Il senso delle cose si racconta con parole silenziose.
Cristina Donà è la cantautrice che ha portato nel rock italiano una scrittura visionaria e una voce capace di passare dal sussurro al graffio, restando per trent’anni fedele a se stessa e lontana dalle mode del momento.
Nelle sue canzoni la natura non è mai uno sfondo. Gocce, nidi, stelle, stagioni e universi sono il vocabolario con cui racconta i legami, le fragilità, il desiderio, in testi che chiedono di essere ascoltati piano e che si appoggiano a una chitarra e a un canto usato come strumento, ora trattenuto, ora lasciato libero di salire.
È nata a Rho, in provincia di Milano, il 23 settembre 1967. Prima della musica c’è stata l’immagine, il liceo artistico, il diploma in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Brera, il lavoro per il teatro e per i videoclip. Proprio a Brera, durante l’occupazione studentesca del 1990, ha conosciuto Manuel Agnelli, che l’ha incoraggiata a scrivere canzoni sue e le ha affidato l’apertura dei concerti degli Afterhours, davanti a un pubblico rock tutt’altro che abituato a una ragazza sola con la chitarra.
Da quell’incontro è nato Tregua, il primo album, prodotto dallo stesso Agnelli e premiato nel 1997 con la Targa Tenco per il miglior esordio, a cui è seguito il Premio Lunezia per il valore poetico dei testi. Il disco è arrivato fino a Robert Wyatt, tra i musicisti più originali e ammirati della scena contemporanea, che lo ha segnalato tra i migliori dell’anno sulla rivista britannica Mojo, ha poi partecipato al brano Goccia, contenuto nel più ambizioso Nido, e nel 2001 l’ha voluta al Meltdown Festival di Londra, dove è stata la prima artista italiana a esibirsi.
Si è aperta così una strada percorsa da poche altre persone in Italia. Dopo Dove sei tu ha inciso un album interamente in inglese, Cristina Donà, pubblicato dalla statunitense Rykodisc e distribuito in decine di paesi, che le ha portato l’attenzione della critica britannica e lunghi tour in Europa.
Non ha mai separato la musica dalla parola scritta e dalla scena. Ha pubblicato per Mondadori Appena sotto le nuvole, raccolta di poesie, lettere e racconti brevi, e ha portato in teatro reading e spettacoli in cui la canzone incontra la luce, la letteratura, il passo di chi cammina.
Con La quinta stagione, prodotto da Peter Walsh, e con le riletture acustiche di Piccola faccia ha chiuso una prima lunga fase, prima di fermarsi per la maternità. Al ritorno, con Torno a casa a piedi, ha trovato in Saverio Lanza il compagno di scrittura e di suono di tutti i lavori successivi. Insieme hanno firmato Così vicini e il brano Il senso delle cose, Targa Tenco 2015 per la migliore canzone, ex aequo con Le storie che non conosci di Samuele Bersani e Pacifico. L’anno seguente è arrivato il Premio Bindi alla carriera.
Ha sempre cercato la compagnia di altre voci. Per i vent’anni di Tregua ha affidato quelle canzoni a una nuova generazione di artiste e artisti, in Tregua 1997-2017 Stelle buone, e con Ginevra Di Marco ha inciso un album a due voci, sostenuto dal pubblico con una raccolta fondi, dedicato al cammino come gesto quotidiano e come metafora della crescita.
deSidera, uscito nel 2021, è il suo disco più esplicitamente politico. Il titolo rimanda all’etimologia del desiderio, la mancanza delle stelle. Le canzoni interrogano una società che riempie i propri vuoti consumando, fino a essersi bevuta il pianeta, come canta in Distratti. Alla denuncia affianca una richiesta precisa, quella di una conversione verso un consumo etico, che parta dal guardarsi da fuori per capire quanti bisogni siano in realtà futili.
Con la stessa franchezza parla del proprio mestiere. Ha ricordato più volte che le donne devono sempre compiere uno sforzo in più per dimostrare la credibilità delle loro parole, in un’industria che fatica ancora a riconoscere pienamente il lavoro delle autrici.
Cristina Donà occupa uno spazio importante nella musica contemporanea. Se lo è preso col suo stile che non alza la voce, un disco alla volta, scegliendo la coerenza anche quando costava visibilità.
Chi ha già provato le ortiche riconosce la seta.















