Avevo quindici anni quando sono entrata per la prima volta in uno studio di registrazione, con tante donne come riferimento. Sono rimasta tanto scioccata dal fatto che in quella sessione ci fossero solo uomini che, da quel momento, ho iniziato a lottare per avere lo stesso numero di uomini e donne in studio.
Rosalía, cantautrice, produttrice e compositrice, ha ridisegnato i confini del flamenco contemporaneo intrecciandolo al reggaeton, alla sperimentazione pop e alla musica sacra, portando la lingua spagnola in vetta alle classifiche mondiali e ai palchi dei Grammy.
Diventata, in pochi anni, una delle artiste più influenti della musica contemporanea, rivendica, da sempre, una maggiore presenza e protagonismo delle donne nella musica, dai palchi ai team di produzione.
Rosalía Vila Tobella è nata il 25 settembre 1992, a Sant Cugat del Vallès, alle porte di Barcellona, ed è cresciuta a Sant Esteve Sesrovires. La madre, Pilar Tobella, imprenditrice, guida un’azienda di famiglia nel settore metalmeccanico, mentre il padre, José Manuel Vila, è originario di Cudillero, nelle Asturie. Ha una sorella maggiore, Pilar Vila, che cura la sua immagine come stylist.
A quindici anni si era presentata a un talent show cantando Como un mar eterno di Hanna e i giudici l’avevano eliminata in semifinale per un’interpretazione fuori tono. Lei aveva risposto dicendo di essere venuta ad accettare le critiche e a imparare. Invece di arrendersi, aveva raddoppiato lo studio, dividendosi tra la scuola e le lezioni di flamenco e iniziato a insegnare canto per mantenersi mentre componeva.
Ha studiato canto e chitarra flamenca al Taller de Músics di Barcellona, nel quartiere del Raval, avendo come maestro José Miguel Vizcaya, El Chiqui, storico interprete del cante flamenco, prima di essere ammessa, per i voti eccellenti, alla Escola Superior de Música de Catalunya, dove si è laureata con lode nel 2017. Il progetto di tesi, sviluppato insieme al produttore El Guincho e ispirato a Flamenca, un romanzo occitano del Duecento, è diventato il suo secondo album, El mal querer.
Ha esordito nel 2017 con Los Ángeles, un disco di riletture del cante flamenco tradizionale inciso insieme al chitarrista Raül Refree, che le è valso la prima candidatura al Latin Grammy come Miglior Artista Rivelazione.
El mal querer, concept album ispirato alla storia d’amore violento raccontata in Flamenca, l’ha consacrata a livello internazionale, portandole a vincere il Latin Grammy per il Miglior Album dell’Anno nel 2019 e il Grammy per il Miglior Album Rock, Urban o Alternativo Latino nel 2020. Per il singolo Con Altura, ha realizzato il video musicale realizzato da una donna più visto dell’anno.
Il successo di El mal querer ha acceso anche una polemica che l’ha accompagnata per anni. Comunità gitane e rom le hanno rimproverato di essersi appropriata di un patrimonio culturale a cui non apparteneva, essendo lei catalana e lontana dall’Andalusia dove il flamenco è nato dall’incontro fra le culture rom, araba ed ebraica. Rosalía ha sempre respinto l’accusa di mancanza di rispetto. “Ho imparato tutte le regole della tradizione“, ha detto, “ma penso di dover essere trasparente riguardo al modo in cui interpreto il flamenco nel presente: lo faccio in base a chi sono, alle mie influenze, alla mia età e al momento che sto vivendo. Le basi sono importanti, ma ho bisogno di sentirmi libera.” Ha risposto anche spostando la discussione sul terreno dell’accesso ineguale alla formazione musicale, più che sulla propria origine, ricordando più volte quanto fosse stata fortunata a poter studiare uno strumento e una tradizione che a molte persone, per ragioni economiche o sociali, restano preclusi.
Nel 2022 è arrivato Motomami, un album che ha mescolato reggaeton, tradizioni musicali latinoamericane e sperimentazione vocale estrema. Diventato il disco dell’anno secondo Metacritic, le ha portato quattro Latin Grammy, incluso ancora una volta quello per il Miglior Album dell’Anno, oltre al Grammy per il Miglior Album Rock o Alternativo Latino nel 2023.
Con Lux, uscito nel novembre 2025, ha spostato lo sguardo dal corpo al sacro, componendo un album in quattordici lingue — tra cui arabo, ebraico, latino, mandarino e ucraino — costruito intorno alle vite di sante e mistiche di diverse tradizioni religiose con echi dichiarati delle scrittrici Clarice Lispector e Simone Weil, riscrivendo la spiritualità femminile, che non cerca l’onnipotenza ma la relazione.
Il disco è stato tra i più acclamati dalla critica internazionale e le ha fatto vincere, nel 2026, il premio di Miglior Artista Internazionale ai Brit Awards e l’Ivor Novello Award come autrice internazionale dell’anno.
Ha rimesso al centro della scena globale un genere che sembrava avviato al declino, usando il flamenco andaluso come struttura drammaturgica per raccontare storie contemporanee di dolore e desiderio. Non si è mai messa in rotta di collisione con l’ascesa dei suoni urban di origine caraibica, il reggaeton e il dembow, che ha innestato nel proprio linguaggio.
Ha aperto la strada a una nuova generazione di artiste e artisti spagnoli che oggi tornano a guardare al flamenco come materiale vivo, non solo come tradizione da conservare, e ha contribuito a portare la musica in lingua spagnola stabilmente dentro le classifiche e le cerimonie di premiazione internazionali che per decenni le erano rimaste quasi precluse.
Il messaggio di empowerment femminile risuona nella sua musica e nel suo esempio quotidiano. Per anni, il nucleo creativo più stretto intorno a lei è stato interamente femminile, con la madre e la sorella maggiore Pilar, nota professionalmente come Daikyri, a occuparsi della sua immagine. Insieme hanno creato un’estetica riconoscibile, insieme leggera e ferocemente determinata, capace di spettacolari trovate sceniche.
Sul palco, Rosalía e il suo corpo di ballo marciano spesso in sneaker e calzettoni bianchi nascosti sotto nuvole di tulle, piume e gioielli, un contrasto tra la disciplina del passo e l’eccesso decorativo diventato ormai una firma visiva quanto la sua voce.
Dietro ai numeri e ai premi, resta il prezzo di essere una donna che rifiuta di essere incasellata.
La sua vita privata è stata sezionata dalla stampa con un’attenzione che raramente si riserva agli uomini, mentre ogni nuovo disco l’ha costretta a tornare a spiegare perché una musica non nata nella sua comunità possa comunque appartenerle. Ha continuato a spingersi verso territori sempre più esposti, portando in maniera trionfante la presenza femminile per cui si batte, fin da adolescente.
Mi piacerebbe che le persone avessero paura delle donne che ascoltano le mie canzoni. Spero che possano sentirsi sempre libere e inarrestabili, perché lo sono.















