“Com’è il vento per coloro che dentro sentono la tempesta, che colore ha la notte per coloro che danno la luce il giorno? Abbiamo un cuore per la vittoria. Questo amore, che aumenta quando condividiamo, è il nostro onore, giustizia, questo amore, la nostra lotta.”
Helin Bölek, esponente della sinistra rivoluzionaria turca e cantante del gruppo musicale Grup Yorum, è morta il 3 aprile 2020 a Istanbul, a 28 anni, dopo 288 giorni di sciopero della fame.
Il Grup Yorum nato nel 1985, era stato fondato da quattro studenti dell’università di Marmara come reazione al colpo di Stato militare del 1980. In trentacinque anni di attività, sotto governi di ogni orientamento politico, era diventato uno dei nomi più noti della musica popolare turca contemporanea con oltre venti album prodotti, più di due milioni di copie vendute e concerti che riempivano gli stadi. Più che una band, era un collettivo dai contorni sfumati, con decine di componenti intercambiabili nel corso dei decenni, ispirato al cantore popolare Ruhi Su e vicino, nello spirito, alla nueva canción chilena di Víctor Jara e degli Inti-Illimani.
Le loro canzoni, eseguite in turco, curdo, arabo e circasso, raccontavano di guerriglia, di lavoratori oppressi, della causa palestinese e di quella curda, e includevano una celebre versione turca di Bella ciao, diventata negli anni un simbolo del loro antifascismo dichiarato. Molti dei musicisti del gruppo erano aleviti, una minoranza musulmana sciita storicamente guardata con sospetto dalle autorità turche.
Helin Bölek, che era entrata nel gruppo nel 2015, l’anno successivo, venne arrestata insieme ad altri membri della band con l’accusa di appartenere al DHKP-C, il Fronte Popolare di Liberazione Rivoluzionario, considerata terroristica non solo dalla Turchia ma anche da Stati Uniti e Unione Europea.
Il coinvolgimento diretto dei musicisti negli atti del DHKP-C non è mai stato provato ma restava, sulle loro spalle, l’accusa di aver fatto da cassa di risonanza culturale al gruppo armato attraverso le proprie canzoni.
Dal 2016 i concerti del Grup Yorum furono vietati in tutto il paese. Negli anni successivi il centro culturale İdil di Istanbul, sede della band, venne preso di mira per ben otto volte da raid della polizia che aveva distrutto e sequestrato strumenti musicali. Una delle chitarre spezzate è stata, in seguito, donata simbolicamente a Joan Baez che, nel 2015, aveva suonato con il gruppo davanti al tribunale di Istanbul che li processava.
Nel maggio del 2019 alcuni membri della band decisero di intraprendere lo sciopero della fame, seguendo una via di protesta praticata da decenni dall’estrema sinistra turca contro le condizioni di detenzione nelle carceri del paese. Chiedevano la scarcerazione dei compagni ancora imprigionati, la caduta delle accuse di terrorismo, la possibilità di tornare a suonare legalmente in Turchia. Helin Bölek ha proseguito il digiuno anche dopo la sua scarcerazione, avvenuta il 20 novembre 2019. Si era trasferita, insieme ad altri attivisti, nel quartiere di Küçük Armutlu, sulle alture di Istanbul, in quelle che loro stessi chiamavano “case della Resistenza”.
L’11 marzo 2020, per le sue condizioni critiche, le autorità l’avevano condotta con la forza in ospedale insieme al bassista İbrahim Gökçek, ma entrambi avevano rifiutato le cure e, una volta dimessi, avevano scelto di proseguire lo sciopero della fame nelle proprie abitazioni.
È morta meno di un mese dopo, il 3 aprile 2020. Al suo funerale, nel cimitero di Feriköy, la polizia ha caricato la folla radunata per l’ultimo saluto con gas lacrimogeni, arrestando otto persone, tra cui l’autista del carro funebre.
La sua morte non è rimasta isolata.
Il 24 aprile 2020, dopo 297 giorni di sciopero della fame, è morto Mustafa Koçak, ventottenne del Grup Yorum condannato all’ergastolo con l’accusa di aver tentato di rovesciare l’ordine costituzionale. Il 7 maggio 2020, dopo 323 giorni di digiuno, si è spento anche İbrahim Gökçek, il bassista che pochi giorni prima aveva interrotto la protesta quando le autorità sembravano aver accettato alcune delle richieste del gruppo: il suo corpo, ridotto a quaranta chili, non è riuscito a riprendersi. In meno di due mesi, tre musicisti dello stesso gruppo sono morti per la stessa causa.
Helin Bölek ha scelto di mettere in gioco la propria vita come si mette in scena un’opera: un gesto artistico e politico, l’ultimo verso di una canzone che il regime le aveva impedito di cantare in ogni altro modo.
È morta chiedendo la libertà per i propri compagni e per la propria musica, e in quella richiesta, mai accolta, resta la misura esatta di quanto quella libertà, in Turchia, sia ancora oggi un prezzo da pagare.















