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Nawal al-Sa’dawi la femminista più famosa nel mondo islamico

Nawal al-Sa'dawi la femminista più famosa del mondo arabo

Nawal al-Sa’dawi, scrittrice e psichiatra egiziana è la femminista più famosa nel mondo islamico.

I suoi libri su temi tabù, come la sessualità femminile e la denuncia della società patriarcale, sono stati vietati in vari paesi arabi.

Nawal el Sa’dawi, nella sua vita, ha sfidato le convenzioni di un mondo patriarcale che voleva zittirla.

Ha sfidato le regole senza mai retrocedere, per questo è stata rinchiusa in prigione; ha subito l’esilio e molte minacce di morte perché abbandonasse la sua lotta contro l’oppressione delle donne. Ma non si è fermata mai, fino alla fine dei suoi giorni. Ha lasciato la terra il 21 marzo 2021.

Era nata in un piccolo villaggio in Egitto, il 27 ottobre 1931. Nonostante suo padre fosse un funzionario governativo del ministero dell’Educazione Nazionale, che aveva partecipato alle lotte contro gli inglesi nella rivoluzione del 1919 e fosse moderatamente progressista, da piccola Nawal al-Sa’dawi subì la mutilazione genitale, tema su cui insisteranno i suoi scritti e le sue battaglie politiche.

Mi tagliarono via qualcosa tra le cosce”.

Iniziò, da giovanissima, a scrivere le sue riflessioni su un mondo che le risultava ostile e incomprensibile. Si rifiutò categoricamente di seguire le convenzioni e sposarsi. Con il sostegno di sua madre, che desiderava per lei un destino diverso dal proprio, poté andare a scuola e seguire i suoi desideri. Negli anni del liceo, fondò Il Teatro della Libertà e cominciò le sue prime lotte politiche. Frequentò l’Università di Medicina a Giza, dove, nel 1955, si laureò col massimo dei voti, per poi specializzarsi in psichiatria.

Il suo obiettivo era aiutare le donne, renderle consapevoli della loro identità e dignità.

Ha adoperato la scrittura come mezzo per affrontare e denunciare argomenti considerati tabù nella sua società, decisa a spezzare il rapporto fra sessualità femminile e religione, aborto, prostituzione, abusi all’infanzia, mutilazioni fisiche, sociali e psicologiche.

Il primo libro, Donne e sesso, del 1972, le costò la cacciata dal Ministero della Sanità e la persecuzione delle autorità religiose. Venne vietato perché si scagliava in modo critico e aperto contro le mutilazioni genitali femminili.

Da allora scrittura e impegno civile sono diventate per lei inseparabili. Ha scritto alcuni tra i libri più scioccanti sull’oppressione delle donne arabe.

Una vita di lotte anche personali. Ha divorziato due volte perché i mariti non accettavano la sua carriera di medica e scrittrice, attività imbarazzante per le loro carriere.

Fortemente osteggiata dalle autorità egiziane per le sue posizioni ritenute scandalose, fu individuata come una ribelle e accusata di apostasia.

Venne ripetutamente minacciata di morte perché tradiva i valori tradizionali e incitava le donne a ribellarsi alla loro condizione, contro la legge e la religione.

Nel 1981 venne arrestata e rinchiusa in galera per crimini contro lo Stato. Scarcerata dopo l’assassinio di Sadat, fondò The Arab Women’s Solidarity Association, la prima organizzazione legale indipendente femminista.

L’iniziativa le procurò accanite persecuzioni da parte di gruppi fondamentalisti islamici che la condannarono a morte per eresia.

L’Associazione, fu dichiarata fuori legge e chiusa. Nawal al-Sa’dawi venne nuovamente incarcerata, e nel 1992, costretta all’esilio perché il suo nome comparve in una ‘lista della morte‘ di un gruppo islamico fondamentalista.

Si rifugiò negli Stati Uniti insieme al terzo marito Sherif Hetata, medico e scrittore che ha tradotto in inglese tutti i suoi scritti. Divenne docente presso la Duke University’s Asian and African Languages Department.

Le sue opere, tradotte in più di venti lingue, ancora oggi sono soggette a censura in Egitto.

Uno dei suoi ultimi libri, Dio si dimette nell’incontro al vertice, ha dato il via a molte controversie nel suo paese. La sua critica alla religione, basata sul fatto che opprime le donne, ha provocato una serie di casi giudiziari, tra cui il tentativo per vie legali di privarla della sua nazionalità.

L’ultima persecuzione risale al 2001, quando solo una grande mobilitazione internazionale la salvò da un processo per apostasia e dal divorzio coatto chiesto, contro la volontà sua e di suo marito, da un avvocato integralista.

È stata cofondatrice dell’Arab Association for Human Rights. Ha ricevuto dottorati onorari da numerose università americane. Ha ricevuto molti premi e riconoscimenti internazionali.

Ha vissuto una vita di battaglie contro una società sessista e patriarcale.

Grazie a donne come lei, oggi in Egitto molte cose sono cambiate, anche se ancora tanto c’è da fare. Nel 2008, le donne egiziane hanno conquistato il diritto di registrare i figli nati fuori dal matrimonio con il proprio cognome; l’età minima per il matrimonio è stata alzata a diciotto anni; la circoncisione femminile, la clitoridectomia e l’infibulazione sono reati perseguibili e punibili (anche se per ora più in teoria che in pratica purtroppo) con il carcere o una pena pecuniaria.

Il pericolo ha fatto parte della mia vita fin da quando ho impugnato una penna e ho scritto. Niente è più pericoloso della verità in un mondo che mente.

 

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