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Osas Egbon

Osas Egbon, presidente associazione donne nigeriane vittime di tratta
Osas Egbon è la fondatrice e presidente dell’associazione palermitana “Donne di Benin City“, la prima in Italia a essere stata fondata interamente da nigeriane che sono fuoriuscite dal giogo della tratta di esseri umani.

Nata a Lagos, in Nigeria, da una madre commerciante e un padre poliziotto originari di Benin City, aveva avuto la sua prima figlia fuori dal matrimonio e la sua famiglia l’aveva cacciata di casa.

Ha lasciato la bambina a sua madre ed è fuggita dal paese, con il sogno di guadagnare abbastanza da permetterle un giorno di studiare. Ha viaggiato da clandestina, chiusa in un’imbarcazione al buio, ed è arrivata in Italia nel 2002, dove chi le aveva promesso aiuto, dopo due giorni, l’ha mandata in strada a prostituirsi. È caduta in depressione, rifiutando l’idea di dover vendere il proprio corpo.

Si è liberata nel 2004, grazie all’aiuto della Croce Rossa, che andava a cercare le donne per strada per chiedere loro di cosa avessero bisogno, e al sostegno del marito.

Benin City, la capitale dello Stato nigeriano di Edo, è il luogo da cui arriva circa l’80 per cento delle nigeriane costrette a prostituirsi in Italia.

Le vittime, ingannate in patria col sogno di un lavoro e una vita migliore, vengono portate fino in Libia e caricate su un barcone. Se sopravvivono al viaggio, finiscono per qualche tempo in un centro di accoglienza. Prima di partire vengono costrette da un patto che le obbliga a saldare il debito del viaggio, una volta arrivate in Italia. Devono anche giurare di non rivelare a nessuno chi le ha condotte in Italia, perché chi organizza il viaggio tiene generalmente in scacco la vita dei familiari rimasti in patria, con intimidazioni e minacce di morte.

Quando escono dai centri, ad aspettarle ci sono i trafficanti, che le costringono a lavorare in strada. Nei centri di identificazione e accoglienza le ragazze non imparano un mestiere e, una volta uscite, hanno difficoltà a trovare un impiego regolare perché prive dei documenti necessari. Senza prospettive, è molto difficile decidere di liberarsi dal giogo di protettori e maman, donne a capo di reti criminali transnazionali che gestiscono la tratta di esseri umani, la riduzione in schiavitù e lo sfruttamento della prostituzione. Spesso si tratta di ex vittime che hanno saldato il proprio debito e gestiscono direttamente le giovani connazionali arrivate in Europa, usando minacce e riti magico-religiosi (come il rito juju) per terrorizzare le vittime e impedire loro di ribellarsi o denunciare.

L’associazione è nata dopo l’omicidio di tre giovani nigeriane, Loveth, Favour e Bose, uccise a Palermo tra il 2011 e il 2014 e i cui corpi sono stati ritrovati tra i rifiuti, uno di loro carbonizzato.

Di fronte all’indifferenza con cui quelle morti erano state trattate dall’opinione pubblica e da parte della stampa, la comunità nigeriana di Palermo ha deciso di reagire. Osas Egbon è tornata dalla donna che anni prima le aveva predetto che avrebbe parlato alle persone e sarebbe stata capace di liberarle, per dirle che voleva fondare un’associazione perché nessuna dovesse più avere paura. È nata così Donne di Benin City, la prima organizzazione italiana contro lo sfruttamento della prostituzione composta interamente da nigeriane che sono state vittime di tratta.

Nei primi anni le socie andavano per strada, al Foro Italico, al parco della Favorita, in via Lincoln, per cercare un contatto con le ragazze sfruttate. Oggi l’associazione ha aperto sportelli di ascolto e stima che, nella sola Palermo, almeno 300 giovani nigeriane siano sfruttate in un mercato che frutterebbe circa 10 milioni di euro l’anno, distribuite in una trentina di connection house, gli appartamenti in cui vengono tenute sotto controllo e costrette a prostituirsi.

Dal 2019 l’associazione gestisce anche un banco alimentare, la cui attività è cresciuta molto durante la pandemia, quando le famiglie assistite sono passate da 60 a 135.

Nel 2023 la storia di Osas Egbon è diventata anche un cortometraggio, “Osas e le donne di Benin City“, diretto da Gabriele Gravagna, che ha ricevuto una menzione speciale al Festival del Cinema di Torino e il premio Rai Cinema Channel per il miglior cortometraggio italiano in concorso.

Osas Egbon dice che il suo nome, nella sua lingua, significa “mandata da Dio”. Alle ragazze che si rivolgono a lei, spesso incredule che qualcuno le aiuti senza chiedere nulla in cambio, ripete sempre la stessa cosa, oggi sono io ad aiutarti, domani toccherà a te.

Dico sempre loro di non avere paura e di denunciare, perché solo quando hai coraggio hai potere, e con il potere ti puoi prendere tutto quello che ti appartiene.

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