Un organo degli interessi femminili, l’unico scritto da donne.
Gualberta Alaide Beccari, giornalista, scrittrice e patriota, è stata una protagonista di rilievo per la nascita del movimento emancipazionista italiano. Si era impegnata per la formazione della madre cittadina, necessaria nella nuova Italia nata dal Risorgimento.
Nata a Padova il 7 maggio 1842, era figlia di genitori di fede mazziniana. La madre, Antonietta Gloria, era attrice nella Compagnia teatrale padovana dei Solerti, mentre il padre, Girolamo Giacinto Beccari, oltre a dirigerla era un noto traduttore e adattatore di commedie dal francese.
Non aveva seguito alcun corso regolare di studi superiori. La sua formazione letteraria e politica era passata soprattutto attraverso le letture personali e il lavoro di segretaria del padre.
Allo scoppio della Seconda guerra d’indipendenza, nel 1859, era emigrata con la famiglia a Modena, in territorio insorto, dove il padre aveva proseguito la propria attività teatrale anche dopo essersi arruolato nell’esercito regio. Era poi tornata a Padova dopo l’annessione del Veneto al Regno d’Italia.
Il suo interesse per la scrittura e per l’impegno politico erano nati dalla collaborazione, insieme a Francesca Zambusi da Lago, a un libro commemorativo dedicato ad Adelaide Cairoli e ai suoi figli, pensato come primo di una serie dedicata al patriottismo italiano.
Nell’aprile del 1868 aveva fondato a Padova la rivista La Donna, che sarebbe rimasta, anche dopo i successivi trasferimenti a Venezia e poi a Bologna, il principale organo del movimento per l’emancipazione femminile in Italia, fino alla chiusura nel 1891. Tra le sue collaboratrici si erano annoverate Anna Maria Mozzoni e Giorgina Saffi, alcune delle voci più autorevoli del femminismo risorgimentale. Scopo della rivista era informare ed educare le donne in ogni ambito, politico, letterario, scientifico e artistico. Gli articoli non si limitavano alla teoria, ma offrivano esempi pratici legati alla scuola e al mondo del lavoro, senza trascurare uno sguardo internazionale sulle principali espressioni del pensiero femminile.
Aveva scritto anche opere teatrali, come È storia e Un caso di divorzio, in cui aveva messo in scena i propri ideali di progresso ed emancipazione, pubblicando talvolta sotto lo pseudonimo di Flaviana Flaviani.
Nel 1878 si era trasferita a Bologna, portando con sé la redazione della sua rivista il cui impegno politico si era fatto più specifico, concentrandosi sull’attività delle società operaie di ispirazione mazziniana e sulla lotta rivendicativa nel mondo del lavoro. Reclamava la parità salariale tra donne e uomini e chiedeva che alle donne fossero aperte tutte le professioni.
Attorno a lei e alla rivista si era stretta una fitta rete di amicizie e corrispondenze, fondata su rapporti solidali e paritari, che si realizzava tanto sulle pagine del giornale quanto nelle riunioni periodiche nella sua casa. Gli incontri della redazione erano diventati occasioni di incontro tra donne, non più confinate nei salotti tradizionali.
Si era schierata apertamente per una piena cittadinanza femminile, rivendicando anche la partecipazione delle donne alla sfera politica, pur tra gli attacchi della stampa clericale e moderata.
Si era impegnata, personalmente e con il proprio giornale, nella campagna per l’abolizione della prostituzione di Stato, la prima in Italia a coinvolgere insieme uomini e donne di orientamento democratico e repubblicano.
Aveva sostenuto il metodo froebeliano e la coeducazione, la parificazione salariale tra maestre e maestri, e si era espressa contro l’insegnamento religioso confessionale nelle scuole, pur definendo la donna una sorta di “sacerdote naturale”.
Tra il 1875 e il 1876 aveva diretto anche Il Tesoro delle Giovani Madri, giornale illustrato delle spose e delle famiglie.
Dal 1886, per vent’anni, aveva diretto il giornalino per giovani Mamma, in cui aveva coinvolto alcune delle collaboratrici de La Donna per trasmettere alle nuove generazioni le proprie idee di formazione morale e civile.
Tra il 1896 e il 1897 aveva fondato una biblioteca educativa per ragazzi del popolo, intitolata alla grecista Clotilde Tambroni.
Una malattia di origine nervosa aveva limitato per tutta la vita le sue possibilità.
Si spense nel settembre del 1906, a Bologna, da sola, mentre prestava aiuto a un bambino bisognoso.
Gualberta Beccari ha dedicato la propria vita a costruire, pagina dopo pagina, l’idea che le donne italiane potessero essere cittadine a pieno titolo prima ancora che la legge lo riconoscesse.
È morta come aveva vissuto, offrendo aiuto a chi ne aveva bisogno, in un gesto che riassume tutta la sua idea di madre cittadina.















