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Awa Fall

Awa Fall

In un primo momento sono stata affascinata dalle melodie. Poi, quando ho iniziato a capire i testi in inglese, ho deciso che quella sarebbe stata la mia musica. Le mie canzoni sono di denuncia sociale. Si dice che l’ignoranza sia la causa di tutti i mali, e noi artisti abbiamo la responsabilità di comunicare qualcosa che i media e le istituzioni nascondono. Fare canzoni d’amore non è la mia priorità, il mio obiettivo è essere la voce del popolo.

Sista Awa, all’anagrafe Awa Fall è una giovane e fulgida stella della scena reggae e della black music internazionale.

È l’esempio della tenacia delle nuove generazioni che, nonostante vivano in questa Italia bigotta e razzista, riescano comunque a essere anni luce davanti a noi.

Classe 1996, ha cominciato a girare l’Europa appena maggiorenne, facendo una media di 100 concerti l’anno e esibendosi in tutti i più importanti festival come il Rototom Sunsplash in Spagna, Overjam, Dub Gathering, Dub Camp fino all’Africa Day organizzato dal Women’s Committee della FAO. Ha suonato in Francia, Germania, Inghilterra, Spagna, Ungheria, Polonia e in molti altri paesi.

Considerata una star internazionale, anche se è prodotta da un’etichetta austriaca, è nata e cresciuta in provincia di Bergamo da madre italiana e padre senegalese.

Era una ragazzina timida, ma l’amore per la musica le ha fatto fuoriuscire la grinta che adesso mostra spavalda. Un grande merito spetta a sua zia, sua mentore, Valentina Benaglia, attualmente nel gruppo La Mala Leche, che ha avuto un’enorme influenza nella formazione del suo percorso musicale e nella sua scelta di voler diventare una voce per il popolo, di fare canzoni di denuncia, che parlino di lotta, di rivendicazione e empowerment.

Hanno iniziato a suonare insieme quando Awa Fall aveva appena 14 anni. A diciotto aveva già un disco alle spalle e molte date all’estero, quando è andata in Senegal per conoscere l’altra parte delle sue origini, a incontrare la nuova famiglia del padre, i suoi nonni, ha imparato un po’ di wolof e si è riconnessa con una parte della sua storia che non conosceva abbastanza.

L’imprinting musicale di Awa Fall ha il ritmo delle canzoni di Bob Marley. Recentemente si sta cimentando con altri generi della black music, sperimentando anche testi in italiano, ma la sua identità appartiene senza dubbio alla cultura reggae.

Con la sua musica e le sue canzoni, vuole comunicare a ragazze e ragazzi di oggi che non devono avere paura di essere loro stessi, che si deve propagare l’amore e superare le diseguaglianze. Cerca di dare voce a chi non può parlare, come dice nella sua canzone Be different, “We can make the difference my people!”

Considerata una delle voci reggae più interessanti, scrive canzoni di denuncia sociale. Il suo ultimo lavoro è Music Uniters, risultato del lockdown per  Covid-19, sette canzoni di produttori diversi, per combattere la solitudine provocata dalla distanza è riuscita a mettere su una rete di musicisti.

Un talento straordinario, forte, potente, denuncia da tempo la discriminazione nella discografia italiana, speriamo soltanto di non lasciarci sfuggire la nostra più interessante musicista black.

 

#unadonnalgiorno

 

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