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Betty Friedan e la Mistica della femminilità

Betty Friedan
American feminist writer Betty Friedan (1921 - 2006), circa 1975. (Photo by David Montgomery/Getty Images)

Betty Friedan, giornalista e attivista è stata una delle prime leader del movimento per i diritti delle donne degli anni ’60 e ’70.

Nel 1963 scrisse La mistica della femminilità, in cui riportò il malessere delle donne americane degli anni cinquanta costrette nei ruoli di mogli e madri, che influenzò profondamente il femminismo internazionale degli anni successivi.

Nata col nome di Bettye Naomi Goldstein il 4 febbraio 1921 a Peoria, nell’Illinois, era la più grande dei tre figli di Harry Goldstein, immigrato e gioielliere russo, e Miriam Horowitz Goldstein, immigrata ungherese e giornalista.

Laureata con lode in psicologia nel 1942, Betty Friedan si specializzò a Berkeley. Mentre la seconda guerra mondiale infuriava, fu coinvolta in una serie di cause politiche. Si trasferì a New York, dove, per tre anni, fu reporter per la Federated Press. Successivamente, scrisse per l’UE News, organo del sindacato United Electric, Radio e Machine Workers of America

Ha redatto diversi opuscoli che difendevano i diritti lavorativi delle donne.

Nel 1947, sposò Carl Friedan, da cui prese il cognome eliminando anche la ‘e’ finale del suo nome, per firmarsi. La coppia ebbe tre figli e la donna, all’inizio, alternò il suo impegno di casalinga con la scrittura freelance per riviste femminili.

Alla fine degli anni ’50, iniziò la ricerca per quello che sarebbe diventato il suo saggio più importante,  La mistica della femminilità. Trascorse cinque anni a fare interviste in tutto il paese, tracciando la metamorfosi delle donne bianche della classe media diventate da indipendenti e orientate alla carriera degli anni ’20 e ’30, le casalinghe del dopoguerra che dovevano trovare il totale adempimento come mogli e madri.  

Il libro, che colpiva un nervo scoperto, divenne immediatamente un best-seller, ancora oggi viene considerato uno dei saggi più influenti del ventesimo secolo.

Nel 1966, Betty Friedan fondò, insieme a Pauli Murray e Aileen Hernandez, NOW-National Organization for Women, organizzazione che raccolse un ampio numero di collettivi e gruppi femministi degli Stati Uniti, di cui fu la prima presidente.

Negli anni settanta fu molto attiva nella battaglia per l’approvazione delle leggi sull’aborto, sul lavoro femminile e altri provvedimenti per i diritti delle donne.

Organizzò lo sciopero delle donne il 26 agosto 1970, nel cinquantesimo anniversario del suffragio femminile, per sensibilizzare sulla discriminazione di genere. 

Nel 1971, fu co-fondatrice del National Women’s Political Caucus organizzazione che supporta le donne a ricoprire cariche politiche.

Attraverso queste organizzazioni, ha avuto un ruolo chiave nel cambiare leggi obsolete come le pratiche di assunzione sleali, la disuguaglianza retributiva di genere e la discriminazione in gravidanza.

Con la successiva partecipazione eterogenea del movimento, Betty Friedan fu aspramente criticata dalle femministe più giovani, radicali e visionarie, che la criticarono di concentrarsi su questioni che riguardavano principalmente donne bianche, della classe media, istruite e eterosessuali. 

Accuse più che comprensibili e condivisibili, anche se non si può negare l’importante apporto che ha dato ai diritti delle donne, considerata da tante una “madre” del movimento femminista moderno.

Dagli anni ’70, pubblicò diversi libri e insegnato alla New York University e alla University of Southern California.

Nel 1993 ha pubblicato The Fountain of Age in cui confuta “la mistica della vecchiaia femminile”, la convinzione che la vecchiaia rappresenti solamente un periodo di declino fisico-psicologico, compiendo una vera e propria rivalutazione di questa fase della vita, tradizionalmente svalutata.

La vecchiaia rappresenta per la donna una liberazione da tutte le costrizioni biologiche e sociali, permettendole, finalmente, di occuparsi totalmente di se stessa. Sostiene che sia un’età perfetta anche per fare politica.

Nel 1997 ha pubblicato Beyond Gender, in cui sostiene la necessità di andare oltre le contrapposizioni di genere per elaborare un nuovo paradigma che metta al primo posto gli interessi della persona. Gli uomini e le donne devono entrambi collaborare per la formazione di una nuova realtà sociale equa e paritaria.

Il suo ultimo libro è Life So Far del 2000 in cui racconta la sua vita e la sua carriera.

Ha tenuto numerose conferenze in tutto il mondo.

È morta il 4 febbraio nel 2006.

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