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Francia Márquez

Francia Márquez atttivista afro colombiana

Quello che stiamo facendo è riprenderci lo spazio che è sempre stato occupato da altri, per dare voce a chi non l’ha mai avuta.

Francia Márquez, avvocata, ambientalista, attivista femminista, rappresenta il più importante cambiamento storico della Colombia.

In giugno 2022 è diventata vice presidente del paese, prima rappresentante della comunità afro-colombiana a ricoprire una carica tanto prestigiosa.

Nel 2018 ha ricevuto il Premio Goldman per l’ambiente per il suo impegno contro le miniere d’oro illegali.

Nel 2019 è stata nominata tra le 100 donne per la BBC e ricevuto il Premio Nazionale dei Diritti Umani in Colombia dall’organizzazione svedese Diakonia.

È nata il primo dicembre 1982 nel comune di Suárez, nel dipartimento di Cauca, nel sud ovest della Colombia. Il suo attivismo a salvaguardia della sua terra è iniziato molto presto, aveva quindici anni quando ha partecipato alle prime mobilitazioni contro la devastazione delle multinazionali speculatrici.

Nel 2009 ha iniziato un processo di lotta e resistenza per impedire che 6000 persone della sua comunità venissero espulse dal territorio, che il governo aveva consegnato a un’impresa transnazionale per lo sfruttamento minerario. Ha intentato una causa per violazione dei diritti fondamentali, documentando che la prima presenza della comunità risaliva al 1636, e che la Costituzione riconosceva il diritto dei popoli indigeni, contadini e afro-discendenti ai loro territori. Il governo, citato in giudizio, ha perso e ha dovuto effettuare una consultazione preliminare per concedere nuove licenze di sfruttamento minerario.

Ma, poiché l’estrazione illegale continuava, causando malattie dovute all’aumento dei livelli di mercurio nell’acqua, nel 2014, ha organizzato la Marcia dei Turbanti, una mobilitazione che ha visto coinvolte 100 donne unite per la tutela della vita e dei territori ancestrali. Hanno percorso quasi 500 km fino a Bogotá, passando per vari villaggi a rischio estinzione. Si sono accampate per giorni di fronte al Ministero dell’Interno e alla Presidenza di Stato in segno di protesta tanto da essere accusate di minaccia alla sicurezza nazionale, anche se nessuno osò toccarle perché avevano addosso l’attenzione dei media nazionali e internazionali e il governo venne costretto a trovare un accordo, ordinando pubblicamente di distruggere tutti i macchinari che avevano perforato la regione.

A causa del suo impegno ha ricevuto più volte minacce di morte. È stata costretta a lasciare la sua casa per trasferirsi a Cali, dove si è laureata in giurisprudenza con una tesi sul razzismo e sui processi di consultazione preliminare. Per motivi di sicurezza è stata lontana dal suo paese per lungo tempo. Ha fatto anche un lungo tour in Europa per promuovere le istanze della sua popolazione.

Ha partecipato ai negoziati di pace fra il governo colombiano e le FARC all’Avana dal 2012 al 2016, sostenendo i diritti della popolazione nera e la necessità di una strategia per preservare l’ambiente.

È stata relatrice all’undicesimo forum di OCSE e International Conference on the Great Lakes Region sulle filiere minerarie sostenibili nel maggio 2017 a Parigi.

Nel 2019 è riuscita a scampare a un attentato con armi da fuoco e granate.

Per le presidenziali del 2022 ha deciso di candidarsi per il movimento politico Soy porque somos (Sono perché siamo) con il sostegno della Convenzione Nazionale Femminista.

La democrazia è approfondire il riconoscimento di giustizie diverse, razziali, di genere, economiche e ecologiche. Se riusciremo a immaginare proposte che garantiscono i diritti di tutta l’umanità e non solamente i privilegi di alcuni, allora potremo approfondire l’esercizio democratico. Riusciremo a instaurare la democrazia soltanto se ci saranno garanzie per la partecipazione politica delle donne. Queste cose dobbiamo prendercele, non ci verranno regalate. Nel nome dello sviluppo hanno messo in schiavitù le nostre antenate e i nostri antenati, e ci hanno ucciso e rapinato. In nome dello sviluppo il patriarcato ha fatto ciò che voleva dei nostri corpi e dei nostri territori.

Francia Márquez è consapevole che la lotta non è facile, ma abbandonarla non è un’opzione. Porta il mandato di una comunità ancestrale e di un popolo che vuole ritrovare la propria dignità, perché non abbiamo nulla da perdere, perché ci hanno già tolto tutto e continuano imperterriti a farlo, espropriandoci della condizione umana. Quindi abbiamo tutto da guadagnare.

 

#unadonnalgiorno

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