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Kelly Yang

Kelly Yang

Credo che la tua voce sia la tua armatura e quando la usi è quasi un superpotere.

Kelly Yang, autrice bestseller secondo il New York Times, con oltre quindici libri all’attivo, ha trasformato l’esperienza della sua infanzia dietro il bancone di un motel in una delle serie per giovani più lette degli ultimi anni.

Nata a Hong Kong il 29 agosto 1984, aveva sei anni quando si è trasferita negli Stati Uniti con la famiglia, crescendo nel Sud della California.

Da bambina, dopo la scuola, dava una mano alla reception del motel di famiglia. Studentessa brillante e fuori dal comune, a tredici anni è stata ammessa alla California State University di Los Angeles. Nel 2002 si è laureata in Scienze Politiche a Berkeley prima di entrare alla Harvard Law School.

In quegli anni ha subito un’aggressione sessuale da parte di un compagno di corso. Quando ha denunciato l’accaduto agli organi disciplinari dell’ateneo, questi hanno prosciolto l’aggressore in base allo standard probatorio interno della «clear and convincing evidence», per poi aprire un procedimento contro la stessa Kelly Yang per denuncia in malafede, arrivando a minacciare di negarle il diploma se non avesse ritirato l’accusa. Lei si è rifiutata, e si è laureata comunque, conseguendo il dottorato in legge a vent’anni, nel 2005, prima di decidere di non esercitare mai la professione forense.

Ha raccontato pubblicamente l’episodio solo nel 2020, in un saggio in cui ha ricordato anche la reazione di un membro della facoltà, che le aveva risposto soltanto con un «vai avanti».

Trasferitasi a Hong Kong, ha fondato il Kelly Yang Project, un programma di scrittura e public speaking rivolto alle giovani generazioni e, per otto anni, è stata columnist per il South China Morning Post.

Il debutto narrativo è arrivato nel 2018 con Front Desk, romanzo di narrativa giovanile ispirato alla sua infanzia, accolto con il Parents’ Choice Gold Medal for Fiction, la menzione E.B. White Honor Book e l’Asian/Pacific American Award for Literature.

Kirkus Reviews lo ha definito uno dei migliori libri del ventunesimo secolo.

Lo stile che lo ha reso riconoscibile e che ha mantenuto in tutta la serie, che comprende Three Keys, Room to Dream, Key Player, Top Story e Chef’s Secret, è quello della voce in prima persona di una bambina di dieci anni che usa proprio la scrittura, un vocabolario costruito parola per parola su un vecchio dizionario dei sinonimi, come strumento di riscatto dentro una vita fatta di turni al banco e conti che non tornano. Mescola, con naturalezza, momenti di leggerezza a temi come il razzismo, lo sfruttamento e la povertà, costruendo anche i personaggi antagonisti con interessanti sfumature psicologiche.

Nel libro Parachutes, uscito nel 2020, ha raccontato l’esperienza del razzismo e delle micro aggressioni quotidiane che vivono le nuove generazioni di migranti.

“Elementi di Front Desk sono ispirati alla mia infanzia, mentre Parachutes rispecchia la mia personale esperienza di aggressione sessuale a scuola”, ha dichiarato, collegando esplicitamente il romanzo alla vicenda di Harvard.

Nel 2020, all’inizio della pandemia, si è trasferita dalla Cina agli Stati Uniti insieme ai tre figli, raggiunta dal marito solo diciotto mesi più tardi.

Da quell’esperienza è nato, nel 2022, il romanzo New From Here, storia di un bambino cinese che affronta il razzismo in una nuova città statunitense durante il Covid.

Ha continuato a pubblicare a ritmo serrato, con Private Label e l’albo illustrato Yes We Will: Asian Americans Who Shaped This Country nel 2022, la serie Finally Seen e Finally Heard nel 2023 e nel 2024, e nel 2026 è uscito il suo primo romanzo per un pubblico adulto, The Take.

Scrive editoriali per il New York Times, il Washington Post e The Atlantic, ed è stata presidente onoraria della National Library Week dell’American Library Association nel 2023. Attualmente, vive con la famiglia nella Bay Area, in California.

I suoi romanzi hanno contribuito a cambiare il modo in cui la narrativa contemporanea statunitense per giovani racconta l’immigrazione, spostando l’attenzione dai racconti ambientati nel passato a storie di famiglie che vivono il presente, tra lavori sottopagati e razzismo quotidiano, e sono diventati testo di lettura in molte scuole.

Per la rappresentazione positiva di personaggi razzializzati e LGBTQ+, i suoi lavori sono stati più volte il bersaglio di tentativi di messa al bando da parte di gruppi conservatori, un fronte su cui non ha mai smesso di intervenire pubblicamente.

Facendo i conti con un passato difficile mai dimenticato, Kelly Yang ha messo la sua voce, e quella di bambine e bambini che raramente si vedono raccontati nei libri, al centro di ogni pagina che scrive.

Spero che chi legge Parachutes noti come i personaggi si trovino continuamente ad affrontare micro aggressioni e un razzismo apparentemente “casuale”, perché voglio che si capisca che non esiste un razzismo casuale.

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