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Legacy Russell e il Glitch Feminism

Legacy Russell

Legacy Russell scrittrice e curatrice statunitense è l’autrice di Glitch Feminism: A Manifesto, del 2020.

Nata e cresciuta a New York, è direttrice esecutiva  di The Kitchen, importante spazio creativo multidisciplinare, nato nel 1971, che offre la possibilità alle nuove generazioni di artisti di farsi conoscere e esporre. 

È figlia del fotografo e tecnologo Ernest Russell e di Kamala Mottl, gerontologa, e pronipote di Nolle Smith, cowboy nero, ingegnere e statista delle Hawaii.

Si è laureata in Storia dell’Arte e Cultura Visiva alla Goldsmiths, University of London. 

Il suo lavoro accademico, curatoriale e creativo si concentra su genere, performance, selfdom digitale, internet e rituali dei nuovi media. 

Nel 2012 ha elaborato per la prima volta il concetto di glitch feminism, come strumento per re-immaginare il mondo. Si tratta di un femminismo profondamente digitale, che vede il cyberspazio come “una stanza tutta per sé” in cui esplorare e espandere la propria identità e liberarsi dal binarismo di genere spesso opprimente per la vita di molte persone che non vi si riconoscono. Superando il significato tendenzialmente negativo di glitch, che normalmente indica un errore, un’anomalia, una disfunzione tecnologica, si è riappropriata del termine, interpretandolo come “un moto di liberazione, un movimento in cui immergersi per demolire i limiti che definiscono il genere, la razza e l’identità sessuale”.

Nel 2013, da queste riflessioni è nato un manifesto che spazia dalla teoria femminista alla critica artistica contemporanea. Adottato poi da molti artisti e artiste in tutto il mondo, ha provocato dibattiti, panel fino a sfociare in un libro.

Ha lavorato al Metropolitan Museum of Art, al Whitney Museum of Art, al Brooklyn Museum e al CREATIVE TIME. È stata curatrice allo Studio Museum di Harlem dal 2018 al 2021. Collabora anche a BOMB Magazine. 

Legacy Russell scrive di arte, genere, razza e tecnologia, in particolare quando si intersecano con le storie della cybercultura. 

“Glitch Feminism è un grido di battaglia, una ripresa del cyberfemminismo orientata a includere e mettere in luce le molte voci queer e non bianche che nella loro pratica vivono il fantastico potenziale di un femminismo digitale invischiato: l’errore” ha scritto Forbes.

Il libro è centrato su alcune domande legate a cosa sia l’arte e a chi sia e non sia resa visibile, attraverso internet e la cultura digitale. Un modo per riassegnare spazi e voci al cyber femminismo che precedentemente era appannaggio di sole donne bianche.

Il suo secondo libro, Black Meme, esplora l’impatto della vita delle persone nere e della loro morte sociale, sulle concezioni contemporanee della viralità nell’era digitale. Ha ricevuto un Creative Capital Award nel 2021. 

Questo progetto è nato per porre domande sui modi in cui la storia può essere scritta per noi, da noi. Volevo fare qualcosa che potesse vivere sia come un invito all’azione che come un programma, riunendo pensatorə di generazioni diverse in uno spazio, ma parlando come un coro, proponendo un’idea di cosa può essere il corpo. Creare nuovi tipi di comunità, nuovi termini di rappresentazione.

 

#unadonnalgiorno

 

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