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Lidia Poët

Lidia Poët, la prima donna a essere iscritta all’Albo degli Avvocati di Torino dopo 30 anni di lotta

Lidia Poët è stata la prima avvocata italiana iscritta all’Ordine e una delle prime a laurearsi in giurisprudenza. 

Viene ricordata per l’ostinata determinazione con cui ha difeso, per lunghi anni, il suo diritto di esercitare la professione in un mondo di uomini.

Nata il 26 agosto 1855 a Traverse di Perrero, piccola borgata di montagna in provincia di Torino, in un’agiata famiglia valdese, aveva conseguito prima il diploma di Maestra Superiore Normale, poi quelli di inglese, tedesco e francese. Dopo aver lasciato la facoltà di medicina, nel 1878 era diventata la prima donna a iscriversi alla facoltà di giurisprudenza di Torino.

Laureata il 17 giugno 1881, con il massimo dei voti, aveva discusso una tesi sulla condizione femminile nella società e sul diritto di voto alle donne, a cui il giornale «La donna» aveva dato ampio risalto. Superato brillantemente l’esame dopo i due anni di praticantato, aveva chiesto l’iscrizione all’Ordine degli Avvocati e Procuratori di Torino.

La richiesta era stata accolta dai consiglieri dell’Ordine con otto voti favorevoli e quattro contrari, e il 9 agosto 1883, a ventotto anni, Lidia Poët era diventata la prima donna ammessa all’esercizio dell’avvocatura in Italia.

Il procuratore generale del Regno, mettendo in dubbio la legittimità dell’iscrizione, aveva però impugnato la decisione davanti alla Corte d’Appello, che l’11 novembre dello stesso anno le aveva dato ragione, ordinando la cancellazione di Lidia Poët dall’albo. La Corte aveva ritenuto che, pur non essendoci un divieto esplicito nella legge, sarebbe stato “disdicevole” vedere le donne “agitarsi in mezzo a pubblici giudizi e discussioni”, e che la loro sola presenza nelle aule avrebbe “gettato discredito sulla stessa magistratura”.

Ma lei non si era arresa e aveva presentato ricorso alla Corte di Cassazione, che aveva confermato la decisione della Corte d’Appello: non avrebbe potuto esercitare la professione. La cancellazione aveva acceso un intenso dibattito, non solo in Italia: venticinque quotidiani italiani si erano schierati a favore dei ruoli pubblici ricoperti dalle donne, contro appena tre contrari.

Aveva dovuto attendere quasi trent’anni per ottenere il pieno riconoscimento del titolo.

In quel lungo periodo non aveva mai smesso di occuparsi di ciò che le stava a cuore, collaborando con il fratello maggiore, anch’egli avvocato, e diventando attivista dei diritti delle donne, dei minori e delle persone emarginate.

Nel 1885 prese parte a Roma al Primo Congresso Penitenziario Internazionale, mentre nel 1890 si era recata a San Pietroburgo come delegata dell’Italia al Quarto Congresso Penitenziario Internazionale.

A Parigi venne nominata Officier d’Académie.

Aderendo al Consiglio Nazionale delle Donne Italiane fin dalla sua fondazione, aveva diretto i lavori della sezione giuridica nei congressi femminili del 1908 e del 1914, dove si discuteva di tutela dei minori, patria potestà, lavoro minorile e ammissione delle donne alle funzioni di tutela.

Durante la Prima guerra mondiale aveva lavorato come infermiera, ricevendo per l’opera svolta una medaglia d’oro.

Non credeva più alla possibilità di ottenere il pieno riconoscimento del titolo, quando il 17 luglio 1919 venne emanata la legge Sacchi, che consentiva alle donne di ricoprire cariche pubbliche.

Nel 1920, a sessantacinque anni, dopo avere esercitato per anni la professione forense senza riconoscimento ufficiale, vide finalmente il proprio sogno realizzato, entrando nell’Ordine e diventando ufficialmente la prima avvocata d’Italia.

Nel 1922 divenne presidente del Comitato pro voto donne di Torino.

Si spense a Diano Marina il 25 febbraio 1949, a novantatré anni.

Lidia Poët con grande determinazione e nonostante le ostilità, ha continuato a esercitare nei fatti una professione che la legge le negava sulla carta, non si è mai arresa davanti a ciò che, per trent’anni, sembrava impossibile.

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