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Blanka Nagy

Blanka Nagy la studentessa contro la legge schiavitù in Ungheria

Non mi fanno paura, una vita dura mi ha forgiato. La questione non sono io o il mio futuro, ma il disastro cui quella gente ha portato il mio paese e la vita quotidiana delle persone normali.

Blanka Nagy è la giovane attivista ungherese che, quando era ancora al liceo, è diventata il volto della protesta contro il governo di Viktor Orbán.

Nata a Kecskemét l’11 dicembre 1999, è cresciuta a Kiskunfélegyháza. Era ancora alle scuole superiori quando ha iniziato la sua attività politica nel Parlamento Studentesco Indipendente.

Nel dicembre 2018 è salita sul palco delle proteste contro la cosiddetta “legge schiavo“, norma che permetteva ai datori di lavoro di imporre fino a quattrocento ore di straordinario l’anno, pagate in tre. Il suo discorso, duro contro Fidesz e il governo, in poche ore è rimbalzato in tutta l’Ungheria.

Da quel momento è diventata bersaglio di una campagna diffamatoria orchestrata dalla stampa vicina al governo che l’ha dipinta come una studentessa svogliata, sempre assente, sull’orlo della bocciatura in più materie. Ha portato tutti in tribunale e ha vinto ogni causa. Il prezzo, però, è stato altissimo, sua madre è stata licenziata, le hanno minacciato di portarle via i fratelli, ha ricevuto minacce di morte per anni, e alcuni insegnanti che stimava le hanno impedito di parlare al proprio diploma.

Ha comunque continuato a studiare, laureandosi in Giurisprudenza e Scienze Politiche a Szeged e, nel 2019, si è candidata, senza successo, alle elezioni comunali con Momentum.

Nell’aprile 2026, alla notizia della sconfitta di Fidesz alle elezioni parlamentari dopo anni di governo di Viktor Orbán, ha scritto su Facebook di provare soddisfazione per l’umiliazione e la delegittimazione subite, per essersi dovuta vergognare del proprio nome, per aver letto sui giornali nazionali quanto fosse brutta, grassa e stupida, per una signora di Fidesz a Kiskunfélegyháza che le urlava contro cose così disgustose da costringerla a tornare a casa facendo lunghi giri.

Blanka Nagy era solo una studentessa quando un intero apparato di potere, spaventato dalle sue parole, l’ha usata come bersaglio, forse convinto che la si potesse tacitare con l’intimidazione. Non è successo, e la storia l’ha scritta lei.

Un sistema che è cominciato così, si può anche distruggere così.

 

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