“È un terrorista. È un criminale. È un estremista. Ma quando parlo sarà senza nome. E imploro tutti voi e tutti quanti: pronunciate forte il nome di chi è rimasto senza vita, non quello di chi gliel’ha tolta, la vita. Forse cercava notorietà, ma noi in Nuova Zelanda non gli daremo nulla. Nemmeno il suo nome.“
Jacinda Ardern è stata premier della Nuova Zelanda dal 2017 al 2023, diventando un punto di riferimento internazionale per il modo in cui ha attraversato, una dopo l’altra, alcune delle crisi più dure toccate a un governo occidentale in tempo di pace: un attentato terroristico, un’eruzione vulcanica, una pandemia globale.
Nata ad Hamilton, in Nuova Zelanda, il 26 luglio 1980, figlia di Laurell Ardern, assistente di mensa scolastica, e di Ross Ardern, agente di polizia, è cresciuta nella Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, la fede mormone della sua famiglia, che ha poi abbandonato da giovane. A spingerla a mettere in discussione le proprie convinzioni religiose è stata la convivenza con tre amici gay, negli anni precedenti all’approvazione della legge sulle unioni civili neozelandese del 2004; il pregiudizio della chiesa nei confronti delle persone omosessuali, ha raccontato in seguito, le era diventato insostenibile. Oggi si definisce agnostica.
Ha studiato all’Università di Waikato, laureandosi nel 2001 in comunicazione, con un percorso concentrato su politica e relazioni pubbliche.
Ha iniziato la carriera come ricercatrice per l’allora primo ministro laburista Helen Clark, per poi trasferirsi a Londra nel 2006, dove ha lavorato come consulente politica in un’unità dell’Ufficio di Gabinetto britannico sotto il governo di Tony Blair, senza mai incontrarlo di persona, ed è stata distaccata anche presso l’Home Office per una revisione delle politiche di polizia in Inghilterra e Galles.
Nel 2008, a ventisette anni, è stata eletta Presidente dell’Unione Internazionale della Gioventù Socialista, restando in carica fino al 2010.
Nello stesso anno è entrata per la prima volta in Parlamento come deputata di lista del Partito Laburista. È rimasta una parlamentare tra le tante fino al 2017, quando la sua carriera politica ha conosciuto un’accelerazione improvvisa: il 1° marzo di quell’anno è stata eletta vicesegretaria del partito, e il 1° agosto, a sette settimane dalle elezioni generali, ne è diventata leader senza opposizione, dopo le dimissioni di Andrew Little.
Il fenomeno mediatico che ne è seguito, ribattezzato “Jacindamania“, ha fatto risalire il partito nei sondaggi dal 24 al 43 per cento in poche settimane. Il 26 ottobre 2017, a trentasette anni, è stata nominata prima ministra, diventando così la più giovane donna al mondo al capo di un governo.
Nel gennaio 2018 ha annunciato la propria gravidanza e il 21 giugno di quell’anno ha dato alla luce la figlia Neve, avuta dal compagno Clarke Gayford, giornalista e conduttore televisivo. Dopo Benazir Bhutto, è stata la seconda premier ad aver partorito durante il proprio mandato.
Il 15 marzo 2019 due attacchi terroristici di matrice islamofoba, nella moschea di Al Noor e nel centro islamico di Linwood, a Christchurch, hanno ucciso cinquantuno persone in preghiera. Rifiutandosi di pronunciare il nome dell’attentatore e indossando lo hijab in segno di solidarietà con la comunità musulmana neozelandese, ha promosso, entro un mese dalla strage, una riforma che ha messo al bando la maggior parte delle armi semiautomatiche e dei fucili d’assalto nel paese.
Con l’arrivo della pandemia da Covid-19, nel marzo 2020, ha adottato una strategia di eliminazione del virus tra le più rigide al mondo, chiudendo i confini ai non cittadini dal 21 marzo e imponendo un lockdown nazionale di massimo livello dal 26 marzo, accompagnato da una comunicazione diretta e rassicurante verso la popolazione. Le stime più caute hanno calcolato che quella strategia abbia salvato circa ventiquattromila vite, altre l’hanno stimata fino a ottantamila.
Alle elezioni del 2020 il suo partito ha ottenuto una maggioranza assoluta di sessantacinque seggi, la prima di un solo partito in Nuova Zelanda dal 1996.
Negli ultimi due anni del suo mandato il consenso attorno a lei si è progressivamente eroso, il sistema di quarantena controllata alle frontiere è stato in parte dichiarato illegittimo dalla giustizia neozelandese, le proteste no-vax del 2022 l’hanno resa bersaglio di accuse e insulti pesanti, e i sondaggi sulla direzione del paese sono scesi dal 70 per cento del 2021 al 30 per cento di fine 2022.
Il 19 gennaio 2023 ha annunciato a sorpresa le proprie dimissioni, dicendo di non avere “più abbastanza energie nel serbatoio” per fare giustizia al ruolo. Ha lasciato la guida del partito il 22 gennaio e la carica di premier il 25, sostituita da Chris Hipkins.
Dall’autunno del 2023 è fellow all’Harvard Kennedy School, e nel 2025 ha pubblicato il memoir A Different Kind of Power, in cui ha ripercorso anche l’abbandono della fede mormone.
Il 13 gennaio 2024 ha sposato Clarke Gayford, dopo un fidanzamento rimandato più volte a causa degli anni di governo. Ha ricevuto lauree honoris causa da Harvard, nel 2022, e da Oxford, nel 2025.
Jacinda Ardern ha lasciato il potere nel momento in cui ha sentito di non poter più dare il massimo, lasciando un importante esempio di leadership costruita sulla gentilezza dichiarata come metodo di governo.















