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Nilde Iotti prima donna Presidente della Camera

Nilde Iotti prima Presidente della Camera

Nilde Iotti è stata la prima donna italiana a ricoprire il ruolo di Presidente della Camera dei Deputati, incarico detenuto per tre legislature, dal 1979 al 1992.

Considerata una delle madri della repubblica, ha speso tutta la vita nelle istituzioni.

Paladina nella battaglia per l’emancipazione femminile, è stata una delle figure più importanti della storia italiana.

Nata a Reggio Emilia il 10 aprile del 1920, era figlia di un ferroviere attivo nel movimento operaio socialista, perseguitato, durante il regime fascista, a causa del suo impegno sindacale. Rimasta orfana a  14 anni, sua madre con tanti sacrifici, le permise di studiare e laurearsi in Lettere e Filosofia. Ha insegnato fino al 1946.

Durante la Resistenza ha collaborato attivamente con i Gruppi di Difesa della Donna e di Assistenza ai Combattenti della Libertà, che avevano l’obiettivo di mobilitare, attraverso un’organizzazione capillare e clandestina, donne di età e condizioni sociali differenti, per far fronte a tutte le necessità, derivate dalla recrudescenza della guerra.

Questi gruppi operativi femminili assistevano le famiglie dei deportati, carcerati e caduti, raccoglievano indumenti, medicinali, alimenti per i partigiani e si adoperarono per portare messaggi, custodire liste di contatti, preparare case-rifugio, trasportare volantini, opuscoli e anche armi. Svolgevano attività di sostegno ai Comitati di liberazione periferici, alle agitazioni nelle fabbriche per il sabotaggio della produzione di guerra.

Nel luglio del 1945, divenne segretaria provinciale dell’UDI, Unione Donne in Italia.

Il 2 giugno 1946, per il Partito Comunista Italiano, fu una delle 21 donne elette nell’Assemblea costituente e una delle cinque chiamate nella Commissione dei Settantacinque, incaricata della stesura della Costituzione Italiana

Nominata relatrice sul tema della famiglia, sostenne la necessità di emancipare la donna dalla condizione di arretratezza e di inferiorità in cui versava in tutti i campi della vita sociale e di garantirle una posizione giuridica che le riconosceva la piena dignità di cittadina.

Si è battuta per l’affermazione del principio della parità tra i coniugi, del riconoscimento dei diritti dei figli nati fuori dal matrimonio e delle famiglie di fatto. Si dichiarò nettamente contraria all’introduzione del principio dell’indissolubilità del matrimonio nel testo costituzionale. In sostanza, attuò il primo passo verso la concessione del divorzio, che avverrà soltanto nel 1974.

Nel 1956, è entrata a far parte del comitato centrale del PCI e nel 1962 della direzione nazionale.

Nel 1963, rieletta deputata, fece parte della Commissione Affari Costituzionali tornando a occuparsi del problema della collocazione delle donne nel mondo del lavoro e delle tematiche relative alla famiglia.

Dal 1969 al 1979, ricoprì il ruolo di deputata al Parlamento Europeo.

Attraverso la sua sensibilità e cultura istituzionale, diede prova di uno spiccato talento politico.

Nilde Iotti ha condotto, ininterrottamente, per 53 anni, attività parlamentare, con rigore, costanza e semplicità.

La sua missione politica è stata sempre a favore dei diritti delle categorie più disagiate (le donne in primo luogo), sia in Parlamento, sia all’interno del suo partito.

È stata promotrice della legge sul diritto di famiglia del 1975, della battaglia sul referendum per il divorzio (1974) e per la legge sull’aborto (1978).

Il 20 giugno del 1979, venne eletta Presidente della Camera dei Deputati, prima donna italiana a ricoprire questo incarico, fino al 1992. È stata una politica con una grande capacità di equilibrio, mediazione e saggezza.

Nel 1993 ottenne la Presidenza della Commissione Parlamentare per le riforme istituzionali. Nel 1997 venne eletta Vicepresidente del Consiglio d’Europa.

Alla fine degli anni ’40, Nilde Iotti conobbe Palmiro Togliatti, Segretario Nazionale del PCI, con cui ebbe una relazione amorosa che destò enorme scandalo e subì innumerevoli attacchi da ogni fronte, perché lui era molto più grande di lei, già sposato e padre di due figli. I due sono stati insieme fino alla morte di lui, avvenuta nel 1964, ebbero anche l’affidamento di una bambina orfana, sorella di uno dei sei operai uccisi a Modena da agenti della Celere il 9 gennaio 1950, nel corso di una manifestazione operaia.

Durante tutta la sua carriera politica ha dovuto subire vessazioni a causa del suo legame sentimentale con Togliatti.
Quando scoppiò lo scandalo venne definita “giovane e graziosa deputata”, “procace”, “ridente e popputa”, con un “enorme deretano”, mentre il compagno era colui che “offriva in dono all’amante il partito”, “tre volte buono, oppure rimbambito”, e anche il PCI parlò di crisi personale del segretario, sospetta vittima della malizia della parlamentare. L’ala di destra del partito affermò di poter tollerare la relazione solo se la donna avesse accettato di abbandonare la vita politica. Nel 1956 il suo nome venne cancellato dalla lista per il Comitato Centrale  per decisione arbitraria dei delegati.
Ogni volta che Nilde Iotti pronunciava un discorso in Aula si bisbigliava che lo avesse scritto Togliatti, e quando passava in Transatlantico i compagni non la salutavano e cambiavano strada.
Ottenne il pieno riconoscimento dai compagni di partito, soltanto dopo la morte di Togliatti.

Nilde Iotti, chiese le dimissioni dal Parlamento, per motivi di salute, il 18 novembre del 1999.

Il 4 dicembre dello stesso anno, la “Signora della Repubblica” ha lasciato la terra.

Nella commemorazione per i suoi 100 anni, il presidente della Repubblica, Mattarella ha detto di lei:
Nei quasi tredici anni di presidenza svolse il suo compito con rigore, con imparzialità, con un forte senso delle istituzioni: questi grandi meriti sono stati da ogni parte riconosciuti e apprezzati. La sua forte passione politica, a cui mai ha rinunciato nella vita del suo partito e nel dibattito pubblico, non ha oscurato in lei la coscienza del bene comune, la piena responsabilità nazionale delle istituzioni democratiche, l’orizzonte europeo che sempre più si mostrava come un cruciale traguardo storico. Il suo impegno e la sua testimonianza rimangono patrimonio della memoria della Repubblica“.
#unadonnalgiorno

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