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Lidia Menapace

Lidia Menapace

Lidia Menapace, staffetta partigiana, nome di battaglia Bruna, senatrice della Repubblica italiana, pacifista e femminista militante.

Nasce col nome di Lidia Brisca a Novara, il 3 aprile 1924. Sua madre è una ragazza emancipata d’inizio Novecento, come amava definirsi, e suo padre un geometra illuminista senza saperlo, che portava le figlie a visitare città d’arte.

È stata una giovanissima resistente durante la guerra di liberazione; ha avuto il grado di sottotenente, rifiutato poi assieme al riconoscimento economico subito dopo la guerra, come raccontato nel libro Resistè: non aveva fatto la guerra come militare e ciò che aveva fatto non aveva prezzo e non era monetizzabile.

A 21 anni, nel 1945, consegue la laurea in letteratura italiana col massimo dei voti, all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Impegnata nella Democrazia Cristiana, prima donna eletta, assieme a Waltraud Gebert Deeg, nel Consiglio Provinciale di Bolzano nel 1964, dove si era trasferita dopo il matrimonio con il medico trentino, Nene Menapace (da cui prenderà il cognome), accanto a lei per tutta la vita, è morto nel 2004. In quella stessa legislatura è anche la prima donna ad entrare nella Giunta provinciale come assessora alla Sanità.

All’inizio degli anni Sessanta inizia a insegnare  all’Università Cattolica con l’incarico di Lettrice di Lingua italiana e metodologia degli studi letterari fino al 1968, quando, a seguito della pubblicazione di un documento intitolato “Per una scelta marxista”, non le viene rinnovato l’incarico di Lettrice. Nel 1968 esce dalla Democrazia cristiana, della quale non condivide più la linea politica.  Contribuisce alla fondazione del quotidiano «Il Manifesto» (1969) sul quale scriverà regolarmente fino alla metà degli anni ’80. Conflittuale, anche a causa della distanza dal movimento femminista, il rapporto con Rossana Rossanda, altra fondatrice dello storico giornale della sinistra italiana.

A partire dagli anni ‘70 è presente nella politica attiva in associazioni, movimenti, incarichi istituzionali con un impegno che si caratterizza da subito e sempre per il femminismo e il pacifismo.

Nel 1973 è tra le promotrici del movimento Cristiani per il Socialismo, entra a far parte del Comitato per i diritti civili delle prostitute come membra laica. Nei primi anni Ottanta è consigliera a Roma nelle liste del Partito democratico di unità proletaria.

Nel maggio 2005 viene eletta nel Comitato Etico di Banca Popolare Etica in cui rimane per un anno, fino quando viene eletta Senatrice nel 2006 nelle liste di Rifondazione Comunista.

Nell’aprile 2011 entra nel Comitato Nazionale dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia.

Dirige la rivista teorica per la rifondazione comunista «Su la testa».

Lidia Menapace rappresenta inoltre una delle voci più importanti del femminismo italiano.

Difficile riassumere il pensiero, il lavoro teorico e le pratiche suggerite e regalate. È stata sicuramente una anticipatrice.
È stata la prima a mettere l’accento sull’importanza del linguaggio sessuato come strumento fondamentale contro il sessismo:

«[…] il nome è potere, esistenza, possibilità di diventare memorabili, degne di memoria, degne di entrare nella storia in quanto donne, non come vivibilità, trasmettitrici della vita ad altri a prezzo della oscurità sulla propria. Questo è il potere simbolico del nome, dell’esercizio della parola. Trasmettere oggi nella nostra società è narrarsi, dirsi, obbligare ad essere dette con il proprio nome di genere » (prefazione a Parole per giovani donne, 1993).

Ci ha regalato la definizione più suggestiva del Movimento delle Donne osservando che è carsico come un fiume che talvolta sprofonda nelle viscere della terra per riapparire in luoghi e tempi imprevisti con rinnovata potenza.

Suo lo slogan “Fuori la guerra dalla storia”.

La maggior parte dei suoi scritti e interventi si trova in quotidiani e riviste, atti di convegni, volumi di autori vari. La sua produzione è diffusa, e talvolta dispersa, in tanti libri e una miriade di pubblicazioni. Sempre presente nell’accadere delle cose, nel tempo vissuto dei vari collettivi umani che la considerano una maestra, ma anche perché, lontana da ogni vezzo accademico, considera la forma “occasionale” dei suoi scritti parte integrante della sua stessa elaborazione teorica. Instancabile viaggiatrice, è sempre stata disponibile a raggiungere i più remoti gruppi in ogni parte d’Italia, e generosa nel diffondere il patrimonio della sua esperienza.

Attivamente pacifista ha proposto la Convenzione permanente di donne contro tutte le guerre e la scuola politica sotto l’egida di Rosa Luxembourg, figura storica snobbata sia dai partiti a sinistra come da buona parte del femminismo che invece Lidia Menapace ha non solo riscoperto ma anche attualizzato, arrivando a scoprirne le radici protoecologiste e animaliste (cfr. Donne disarmanti- storie e testimonianze su nonviolenza e femminismi 2003).

Recentemente ha dichiarato in un’intervista:

Sono molto preoccupata perché questa storia dell’antisemitismo e i rigurgiti di fascismo non si cancellano mai. Evidentemente non ci siamo occupati sufficientemente di una memoria storica significativa. Sicuramente a me pare ci sia una crisi culturale profonda, vista l’ignoranza che si diffonde e che genera mostri. Sono preoccupata, sì. Non della destra di Salvini. Salvini lo giudico irrilevante“.

Ricoverata per Sars-Cov-2 all’ospedale di Bolzano ha lasciato la terra il 7 dicembre 2020. 

In una recente intervista dichiarava:
Dobbiamo uscire da questo virus, e fare ripartire la politica. Immagino a gruppi di persone che pensino a cambiare le cose dentro un grande movimento di cambiamento. Una vita politica in cui ciascuno vede cose che non funzionano e si impegni per trasformarle, in cui le cose sbagliate siano raddrizzate. Non però creando frammentazioni e tanti piccoli partiti. Direi: dopo l’epidemia, ricominciamo dalla politica“.

Non è riuscita a superare questo altro brutto ostacolo, ma ci ha lasciato le sue parole, il suo esempio, il suo impegno, che non dobbiamo dimenticare, mai.

#unadonnalgiorno

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