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Michela Murgia

Michela Murgia. Le donne al tempo del Covid-19

Credo che il futuro sia nella divergenza, che appartenga a chi porta una diversità importante.

Michela Murgia, scrittrice, drammaturga e attivista, ha influenzato in maniera preponderante il femminismo intersezionale italiano contemporaneo.

Nata il 3 giugno 1972 a Cabras, in Sardegna, era figlia di Costanza Marongiu, che tentava di vivere di turismo con un negozio di artigianato, e di un controllore sugli autobus, padre autoritario e violento da cui è dovuta stare lontana fin dall’adolescenza. A nove anni la famiglia si è trasferita da Cabras a San Giovanni di Sinis, una località più selvaggia e disabitata.

Ha frequentato l’Istituto Lorenzo Mossa di Studi Tecnici a Oristano, poi si è iscritta all’Istituto di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Oristano per studiare teologia, senza mai completare gli studi. Ha insegnato religione nelle scuole superiori della città per sei anni. Prima di dedicarsi alla scrittura ha svolto i mestieri più diversi, dalla venditrice di multiproprietà alla portiera di notte.

Il suo primo libro, Il mondo deve sapere, pubblicato nel 2006, è nato da un blog in cui ha raccontato la vita quotidiana di operatrici e operatori dei call center. Da quel libro il regista Paolo Virzì ha tratto, nel 2008, il film Tutta la vita davanti, sceneggiato insieme a lei.

Nel 2009 ha pubblicato Accabadora, romanzo ambientato in Sardegna che le ha fruttato, l’anno seguente, il Premio Campiello.

Nel 2017 ha interpretato in teatro la scrittrice Grazia Deledda, nello spettacolo Quasi Grazia diretto da Veronica Cruciani, dedicato ai momenti salienti della vita della prima donna italiana insignita del Premio Nobel per la Letteratura. Sul set di quello spettacolo ha conosciuto l’attore Lorenzo Terenzi.

Ha continuato a pubblicare, tra gli altri, Chirú (2015), L’inferno è una buona memoria (2018) e Noi siamo tempesta (2019).

Dal giugno 2018, insieme a Chiara Tagliaferri, ha condotto il podcast Morgana, dedicato alle vite di donne fuori dagli schemi.

Con Istruzioni per diventare fascisti (2018), pamphlet satirico che insegnava a riconoscere la retorica del fascismo travestita da buon senso, è diventata una delle esponenti più nette dell’antifascismo italiano contemporaneo, tornata di stringente attualità negli anni della crescita elettorale della destra postfascista.

Con Stai zitta (2021) ha invece dato un nome e una grammatica a pratiche di silenziamento delle donne fino ad allora senza parole precise, contribuendo in modo determinante a costruire il vocabolario del femminismo intersezionale italiano più recente.

Ospite fissa dei talk show politici, ha portato nel dibattito pubblico nazionale temi come la disabilità, la violenza di genere, i diritti della comunità Lgbtq+ e il rapporto tra Chiesa e potere, spesso pagando con attacchi durissimi la propria intransigenza.

Non ha mai avuto figli biologici, ma negli ultimi anni della propria vita ha costruito quella che lei stessa chiamava una famiglia queer, quattro uomini che considerava figli dell’anima pur non avendoli generati, insieme alla scrittrice Chiara Valerio e alla stessa Chiara Tagliaferri.

Nel 2022 le è stato diagnosticato un carcinoma renale al quarto stadio.

Il 15 luglio 2023 ha sposato, in articulo mortis, Lorenzo Terenzi: un matrimonio a cui, per sua stessa ammissione, non avrebbe mai fatto ricorso se non fosse stato l’unico modo per garantirsi reciprocamente alcuni diritti, uno strumento che ha definito “patriarcale e limitato”. Nel maggio dello stesso anno ha pubblicato il suo ultimo libro, Tre ciotole, dodici racconti scritti dopo la diagnosi.

Si è spenta il 10 agosto 2023 a Roma, a cinquantun anni.

Michela Murgia ha passato la vita a rimettere in discussione ciò che la società considerava normale, dalla famiglia alla fede, dal corpo malato al genere, dal linguaggio del potere a quello del fascismo che si maschera da buon senso.

Il suo contributo alla narrazione femminista e antifascista italiana è stato fondamentale: ha insegnato a intere generazioni a guardare il mondo da un punto di vista diverso. La sua eredità resta in ogni definizione di “normalità” che, dopo di lei, è diventata un po’ più stretta per contenerla.

Non c’è bisogno di spostare i corpi per far muovere le idee. Costruire storie collettive in cui, al posto dei superpoteri, ci deve essere la solidarietà.

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