Nel cuore dell’America segregazionista dei primi del Novecento, la storia di Sarah Rector, magnate dell’industria petrolifera, rappresenta un caso unico di riscatto sociale e, insieme, un simbolo delle contraddizioni razziali degli Stati Uniti.
A soli undici anni è diventata, suo malgrado, la milionaria più giovane d’America.
Ma la sua vicenda non è solo una favola sull’oro nero, è stata una storia di discriminazione, tutela forzata, lotte legali e affermazione personale.
Sarah Rector nacque il 3 marzo 1902 nel Territorio Indiano, oggi parte dell’Oklahoma, nei pressi dell’attuale Taft. Era la seconda di nove figli e figlie di Joseph e Rose Rector.
I suoi antenati erano persone tenute in schiavitù appartenuti ad alcuni membri del popolo nativo dei Creek che, dopo la Guerra di Secessione, furono liberate e, in base al trattato del 1866, il governo degli Stati Uniti assegnò loro appezzamenti di terra nel processo che avrebbe portato alla nascita dello Stato dell’Oklahoma.
I terreni migliori erano stati riservati ai coloni bianchi e ai membri più influenti delle Cinque Tribù Civilizzate e, alla piccola Sarah Rector furono assegnati circa 160 acri di terreno nei pressi di Glenpool, vicino al fiume Cimarron, una terra arida, lontana quasi 100 km dalla casa di famiglia e soggetta a tasse annuali elevate.
Nel 1911, suo padre Joseph affittò il terreno prima alla Standard Oil e poi alla Devonian Oil Company, senza risultati concreti.
La svolta arrivò nel 1913, quando un gruppo legato al petroliere Tom Slick trivellò un pozzo sul suo appezzamento e il risultato fu sorprendente: 2.500 barili di petrolio al giorno, per un guadagno di circa 300 dollari quotidiani (una cifra enorme per l’epoca).
In breve tempo, quella bambina di 11 anni divenne una delle persone più ricche dell’Oklahoma, con entrate superiori persino a quelle del Presidente degli Stati Uniti.
La stampa iniziò a speculare sulla sua fortuna, sui possibili abusi finanziari e la sua vicenda attirò l’attenzione di due figure fondamentali del movimento dei diritti civili, W. E. B. Du Bois e Booker T. Washington che coinvolsero la National Association for the Advancement of Colored People, avviando indagini per garantire che la giovane non venisse privata dei suoi diritti.
Grazie al loro intervento, venne iscritta al prestigioso Tuskegee Institute in Alabama, dove poté frequentare corsi preparatori per la Fisk University.
Poiché era inammissibile che una donna nera potesse essere tanto ricca in uno stato ancora soggetto alle leggi segregazioniste, si arrivò a dichiararla legalmente “bianca” per evitare le restrizioni e discriminazioni imposte alle persone di colore.
Costretta alla tutela forzata dei beni da parte di un uomo bianco fino alla maggiore età, quando entrò ufficialmente in possesso del suo patrimonio, aveva superato il milione di dollari. I suoi terreni ospitavano oltre 50 pozzi petroliferi e garantivano rendite importanti grazie ad accordi con importanti compagnie.
A causa dei possibili rischi e ritorsioni dovute alla sua anomala condizione agiata e alle minacce subite, nel 1917, insieme alla famiglia, venne costretta a trasferirsi a Kansas City, nel Missouri, dove ha vissuto in una grande villa, la Rector Mansion.
Si sposò due volte e ebbe tre figli. La Grande Depressione ridimensionò notevolmente le sue ricchezze, pur lasciandola in una condizione economica agiata.
Si è spenta il 22 luglio 1967 a Kansas City, a 65 anni, per un’emorragia cerebrale
La sua vicenda ha rappresentato un caso emblematico di discriminazione economica e tutela forzata dei patrimoni delle comunità native e afroamericane.
Un terreno considerato inutile si trasformò in una delle più grandi opportunità economiche dell’epoca. E una bambina che discendeva da persone tenute in schiavitù divenne una delle prime milionarie nere degli Stati Uniti.
Sulla sua vicenda, nel 2025, è stato tratto il film Sarah’s Oil ispirato al libro del 2014 Searching for Sarah Rector: The Richest Black Girl in America di Tonya Bolden.















