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Favolosa Porpora Marcasciano

Porpora Marcasciano attivista transfemminista

Porpora Marcasciano, figura simbolo del transfemminismo italiano è sociologa, attivista per i diritti umani e presidente onoraria del Movimento Identità Transessuale di cui ha contribuito a fare la storia.

È stata protagonista e testimone dell’impegno del movimento Lgbtqi+, dagli anni Settanta fino a oggi. Ha portato su un piano politico le istanze del movimento trans.

Il Movimento Identità Transessuale (MIT, Movimento Italiano Transessuale prima del 1999) è un’associazione che difende e sostiene i diritti delle persone transessuali, travestiti e transgender.

È stata la prima associazione transessuale fondata in Italia, nel 1979.

Ha vissuto i movimenti politici e sociali degli anni ‘60 e ’70, ha fatto tante marce dedicate alla difesa dei diritti civili e umani, ha partecipato alle lotte e manifestazioni che hanno portato alla conquista del riconoscimento giuridico della legge 164 del 1982.

Nel ’79 ha fondato il primo collettivo gay romano, “Il Narciso”, partecipato al primo campeggio gay di Isola Capo Rizzuto e alla prima manifestazione gay a Pisa. A Bologna è stata protagonista della presa del Casserodell’82: per la prima volta un’amministrazione comunale ha assegnato una sede a persone omosessuali.

Il suo attivismo è diventato anche letteratura. Ha pubblicato diversi libri in cui ha dato voce a figure trans straordinarie e fornito elementi di critica transessuale fondamentali nell’ottica di un rinnovamento della teoria di genere e del femminismo.

Tra le rose e le viole, AntoloGaia e L’aurora delle trans cattive, tra le sue più importanti pubblicazioni.

Porpora Marcasciano non ha mai smesso di lottare per il suo coraggio di esistere, di amare e credere nella poesia. Il suo essere al mondo, la sua vita sono un atto politico e di grande impegno sociale e civile. È anche protagonista di un documentario Round trip – Andata e ritorno.

I libri di Porpora Marcasciano sono la biografia del movimento per la liberazione sessuale.

Nel ’73 smisi di vergognarmi e compresi che quanto mi avevano insegnato non era vero: gli indiani non erano cattivi, i comunisti non erano cannibali, gli anarchici non erano assassini e gli omosessuali non erano mostri, mentre gli stronzi che vorrebbero fartelo credere sono invece autentici: stronzi, veramente stronzi“.

In AntoloGaia, viene descritta la galassia dei movimenti di liberazione sessuale del 1977 che Porpora ha conosciuto da protagonista, nell’Aurora delle trans cattive ha raccontato la rivoluzione che avveniva dentro di sé, nel suo corpo e nei suoi desideri, durante il percorso che da “frocia politicizzata” l’ha portata a diventare la “favolosa creatura” che è e che ha sempre sentito di essere.

Una lettura necessaria per uscire dalle semplificazioni tipiche della cultura dominante e dei mezzi di comunicazione quando si descrivono le persone trans.

La sua esperienza, politica e rivoluzionaria, nasce da un atto di ribellione oltre che di amore di sé.

Nell’Aurora delle trans cattive si descrive, con tenerezza e partecipazione, la vita indolente e precaria di tante storiche trans romane tra gli anni settanta e ottanta. Una Roma sparita, sterminata da eroina, aids e, più recentemente, da un’epidemia nuova: quella dell’omologazione e della normalizzazione.

È proprio per questo che, nel titolo del libro le trans che si risvegliano sono “cattive”. Sono cattive perché la loro stessa esistenza è un atto sovversivo e bollato come criminale.

È stata anche imprigionata a Regina Coeli nel 1981 perché si è trovata in una retata dell’allora “buoncostume” solo per essere uscita da una lezione universitaria travestita.

Ha passato quattro giorni e quattro notti in cella a chiedersi quale fosse il suo crimine.

Il solo fatto di essere uscita di casa truccata, per la legge italiana, significava adescamento, atto osceno in luogo pubblico.

Sei mesi più tardi, sarebbe stata finalmente approvata la legge 164 che sanciva il riconoscimento giuridico dell’entità transessuale.

L’aurora delle trans cattive è un libro vibrante e necessario per due ragioni fondamentali.

Per prima cosa restituisce dignità e identità alle pioniere sconosciute della transessualità in Italia: persone che sono morte senza neanche avere il loro vero nome sulla tomba, morte nel silenzio e nella vergogna di famiglie che ne avevano rimosso l’esistenza. E poi perché rende la ricchezza e la complessità dell’esperienza trans, un’esperienza che ha un significato profondo di autocoscienza e di libertà.

Il racconto e la vita di Porpora Marcasciano ci insegnano che il riconoscimento e la liberazione delle persone trans è un traguardo per tutti e tutte, ovunque ci si posizioni nello spettro dei generi e delle sessualità.

La sua narrazione è diventata politica perché ha ribaltato i paradigmi, ha dato voce e evidenza e reso protagoniste, delle persone che fino a quel momento non ne avevano, ma era anzi il mondo a parlare di loro e a giudicarle.

Porpora Marcasciano con la sua vita, con le sue parole, col suo esempio, contribuisce a creare un mondo più equo e possibile. Ha portato e continua a portare avanti le istanze di persone che non hanno mai avuto ascolto alla luce del giorno, persone ai margini, incomprese e stigmatizzate.

Il suo favoloso contributo è necessario alla nostra società per contribuire alla creazione di quella futura.

E come ella stessa spesso ribadisce la rivoluzione si fa con il sorriso e un mondo in cui si è felici è un mondo migliore.

#unadonnalgiorno

 

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