Le cose migliori e più belle non possono essere né viste né udite, ma sentite nel cuore.
Helen Keller è stata la prima persona non vedente a ottenere una laurea negli Stati Uniti.
Scrittrice affermata, attivista politica, infaticabile pioniera dei diritti delle donne, del controllo delle nascite e di molte battaglie civili che l’hanno portata a incontrare capi di stato e personalità di tutto il mondo, è stata l’esempio vivente di come si potesse trasformare un ostacolo apparentemente insormontabile in un “bene meraviglioso”.
Nata il 27 giugno 1880 a Tuscumbia, in Alabama, era stata resa non udente e non vedente a diciannove mesi da una malattia che oggi si ritiene fosse meningite o scarlattina. Da piccola cresceva viziata e selvaggia nella tenuta dei genitori, era una bambina acuta, ma la sua relazione con il mondo era limitata a pochi segni che solo la figlia della cuoca capiva, oltre a mugolii che la famiglia si sforzava di interpretare, e alle conseguenti crisi di rabbia per non essere compresa. L’ostinato rifiuto della madre di rinchiuderla in un istituto che l’avrebbe affiancata a malati mentali di ogni genere portò ad assumere un’educatrice personale. A guidarla verso la luce fu Anne Sullivan, che nel marzo del 1887, non ancora ventunenne, entrò nella sua vita e le restò accanto per quasi cinquant’anni, fino alla propria morte.
“Nell’immobile buio in cui vivevo non esisteva tenerezza, ma solo odio e collera,” avrebbe scritto Keller. “Prima che la mia educazione cominciasse ero come una nave prigioniera di una nebbia fitta come una tangibile bianca oscurità, che si dirige a tastoni verso la riva; sola, non avevo compassi e bussole per calcolare a che distanza si trovasse la riva.”
Anne Sullivan era ipovedente per un’infiammazione batterica contratta da bambina e aveva imparato il linguaggio tattile alla Perkins School for the Blind, dove si era diplomata come migliore studentessa del proprio corso. Armata di una ferma pazienza, le aveva insegnato a sillabare nel palmo della mano iniziando un lungo cammino che l’avrebbe portata a un traguardo incredibile.
Helen Keller imparò a riprodurre il segnale e a rimandarlo. Appena fu in grado di sillabare un certo numero di parole, l’insegnante le insegnò a leggere dandole delle strisce di cartone su cui quelle parole erano scritte in lettere in rilievo così da farle comprendere che ogni parola stampata corrispondeva a un oggetto, e con una cornice in cui inserire le strisce cominciò a costruire le prime frasi.
La sua sete di apprendere la portò a imparare il francese e il latino, e infine a iscriversi all’università, nonostante l’opposizione dei genitori. Con Anne Sullivan sempre al suo fianco, che le traduceva con infinita pazienza nel linguaggio tattile le lezioni di letteratura, di filosofia e tutto ciò che dicevano i professori del Radcliffe College — il corrispettivo femminile di Harvard — sostenne gli esami fino alla laurea in lettere, ottenuta con lode nel 1904: era la prima persona non vedente a raggiungere quel traguardo.
Fin da bambina, i suoi progressi avevano attirato l’attenzione di molte personalità. Mark Twain era tra i suoi ammiratori, e l’aveva presentata al magnate della Standard Oil Henry Huttleston Rogers, che le pagò tutti gli studi.
Incontrò tutti i presidenti statunitensi, da Grover Cleveland a Woodrow Wilson fino a Lyndon B. Johnson; per lei cantò Enrico Caruso, che la strinse a sé per comunicarle direttamente le vibrazioni della propria voce; il violinista Heifetz suonò per lei, che “ascoltava” la musica ponendo le mani sullo strumento, mentre per farle “sentire” un’opera diretta da Arturo Toscanini la fecero sedere su una pedana di legno che le trasmetteva ogni vibrazione.
Pubblicando i propri libri — La storia della mia vita, Ottimismo, Il mondo in cui vivo, La mia religione, tra gli oltre dodici volumi che avrebbe scritto nel corso della vita — diventò amica di Eleanor Roosevelt, Charlie Chaplin, John Rockefeller, Albert Einstein e Mary Pickford.
Accesa pacifista, si oppose alla Prima guerra mondiale, difese la causa dei lavoratori, aderì al sindacato Industrial Workers of the World e al Socialist Party of America, e fu tra i primi membri dell’American Civil Liberties Union, oltre che instancabile sostenitrice del diritto di voto delle donne.
Le sue posizioni non furono però sempre lineari, né sempre condivisibili. Nel 1915 prese pubblicamente le difese del medico Harry Haiselden, che aveva lasciato morire il piccolo John Bollinger, nato con gravi malformazioni, rifiutandosi di operarlo: in un saggio pubblicato su «The New Republic», Keller sostenne la decisione del medico in nome di argomentazioni vicine all’eugenetica, mettendosi in contrasto con altre attiviste dell’epoca, tra cui Jane Addams, che definì pubblicamente quella scelta una violazione della legge morale più alta, quella di salvare ogni vita che si potesse salvare.
Nel 1924 Helen Keller cominciò a dedicare ogni minuto della propria esistenza al riscatto delle persone non vedenti e non udenti, prima negli Stati Uniti e poi in tutto il mondo. Viaggiò in lungo e in largo, incontrando leader mondiali come Winston Churchill, Jawaharlal Nehru e Golda Meir, organizzò manifestazioni, conferenze e incontri, scrisse libri e articoli per far conoscere la propria esperienza, e si lanciò in una campagna perché negli Stati Uniti venissero creati centri di riabilitazione capaci di garantire un’educazione scolastica a chiunque, battendosi nel resto del mondo perché i testi in Braille avessero criteri unici.
Nel 1948 fu mandata in Giappone come prima ambasciatrice di buona volontà d’America.
Nel 1936 morì Anne Sullivan, dopo quasi cinquant’anni al suo fianco. Le succedette Polly Thomson, che già dal 1914 faceva parte della casa Keller, e che le sarebbe rimasta accanto fino alla propria morte, nel 1960.
Ovunque Helen Keller arrivasse, incoraggiava milioni di persone non vedenti. “È difficile descrivere Helen Keller” scrisse un giornalista dell’epoca. “Cieca, è come se vedesse tutto. Sorda, ode il mondo parlarle. Questa donna possiede una felicità interna da cui le viene una qualità rara: quella di rendere felice chi le sta accanto“.
Le vennero dedicati premi e riconoscimenti in tutto il mondo: aveva conquistato anche un Oscar, per il documentario sulla sua vita da cui era stato tratto, e aveva collezionato lauree honoris causa dalle più prestigiose università.
Il 14 settembre 1964 il presidente Lyndon B. Johnson le aveva conferito la Presidential Medal of Freedom, la più alta onorificenza civile degli Stati Uniti.
Nel 1962 venne girato un film sulla sua storia, Anna dei miracoli, diretto da Arthur Penn, con Anne Bancroft e Patty Duke. Entrambe le attrici vinsero l’Oscar per l’interpretazione. L’opera teatrale omonima, firmata da William Gibson, aveva già girato i teatri di tutto il mondo; in Italia, l’indimenticabile Mariangela Melato aveva dato il volto ad Anne Sullivan.
Helen Keller si è spenta nella propria casa di Arcan Ridge, in Connecticut, il primo giugno 1968, poche settimane prima del suo ottantottesimo compleanno.















