Sono una persona che corre, o vorrebbe correre, nella vita degli altri per aiutarli a poter avere una vita migliore. Quella vita che io ho e che loro non hanno.
Lorena Fornasir è una psicologa clinica e psicoterapeuta italiana.
Dal 2015 si dedica, insieme al marito Gian Andrea Franchi, all’assistenza dei migranti in transito lungo la rotta balcanica. È diventata un simbolo di quella che lei stessa definisce la “cura dei corpi disumanizzati“.
Nata a Pordenone nel 1955, si è laureata in psicologia clinica e psicoterapia, specializzandosi in genitorialità adottiva e infanzia abbandonata. Per anni, ha diretto l’Area Provinciale delle Adozioni dell’Azienda Sanitaria di Pordenone, ed era stata supervisora dell’Area di Accoglienza Familiare dell’associazione l’Arcobaleno.
Trasferitasi a Trieste insieme al marito Gian Andrea Franchi, professore di filosofia in pensione, è diventata giudice onorario per le adozioni presso il tribunale cittadino.
Nel 2015, durante la crisi migratoria che ha portato numerosi profughi a percorrere la rotta balcanica, Trieste è diventata uno dei principali punti di arrivo. Lorena Fornasir e suo marito hanno scelto di scendere ogni sera in strada, prima a Pordenone, poi a Trieste, per prestare le prime cure alle persone migranti in arrivo. Hanno allestito un piccolo presidio medico fuori dalla stazione ferroviaria della città, dove hanno curato soprattutto i piedi feriti di chi era appena riuscito a superare il confine con la Croazia dopo il cosiddetto “game“, il tentativo, spesso ripetuto più volte, di attraversare illegalmente le frontiere europee.
Sono stati in Bosnia una ventina di volte, portando medicine, sacchi a pelo e scarpe alle persone bloccate lungo la rotta.
Nel 2019 hanno fondato l’associazione di volontariato Linea d’Ombra ODV, per coordinare l’aiuto medico, psicologico e legale alle persone migranti.
Ogni sera Lorena Fornasir porta con sé un lenzuolo bianco, che usa prima per medicare le ferite e poi, verso il tramonto, per ricamare a mano i nomi delle persone morte lungo la rotta balcanica. Sono spesso gli stessi ragazzi in transito ad aiutarla, scrivendo i nomi dei compagni perduti.
Nel febbraio 2021, la procura di Trieste ha accusato lei e il marito di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, dopo che avevano ospitato gratuitamente in casa propria, in una fredda sera d’inverno, una famiglia curda con bambini. Le accuse sono state archiviate nel luglio dello stesso anno. Lorena Fornasir ha proseguito il suo impegno senza interruzioni, girando l’Italia nei fine settimana per raccontare l’esperienza di Linea d’Ombra.
Ha raccontato di ispirarsi ai propri genitori, entrambi partigiani, definendo il proprio impegno di oggi “ancora Resistenza“.
La cura, per Lorena Fornasir, non è mai stata un’attività a parte dalla politica, ma la sua forma più concreta.
Il nostro è un atto politico. E anche un atto d’amore.















