Ridere è una predisposizione, un’abitudine, e anche una scelta. Si decide di resistere ai dolori e alle oppressioni e di non perderti il ballo della vita.
Itziar Ziga è una delle attiviste transfemministe più conosciute in Europa. Si definisce una giornalista inadattata, una femminista eretica, un diamante grezzo, una diva di periferia.
Il suo sguardo sul mondo trasforma la ferita in arma e la risata in atto politico, rendendo la sua stessa vita un manifesto.
Nata nel 1974 a Errenteria, nei Paesi Baschi spagnoli, ha studiato in una scuola pubblica di un quartiere operaio negli anni Ottanta e si è laureata in Giornalismo in un’università dove le sedie volavano dalle finestre contro i reparti antisommossa convocati dal rettore di turno. Una formazione vissuta sulla propria pelle, tra la strada e l’aula, il conflitto e la scrittura.
Trasferitasi a Barcellona, ha svolto una serie di lavori estremamente precari e lavorato per tre anni come giornalista per la rivista femminista Andra, ha scritto per la rivista Parole de Queer e preso parte attiva a diversi movimenti transfemministi. Poi, dopo quasi un decennio di quello che lei stessa ha chiamato un “esilio sessuale” nella capitale catalana, è tornata a Euskal Herria, disposta a condividere la sua visione della lotta, del femminismo, dell’impegno e del piacere.
Ha preso parte a diverse attività e associazioni parapolitiche come il Front d’Alliberament Gai de Catalunya, il collettivo femminista ex_dones e il collettivo post-porno PostOp. Ha collaborato al blog Hasta la limusina siempre e ha intrecciato la sua voce con le voci di chi, come lei, sceglie di abitare i bordi: donne, persone trans, lavoratrici del sesso, lesbiche, anarchiche. Itziar Ziga è una femminista di strada che scrive dai margini dei quartieri operai e dai pub frequentati da prostitute e persone trans, là dove le barriere di genere sono troppo evidenti per poter essere ignorate.
La sua produzione saggistica è densa e coerente. Ha pubblicato i saggi Devenir Perra e Un zulo propio nel 2009, Sexual Herria nel 2011 e Malditas. Una estirpe transfeminista nel 2014. Ha inoltre contribuito all’antologia collettiva Transfeminismos. Epistemes, fricciones y flujos del 2013.
Devenir Perra, il suo libro più conosciuto e provocatorio, è stato tradotto in francese nel 2020 con il titolo Devenir chienne, con una prefazione di Virginie Despentes e Paul B. Preciado. In Italia è arrivato con il titolo Diventare Cagna.
Con Malditas, invece, ha costruito una genealogia transfemminista, dando voce a donne nere, anarchiche, transessuali, lesbiche, prostitute e povere che si sono battute per una lotta femminista radicale che allineano l’oppressione di genere con tutte le oppressioni che attraversano le loro vite e le nostre. Le otto figure scelte — tra cui Valerie Solanas, Sylvia Rivera, Louise Michel e Olympe de Gouges — non sono eroine del pantheon ufficiale, ma ribelli dimenticate, maledette e necessarie.
Il cuore del suo pensiero è il transfemminismo, che concepisce come pratica vissuta, collettiva, radicale.
Nelle sue opere promuove un femminismo collettivo nella lotta contro l’eteropatriarcato, in cui partecipino tutte le persone che subiscono la violenza maschilista, incluse quelle con diverse identità di genere e orientamenti sessuali. Per lei le identità sono strategiche, non dogmatiche, servono a nominare l’oppressione, a localizzarla, a combatterla insieme.
«Felicemente e ferocemente inebriata in un femminismo radicale e comunitario che oggi possiamo chiamare transfemminismo ma che è sempre esistito», ha dichiarato in una delle sue interviste, rifiutando qualsiasi lettura che svuoti la lotta del suo soggetto politico.
Nella facoltà di giornalismo hanno cercato di inculcarle il credo dell’obiettività — vale a dire le tecniche per presentare la versione del potere come se fosse imparziale. Ha giurato a se stessa che avrebbe sempre scritto chiarendo da dove e per chi. Questa fedeltà attraversa tutta la sua opera, anche quando si fa memoir, anche quando si fa carne.
La felice e violenta vita di Maribel Ziga — arrivato in Italia nel 2024 e tradotto dalle Traduttrici militanti — è la storia di sua madre, di un’infanzia con un padre violento, di uno stupro subito a quindici anni, della povertà, della sorellanza e della lotta femminista come processo di liberazione. Un libro che rifiuta lo star system delle vittime e sceglie la risata come sovversione, la gioia come resistenza, la memoria come manifesto per una sorellanza intergenerazionale e internazionale.
«Il femminismo è una delle lotte liberatorie più potenti che siano mai esistite nella storia», ha affermato Ziga. E il suo modo di abitarlo — senza patria né Dio, con i pugni, le paillettes e una sferzante cattiveria, continua a dimostrarlo pagina dopo pagina.















