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Odile Decq

Odile Decq architetta francese
Odile Decq

Odile Decq è un’architetta e urbanista francese.

Il look con cui passerà alla storia è inconfondibile, gotic dark nell’abbigliamento, capelli, accessori e make up. Una donna che di certo non passa inosservata. Sembra una musicista e invece è una delle più importanti star dell’architettura e un’innovativa formatrice universitaria, in grado di catalizzare attenzione ben oltre i confini della sua materia.

Ha realizzato una serie di edifici di qualità che spaziano dai musei alle gallerie d’arte ai complessi di social housing fino alle infrastrutture.

Nata a Laval, il 18 luglio 1955, ha studiato architettura all’Università di Rennes e completato gli studi all’Università di Paris VI nel 1978. L’anno successivo si è specializzata in urbanistica all’Istituto di Studi Politici di Parigi.

Nel 1980 si è associata con l’architetto Benoît Cornette con cui ha creato lo studio ODBC. Per il look e lo stile, erano stati definiti la prima coppia rock and roll dell’architettura.

Le prime realizzazioni dello studio sono stati edifici pubblici come agenzie bancarie, asili o interi quartieri residenziali riscuotendo ben presto un notevole successo.

Ben presto la loro attività ebbe una ribalta internazionale grazie a una serie di progetti tra i quali la sede della Apple Computer France a Nantes nel 1990 e, soprattutto, la sede della Banque Populaire de l’Ouest a Rennes, con Peter Rice. Una struttura di vetro e metallo il cui fronte principale è costituito da una doppia facciata di vetro sospesa con una struttura staccata dalla superficie esterna.

Per questa progettazione il loro studio ottenne un vasto riconoscimento e decine di premi nazionali e internazionali, fra i quali il 9th International Prize for Architecture a Londra e il Prix Architecture et Travail a Rennes.

Nel 1991 Odile Decq ha insegnato alla Scuola di Architettura di Grenoble e dal 1992 alla Scuola Speciale di Architettura.

Sulla eco dei primi successi internazionali, i due architetti avevano affrontato grandi opere con uno stile fortemente dinamico e high-tech come il Centro Operativo Autostradale di Nanterre nel 1996; il porto di Osaka e l’espansione della Galleria Nazionale d’Irlanda a Dublino, nel 1997.

I loro importanti interventi pubblici fecero guadagnare allo studio il premio Benedictus a Washington nel 1994 e il Leone d’Oro alla Biennale d’Architettura di Venezia nel 1996.

La loro partnership si è interrotta bruscamente con la morte di Cornette nel 1998, a causa di un incidente d’auto.

È considerata una delle più importanti progettiste a livello mondiale.

Nel 2001, ha vinto il concorso internazionale indetto dal comune di Roma per costruire l’espansione del MACRO, il Museo d’Arte Contemporanea di Roma, inaugurato nel 2010.

Odile Decq fa parte dell’Accademia di Architettura Francese dal 1997, è Commendatrice dell’Ordine delle Arti e delle Lettere dal 2001 e Cavaliera della Legion d’Onore dal 2003. Nell’agosto del 2007 è stata nominata direttrice della Scuola Speciale di Architettura.

Nel 2016 ha vinto il Jane Drew Prize, per l’innovazione, inclusione e rispetto delle diversità in architettura.

Dal 2014 si è ha buttata in una nuova avventura con Matteo Cainer, una scuola di architettura di cui ha progettato anche la sede, il Confluence Institute for Innovation and Creative Strategies in Architecture a Lione, il cui programma è costruito attorno all’intersezione di cinque campi tematici: neuroscienze, nuove tecnologie, azione sociale, arte visiva e fisica. Ha lanciato una sfida alle rigide convenzioni del sistema educativo pubblico, collocando chi studia al centro di una rete di persone, informazioni e tecnologie. L’ambizione è quella di fondare una nuova pedagogia, una forma di educazione più trasversale che guarda al mondo che sarà, piuttosto che al mondo che è stato.

L’architettura è un processo che va dall’idea al progetto e arriva alla produzione. L’architetto deve quindi confrontarsi con una serie amplissima di figure, strumenti e approcci, e soprattutto lavorare perché questa diversità di elementi nutra il progetto.
Penso che il percorso educativo in architettura offra agli studenti l’opportunità unica di navigare in questa molteplicità e di scoprire innanzitutto se stessi, il luogo e il modo in cui vogliono agire nel mondo. 

È una questione di cultura, di disciplina, un modo di pensare al mondo e riorganizzare le situazioni che affrontiamo per aiutare le persone a vivere meglio. Si tende a pensare che l’architettura sia fare progetti, ma il vero progetto è la vita stessa.

 

#unadonnalgiorno

 

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