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Isotta Gervasi, dottora dei poveri e angelo in bicicletta

Isotta Gervasi, medica condotta e angelo in bicicletta

Isotta Gervasi, nel 1919, è stata la seconda donna in Italia a esercitare la professione di medico condotto.

Nata nel 1889 a Castiglione di Ravenna, fin da piccola si dedicò agli studi spinta dai suoi genitori. A quei tempi, la maggior parte delle famiglie preferiva che fossero i figli maschi a dedicarsi agli studi, e per le ragazze era più difficile accedere al mondo della cultura.

Lei stessa, in un’intervista rilasciata nel ’65, dichiarò:

Un giorno, nel tentativo di imitare gli acrobati volanti del circo, mi affidai a due corde assicurate a due rami di pioppo e piombai addosso a un contadino. Accorsi subito accanto al poveretto che non dava più segni di vita. Feci di tutto per rianimarlo: gli praticai perfino la respirazione artificiale, secondo le regole che avevo appreso dal libro di scienze. Finalmente il contadino rinvenne: era stordito e dolorante ma ebbe la forza di ringraziarmi perché mi ero presa cura di lui. Chissà, forse in quel momento scelsi di diventare medico.

Isotta Gervasi si laureò in Medicina all’Università di Bologna, e poi si specializzò in Pediatria. All’epoca in pochissime potevano studiare medicina e tutte venivano incoraggiate a scegliere questa specializzazione, ma lei preferì diventare medica condotta.

Iniziò a lavorare tra Ravenna e Cervia, dove era conosciuta come la dottoressa dei poveri o l’angelo in bicicletta.

Isotta Gervasi era famosa per la sua grande generosità, ogni giorno faceva molti chilometri in bicicletta per raggiungere i suoi assistiti e assistite.

Iniziava il giro di visite dalle persone più facoltose, che per ringraziarla le davano dei regali che lei ridistribuiva ai pazienti più poveri, che visitava dopo.

Dopo essersi sempre spostata in bici, poi in moto, alla fine degli anni Venti, acquistò una macchina, ma durante la Seconda Guerra mondiale dovette ritornare alla bicicletta, per la grande penuria di benzina.

Isotta Gervasi esercitò la sua professione durante il Fascismo, caratterizzato da un forte “dominio patriarcale”, in cui erano esclusivamente gli uomini ad occuparsi della produzione e del sostentamento della famiglia, mentre alle donne spettava la cura dei figli e il governo della casa. In questo arco di tempo, si tentò di escludere la figura femminile non solo dalla sfera politica, ma anche da quella scolastica e lavorativa. Uscire da questi rigidi schemi era per la donna, pertanto, un vero e proprio atto di ribellione.

Gli anni della guerra furono duri: lavorava a Savio, a ridosso della linea gotica, curando gratuitamente gli sfollati e i soldati di ogni nazionalità, senza risparmiarsi.

La Dottora divenne famosa anche per la sua passione per i motori e per il volo, in cui fu un’antesignana.

Vinse alcune gare in motocicletta e in auto e fu la prima donna ravennate a provare l’emozione del volo: nel 1918 chiese all’aviatore Giovanni Widemer di permetterle di provare l’ebbrezza di salire in alto, nel cielo.

Isotta Gervasi si distingueva anche per la sua grande cultura. Molto nota è la sua amicizia con la grande Grazia Deledda, premio Nobel per la Letteratura nel 1926, che conobbe perché la scrittrice era solita trascorrere le vacanze a Cervia.

Questa amicizia produsse un bellissimo ritratto della dottoressa, un elzeviro pubblicato su «Il Corriere della Sera» nel 1935 dal titolo Agosto felice, un inno alla sua meravigliosa persona:

«Se poi da Ravenna arriva con la sua macchina da traguardo la Dottoressa, bisogna quasi far festa alla malattia, come ad un’ospite ingrata che sappiamo di dover fra qualche ora congedare. La Dottoressa è bella, elegante; alla sera si trasforma come la fata Melusina, coi suoi vestiti e i suoi gioielli sfolgoranti, e gli occhi e i denti più sfolgoranti ancora: ma fata lo è anche davanti al letto del malato, sia un principe o un operaio, al quale, oltre alle sue cure sapientissime, regala generosamente bottiglie di vino antico e polli e fiori. Il suo nome è Isotta.»

Nel 1963 la città di Cervia le assegnò il “Premio della bontà. Notte di Natale”, in segno di stima per il suo costante impegno. Successivamente, nel 1965, Isotta Gervasi fu la prima donna premiata, quale “esempio magnifico di altruismo che onora altamente la professione del medico”, con il conferimento del “Premio Missione del Medico” della Fondazione “Carlo Erba”.

Questo riconoscimento le diede fama a livello nazionale, la stampa italiana iniziò ad interessarsi alla sua figura, dopo aver scoperto che in Romagna lavorava una donna medico condotto fin dal 1919. Le fu dedicata l’intera copertina di un numero della rivista “Tempo Medico”, firmata da Guido Crepax.

Tanta popolarità mise in imbarazzo l’ormai anziana dottoressa, che era sempre stata schiva e riservata, e che si mostrò quasi infastidita da tanta attenzione pubblica.

Fino al 1966 Isotta Gervasi continuò ad abitare e a lavorare a Cervia. Morì nel 1967, a Modena.

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