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Helin Bolek cantante della band Grup Yorum morta a 28 anni per sciopero della fame

Helin Bolek cantante della band Grup Yorum morta a 28 anni per sciopero della fame

“Com’è il vento per coloro che dentro sentono la tempesta,
che colore ha la notte per coloro che danno la luce il giorno?
Abbiamo un cuore per la vittoria.
Questo amore, che aumenta quando condividiamo, è il nostro
onore, giustizia, questo amore, la nostra lotta.”

Helin Bolek aveva 28 anni, era la cantante del gruppo musicale “Grup Yorum”, riferimento culturale per tutta la sinistra turca. La band è stata perseguitata, negli ultimi anni, dal regime di Erdogan a causa della militanza socialista internazionalista. Cantavano per la libertà, al fianco del movimento dei lavoratori, delle lotte nelle carceri, con i popoli oppressi, contro il regime autoritario e militare della Turchia.

Helin Bolek si è spenta il 3 aprile 2020 a Istanbul, dopo 288 giorni di sciopero della fame.

Chiedeva la scarcerazione dei compagni detenuti per inesistenti accuse di terrorismo.

Nel 2012, a Istanbul, in un grande concerto pubblico, gli Yorum cantarono “Bella ciao”. Nel 2016 il gruppo è stato messo al bando e gli sono stati impediti i concerti e tutte le attività culturali.

Alcuni giorni fa, le autorità turche avevano portato Helin Bolek con la forza  in ospedale, ma lei aveva rifiutato il nutrimento forzato perché le sue richieste venivano costantemente ignorate.

Alla notizia della sua morte, nonostante il regime e la repressione operate da parte del governo turco, molte le persone che si sono riversate nelle strade d’Istanbul, per piangerla e per salutarla.

La sua protesta ora va avanti con Ibrahim Gokcek, altro membro del gruppo che ancora sta digiunando. Si continua a chiedere che cadano le accuse di terrorismo per i compagni, che venga posto fine alle continue incursioni nella loro sede, a tutte le persecuzioni e che possano tornare ad esibirsi.

Accusati di appartenere a un’organizzazione terroristica, il gruppo (25 album, oltre due milioni di copie vendute) non si esibiva da anni. Dal carcere chiedevano di essere liberati, che i loro nomi fossero cancellati dalla lista dei ricercati del Ministero degli Interni turco, che venissero chiuse le cause intentate contro di loro.

Fondato nel 1985 da quattro studenti dell’università di Marmara, Grup Yorum aveva sempre garantito il proprio sostegno e presenza sia alle lotte della popolazione turca che a quelle internazionali per la giustizia e la libertà, coniugando la vena di protesta con le melodie tradizionali. Le canzoni venivano eseguite sia in turco che in curdo, in arabo e in circasso, sostanzialmente in tutte le lingue parlate in Anatolia. Sono stati imprigionati per il loro impegno a favore della democrazia e della libertà di stampa.

Nel 2015 il concerto annuale del gruppo “Turchia indipendente”, era stato vietato. La band era riuscita a tenere un concerto via internet il 1° luglio 2018. Poi erano cominciati i raid. Il centro culturale dove la band si esibiva, è stato preso di mira da parte della polizia per otto volte negli ultimi due anni. Durante le incursioni, gli strumenti musicali venivano distrutti o requisiti e le partiture, i loro libri di musica, danneggiati.

Secondo la dichiarazione resa dal gruppo, in queste incursioni sono state arrestate in totale 30 persone. Agli inizi di marzo sei membri della band erano ancora incarcerati.

La band Grup Yorum aveva iniziato lo sciopero della fame nel 2019 per opporsi ai provvedimenti sempre più restrittivi, anche in campo culturale, del governo Erdogan. Come molti attivisti vicini alla piattaforma comunista si sono ritrovati nel quartiere di Armutlu, sulle alture di Istanbul. Qui ci sono le cosiddette “case della morte”, che ospitano gli attivisti e in particolare le donne che intendono attuare lo sciopero della fame fino a morire. Alcune settimane fa, squadre di polizia hanno fatto irruzione ad Armutlu portando via Helin e il chitarrista mettendoli in un ospedale dove i degenti vengono nutriti a forza. Misura che spesso viene applicata anche nelle carceri turche. Ma Helin era ormai allo stremo delle forze, e non ce l’ha fatta.

#unadonnalgiorno

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