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Laura Morante

Laura Morante

La misoginia va sorvegliata sistematicamente, ogni giorno, ogni istante. Gli uomini devono fare molta strada, ma anche noi donne dobbiamo recuperare la dignità che ci hanno strappato, ma che anche ci siamo lasciate strappare.

Laura Morante, attrice, regista e scrittrice, con grande talento e disinvoltura, attraversa ruoli drammatici e commedie amare, senza mai perdere uno sguardo scomodo sulla condizione delle donne.

Il suo volto, riconoscibile per l’intensità trattenuta più che esibita, è diventato, negli anni, il tratto distintivo di un modo di raccontare il dolore per sottrazione, mai per enfasi.

È nata a Santa Fiora, in provincia di Grosseto, il 21 agosto 1956, figlia di Maria Bona Palazzeschi e di Marcello Morante, scrittore e giornalista romano, fratello della celebre Elsa Morante. È cresciuta in una famiglia laica, numerosa e priva di pratiche religiose.

Giovanissima, ha iniziato a recitare in teatro sotto la guida di Carmelo Bene, con cui, nel 1978, ha interpretato Ofelia in un allestimento dell’Amleto. Il debutto sul grande schermo è arrivato due anni dopo, in Oggetti smarriti di Giuseppe Bertolucci, dove ha impersonato una giovane tossicodipendente.

Negli anni Ottanta ha lavorato con Bernardo Bertolucci ne La tragedia di un uomo ridicolo, ma è stato soprattutto il sodalizio con Nanni Moretti, avviato con Sogni d’oro e proseguito nel 1984 con Bianca, a consegnarla al grande pubblico italiano. Con Gianni Amelio ha girato Colpire al cuore e I ragazzi di via Panisperna e, a metà del decennio, si è trasferita a Parigi, dove ha continuato a lavorare per il cinema e la televisione francesi senza mai interrompere le collaborazioni italiane.

Nel 1999 ha vinto il Globo d’oro per L’anniversario. La stanza del figlio, di Nanni Moretti, nel 2001, le ha portato il David di Donatello e la Palma d’oro a Cannes come miglior attrice protagonista.

Eppure, il trionfo francese, non le ha risparmiato l’amarezza di restare ai margini della scena mediatica. Della vittoria ha saputo dai giornali, esclusa dalla presentazione ufficiale con la giustificazione, mai riconosciuta da lei come vera, che fosse troppo “timida” per presentarsi.

Questo episodio racconta bene la sua carriera, è un’interprete indispensabile che il sistema del cinema italiano ha faticato a mettere davvero al centro. La sua recitazione, costruita sul non detto più che sull’enfasi, ha retto con la stessa naturalezza il registro drammatico dei ruoli materni per Nanni Moretti e quello comico-amaro di Ferie d’agosto, una versatilità che la critica le ha riconosciuto meno spesso di quanto avrebbe meritato.

Dietro la macchina da presa ha esordito con Ciliegine, del 2012, commedia italo-francese presentata al Bif&st di Bari, a cui è seguito nel 2016 Assolo, dedicato al desiderio e alla solitudine delle donne che invecchiano.

Come autrice, nel 2018, ha pubblicato la raccolta Brividi immorali. Racconti e interludi.

Nel 2022 ha ricevuto il Nastro d’argento speciale alla carriera.

Negli ultimi anni ha continuato ad alternare cinema e televisione, tornando sullo schermo in Lacci di Daniele Luchetti e ne Il colibrì di Francesca Archibugi, e prestando il volto ad Alda Merini nel film tv Folle d’amore – Alda Merini.

Il corpo femminile che invecchia e il diritto delle donne a restare protagoniste del proprio desiderio anche fuori dai canoni della giovinezza, attraversano buona parte del suo lavoro più recente, da regista e da attrice.

Protagonista scomoda del cinema contemporaneo, non ha remore a criticare apertamente un sistema che per decenni ha raccontato “donne un po’ asservite, che si prodigano nell’aiutare gli uomini“, scegliendo di rispondere, da autrice, con una protagonista “insicura e meravigliosamente imperfetta”.

La chiave è approfittare di questo momento di passaggio per recuperare il proprio essere soggetti. Bisogna smetterla di essere oggetti.

 

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