. Lavorava come impiegata nelle risorse umane a Il Cairo quando, verso il 2006, ha conosciuto l’attivista Ahmed Maher come volontaria del partito El-Ghad.
Nel 2008 ha creato la pagina Facebook “Movimento Giovanile del 6 Aprile” a sostegno dei lavoratori di El-Mahalla El-Kubra che si preparavano a scioperare, pagina che aveva raccolto circa settantamila iscrizioni nel giro di pochi mesi.
Il 6 aprile 2008, giorno dello sciopero, è stata arrestata mentre si trovava in un bar del Cairo con alcuni amici, e trattenuta per circa due settimane. Da quel momento è diventata nota come “la ragazza di Facebook”, simbolo della resistenza contro la censura egiziana.
Ha fondato il Free Egyptian Women Group, per l’emancipazione politica delle donne e ha lavorato come direttrice media e poi vicepresidente della Egyptian Democratic Academy, organizzazione non governativa che promuove la democrazia e i diritti umani attraverso i nuovi media.
Ha scritto anche per il quotidiano al-Tahrir.
Ha avuto un ruolo di primo piano durante la rivoluzione del gennaio 2011, attiva in piazza Tahrir, sui social network e come portavoce del movimento giovanile di protesta, contribuendo alla caduta del presidente Hosni Mubarak, l’11 febbraio 2011.
Tra il 2012 e il 2013 si è opposta al governo dei Fratelli Musulmani guidato da Mohamed Morsi, sostenendo le proteste che ne hanno portato alla destituzione. Per il suo attivismo è stata candidata al Premio Nobel per la pace 2011, nominata Donna dell’anno da Glamour magazine, e inserita tra le cento donne arabe più potenti dalla rivista Arabian Business.
Sotto il governo di Abdel Fattah al-Sisi ha subito una lunga serie di restrizioni: un divieto di espatrio imposto dal gennaio 2015, respinto in appello più volte tra il 2015 e il 2018, e un’interrogatorio nell’ottobre 2018 nell’ambito del cosiddetto “caso dei finanziamenti esteri”.
Nell’ottobre 2019 è stata arrestata durante una repressione seguita a rare proteste antigovernative, con le accuse di diffusione di notizie false e collaborazione con un gruppo terroristico, restando detenuta senza processo. La sua detenzione ha suscitato una condanna internazionale, definita “scandalosa” anche dalla Casa Bianca.
È stata rilasciata il 17 luglio 2021, dopo quasi ventidue mesi di custodia cautelare, insieme ad altri attivisti ed esponenti dell’opposizione.
Nello stesso mese ha ricevuto il Courage Tribute Award dal Movimento Mondiale per la Democrazia.















