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Il coraggio di Haidi Giuliani

Haidi Giuliani attivista mamma di Carlo ucciso al G8 di Genova

Haidi Giuliani è la mamma di Carlo, ucciso da un carabiniere a Genova, in piazza Alimonda il 20 luglio 2001, durante le contestazioni al G8, a soli 23 anni. 

Nella sua vita precedente alla perdita del figlio era una maestra elementare. Nella nuova vita Haidi ha scelto di attraversare molti luoghi, dai Social Forum ai centri sociali, accanto e a sostegno delle madri e sorelle che avevano avuto il suo stesso tragico destino, delle tante persone che hanno subito repressione, gli/le immigrati/e, gli ultimi e le ultime della terra che reclamano giustizia, verità e dignità. L’abbiamo vista accanto a Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, accanto a Patrizia Moretti, la madre di Federico Aldrovandi, per Nicoletta Dosio, l’attivista NoTAV, si è esposta per Davide Bifulco. Dove c’è da portare la sua esperienza, la solidarietà, l’umanità, la sua importante parola, Haidi c’è. In molte situazioni, ha scelto di esporsi con i mass media, gli stessi che hanno offerto un’immagine distorta di quegli eventi così decisivi nella sua vita.

«Non ho avuto una vita facile, di dolori ne ho incontrati tanti. Ma si trattava, sempre, di cose che, per quanto dolorosissime, riesci come si dice a elaborare: mi poteva succedere qualsiasi cosa, ma mi consideravo comunque una persona fortunata e felice, perché avevo i miei figli. Perché i miei figli stavano bene, erano belli e sani, una aveva già trovato la sua strada, l’altro la stava cercando. E poi ne avevo un altro, era il figlio di mia sorella, e non c’è più neanche lui. Loro erano il mio futuro. Il 20 luglio si è fermato anche il mio futuro.
D’un tratto ti trovi a brancolare, sì, perché prima di tutto non sei così sicura di voler continuare a vivere, e questa è la prima cosa contro cui devi lottare. Brancoli perché devi decidere se continuare a vivere o no. Poi devi decidere se chiuderti in un buco a leccarti le ferite o se devi fare qualcos’altro. E quando decidi di fare qualcos’altro vai a tentoni perché non sai che cos’altro devi fare, qual è la cosa giusta da fare. E allora provi a fare cose diverse.» 

Il vero nome di Haidi Giuliani è Adelaide Cristina Gaggio, è attivista e politica italiana. Quando ha conosciuto Giuliano, il padre dei suoi figli, militavano entrambi nel Partito Comunista. Alla morte di Enrico Berlinguer non ha più rinnovato la tessera non riconoscendosi più nel partito, soprattutto dopo la divisione. Ora si considera una vecchia comunista. Essendo una maestra, conduceva le sue battaglie all’interno della scuola: per me nella scuola c’era tutto il sociale. Il marito, da cui aveva divorziato ma col quale sono ancora in ottimi rapporti, ha continuato l’impegno attivo, è  sindacalista ed è stato il primo a esporsi pubblicamente dopo la tragedia di piazza Alimonda. Haidi, all’inizio, ha esitato, chiusa nella morsa del suo dolore, ma poi, il bisogno di fare luce sui fatti, l’anelito di giustizia, per suo figlio e per tanti altri figli e figlie, l’ha fatta scendere in campo.

Questa minuscola donna straordinaria, è diventata in poco tempo e suo malgrado, un personaggio pubblico.

Il 12 ottobre 2006 è diventata senatrice della Repubblica, indipendente, per Rifondazione comunista, carica che ha ricoperto fino al 2008. Uno degli obiettivi principali è stata la creazione di una commissione di inchiesta, prevista solo nel programma dell’Unione, sui fatti del G8 di Genova.

Il 9 dicembre 2006, insieme al deputato Francesco Caruso, si è barricata all’interno del centro di permanenza temporanea di Crotone e successivamente si è recata in quello di Lamezia Terme, per contestare la totale assenza di diritti all’interno di queste strutture e per chiederne la chiusura. A Palazzo Madama, ha fatto parte della 1ª Commissione permanente (Affari Costituzionali).

Nel 2007 è tra i fondatori e le fondatrici dell’Osservatorio sulla Repressione, associazione di promozione sociale che si prefigge di promuovere e coordinare studi, ricerche, dibattiti e seminari, sui temi della repressione, della legislazione speciale, della situazione carceraria. 

Haidi Giuliani, ha scritto vari libri: Un anno senza CarloCon il nome di mio figlio, in cui racconta a Marco Rovelli la compenetrazione tra privato e pubblico che ha segnato la sua seconda vita, una vita nel nome del figlio, col suo nome.

«Sono nata nella primavera del ’44 in un paesino del Veneto, tra un bombardamento e l’altro, ultima di quattro figli. Cittadina del mondo, sono cresciuta, poco, a Milano. Sono stata maestra elementare per passione. Dopo trentacinque anni sono andata in pensione, per tristezza. Da otto anni giro il mondo in cerca di parole di giustizia. Non solo per mio figlio, ma con il suo nome.»

Il suo ultimo libro, scritto insieme a Paola Staccioli, è Non per odio ma per amore. Storie di donne internazionaliste. Le vicende biografiche di Tamara Bunke, Elena Angeloni, Monika Ertl, Barbara Kistler, Andrea Wolf, Rachel Corrie, sei donne diverse per provenienza geografica, formazione culturale e politica. Sei esistenze accomunate dalla scelta di abbandonare la propria vita «privilegiata» di occidentali per andare a combattere una rivoluzione degli altri. Dalla decisione di mettere in gioco la propria vita in una militanza a sostegno delle lotte di liberazione di altri popoli.
Donne comuniste, antimperialiste, pacifiste, alcune delle quali sono entrate nella clandestinità delle formazioni armate, hanno aderito alla guerriglia o hanno esercitato una resistenza attiva.
Non per odio ma per amore è il racconto della loro vita, della «ragione» che le ha spinte a combattere e della «passione» che le ha animate fino al più tragico epilogo.

#unadonnalgiorno

 

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