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Rosa Luxemburg

Rosa Luxemburg politica e rivoluzionaria

Chi non si muove, non può rendersi conto delle proprie catene. 

Rosa Luxemburg, politica e rivoluzionaria tedesca di origini polacche e ebraiche, è stata una figura di spicco del comunismo europeo e mondiale.

Nata il 5 marzo 1871 a Zamość, in Polonia (all’epoca parte della Russia) e morta a Berlino nel 1919, è stata una importante teorica del socialismo. Ha giocato un ruolo chiave nella nascita del socialismo polacco e nella fondazione della Lega di Spartaco, in seguito confluita nel Partito Comunista di Germania.

Nel 1884 entra a far parte del gruppo rivoluzionario clandestino “Proletariat”, sciolto per repressioni del 1886.

Da giovanissima ha studiato le opere di Marx ed Engels, in una Polonia infiammata da scioperi e manifestazioni, durante i quali il “Proletariat” e l’Unione dei lavoratori polacchi, vennero decimati dagli arresti, che minacciarono anche lei.

Nel 1889, lasciò Varsavia nascosta in un carro di fieno. Si stabilì a Zurigo dove frequentò la Facoltà di Filosofia, mentre seguiva anche corsi di matematica e scienze naturali: era una grande appassionata di botanica e apprezzava la natura in ogni sua forma.

Nel 1897 si laureò in Giurisprudenza con una tesi sullo sviluppo industriale della Polonia, pubblicata a Lipsia l’anno successivo.

Accesa internazionalista, riteneva che lo sviluppo economico della sua terra natia era da cinquant’anni strettamente dipendente dal mercato russo, opponendosi alle rivendicazioni politiche dei nazionalisti polacchi.

Per Rosa Luxemburg il socialismo doveva essere internazionalista: questo assunto, in futuro, l’avrebbe portata a entrare in disaccordo in modo importante con Vladimir Lenin.

Grazie a un matrimonio di comodo con l’operaio Gustav Lubeck, ottenuta la cittadinanza tedesca, si trasferì a Berlino dove continuò la sua battaglia, auspicando un ritorno all’originale pensiero di Karl Marx. Militò nel SPD (Partito Socialdemocratico Tedesco) il più importante partito costituente della Seconda internazionale socialista, organizzazione che, dal 1889, ambiva a riunire tutti i partiti  socialisti e laburisti. In questi anni l’organizzazione politica era lacerata da una controversia a cui lei prese parte: secondo il revisionista Eduard Bernstein la teoria rivoluzionaria marxista, ormai datata, avrebbe dovuto essere sostituita da un approccio graduale e i partiti socialisti avrebbero dovuto fare politica attraverso i sindacati e i parlamenti. Rosa Luxemburg rivoluzionaria convinta, vi si oppose fermamente. Nel suo libello  Riforma o rivoluzione?, del 1899, attaccò Bernstein, definendo in modo chiaro l’ortodossia marxista, secondo cui la rivoluzione era necessaria, il riformismo non avrebbe realizzato il socialismo e i parlamenti erano solo una finzione borghese. L’influenza del libello, che anticipava per molti aspetti alcune teorie comuniste, fu grande.

Rosa Luxemburg pubblicò numerosi articoli di analisi in giornali e riviste, sottolineando, ben presto, le preoccupanti tendenze militariste e imperialiste che prendevano piede in Germania.

Le sue teorie sull’attività di massa rivoluzionaria vennero elaborate nel 1906 nel libro Lo sciopero, il partito e i sindacati. Considerava lo sciopero di massa come lo strumento più importante, per arrivare al socialismo. Sosteneva che solo i lavoratori avrebbero potuto spingere la rivoluzione in avanti. Contrariamente a Lenin, non si soffermava su una struttura partitica rigida e basata su un’avanguardia di rivoluzionari di professione, reputando che un’organizzazione sarebbe emersa in modo naturale dalla lotta.

Rosa Luxemburg elaborò le teorie di Marx in chiave umanitaria e democratica, senza mai smettere di credere fermamente che l’unico modo per ottenere il socialismo internazionale era la rivoluzione di massa. Il suo testo più importante è stato L’accumulazione del capitale del 1913, analisi economica sull’imperialismo, interpretato come il risultato dell’espansione del capitalismo verso le aree meno sviluppate del mondo. Rispetto al pensiero di Marx, secondo cui il capitalismo sarebbe necessariamente entrato in crisi, Rosa Luxemburg individuava i rischi del capitalismo internazionale e dello sfruttamento dei paesi meno sviluppati. Da un punto di vista di azione politica, in questi anni Rosa Luxemburg, spostandosi sempre più a sinistra, svolse un’incessante attività di agitazione popolare che la portò in polemica con i principali leader dello SPD, contrari ad una eccessiva radicalizzazione in senso rivoluzionario.

Riteneva che l’obiettivo del capitalismo non sarebbe mai stato raggiunto, perché nella sua ultima fase avrebbe esasperato a tal punto l’antagonismo fra le classi sociali da rendere inevitabile la rivoluzione proletaria mondiale e il passaggio a un’economia di tipo socialista.

Allo scoppio della Prima guerra mondiale il partito socialdemocratico appoggiò le scelte belliche del governo tedesco; una scelta totalmente incompatibile con le teorie di Rosa Luxemburg contrarie al nazionalismo e all’imperialismo.

Nel 1916, con Karl Liebknecht e altri radicali, si distaccò in modo definitivo dallo SPD e fondò la Lega di Spartaco, che puntava a porre fine al conflitto attraverso la rivoluzione e al governo del proletariato.

Alla base degli ideali della Lega di Spartaco c’era un libello polemico pubblicato in Svizzera nel 1916, che Rosa Luxemburg, arrestata per la sua contrarietà all’entrata in guerra della Germania, aveva scritto dal carcere sotto lo pseudonimo di Junius: La crisi della socialdemocrazia. In quest’analisi del movimento socialista, sosteneva la necessità di un rovesciamento del regime e la formazione di una nuova internazionale, in pieno accordo con le posizioni di Lenin, con cui era invece in disaccordo sul ruolo del partito guida.

Tentarono un’insurrezione armata, che venne soffocata nel sangue dall’esercito: Rosa e Karl vennero fucilati a Berlino il 15 gennaio del 1919. Il suo corpo venne gettato in un canale, fu recuperato  e sepolto al cimitero centrale di Friedrichsfelde. Nel 1926 a lei, Liebknecht, Jogiches, Mehring e Marchlewski venne dedicato un monumento di Ludwig Mies van der Rohe. Nel 1935, il cimitero fu raso al suolo dai nazisti e i resti dei sepolti andarono dispersi.

Nonostante fosse poco considerata dai bolscevichi russi che fecero la rivoluzione del 1917, la figura di Rosa Luxemburg continua a essere studiata da storici e biografi, che ne rimarcano coraggio e altruismo.

Il suo ricordo vive ancora oggi in milioni di tedeschi e tedesche che continuano a commemorarla nel giorno della sua morte. Nel corso della sua breve vita e militanza marxista, ha ricevuto notevoli dimostrazioni di affetto anche da importanti uomini politici a lei contemporanei, Gramsci e Lenin su tutti, che guardavano con ammirazione al suo operato.

 

Ora è sparita anche la Rosa rossa.

Dov’è sepolta non si sa.

Siccome disse ai poveri la verità

I ricchi l’hanno spedita nell’aldilà.

(Bertolt Brecht, Epitaffio, 1919)

#unadonnalgiorno

 

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