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Mary Jackson la prima ingegnera nera alla NASA

Mary Jackson la prima ingegnera nera alla NASA

Mary Jackson è stata la prima ingegnera afroamericana a lavorare per l’agenzia spaziale statunitense.

Il suo contributo fu fondamentale per raggiungere il traguardo storico dell’allunaggio.

La vicenda umana e la carriera scientifica di Mary Jackson hanno come sfondo il periodo del segregazionismo americano, periodo in cui le leggi americane non consentivano ai neri di vivere insieme ai bianchi: uffici, bagni, bus rigorosamente separati.

Mary Winston-Jackson nacque il 9 aprile 1921 a Hampton in Virginia. Ha frequentato le scuole per soli neri, si è laureata in Matematica e Fisica. Dopo la laurea ha insegnato matematica in una scuola per soli neri nel Maryland. È stata receptionist, contabile e poi segretaria dell’esercito. Nel 1951 viene assunta al Langley Memorial Aeronautical Laboratory, nella sezione “segregata” del West Area Computing nel gruppo supervisionato da Dorothy Vaughan.

Nonostante l’Executive Order 8802 del presidente Franklin D. Roosevelt proibiva le discriminazioni nelle industrie della difesa, nel luogo di lavoro in cui operava Mary Jackson la segregazione era molto forte.

Ha preso parte agli esperimenti nel Supersonic Pressure Tunnel, dove i modelli venivano testati in una galleria del vento con velocità che oltrepassavano quella del suono.

All’epoca era una matematica, il suo capo le suggerì di seguire un percorso di aggiornamento che le avrebbe consentito di diventare ingegnera. I tirocinanti dovevano laurearsi in corsi post-lavoro gestiti dall’Università della Virginia nella quale vigeva la segregazione razziale.

Mary Jackson ebbe un permesso speciale per poter seguire i corsi insieme agli studenti bianchi. Nel 1958 è diventata la prima ingegnera della NASA. Nello stesso anno, firma come coautrice il suo primo lavoro intitolato Effects of Nose Angle and Mach Number on Transition on Cones at Supersonic Speeds.

Ebbe una brillante carriera, specializzandosi in studi sullo “strato limite di quantità di moto”. Nonostante la sua produttività e i suoi successi, non ottenne promozioni.

Nel 1979 decise di abbandonare la carriera di ingegnera e lavorò nel settore amministrativo delle risorse umane con l’obiettivo di diventare specialista nel campo delle pari opportunità. Divenne Federal Women’s Program Manager e Affirmative Action Program Manager. Da quel momento, fino alla sua pensione nel 1985, ha aiutato altre donne a avanzare nella carriera, seguendole, consigliandole negli studi per aumentare le possibilità di promozione.

Mary Winston-Jackson è morta l’11 febbraio 2005, a 83 anni.

Nella sua carriera ha ricevuto diverse onorificenze tra cui l’Apollo Group Achievement Award e la nomina nel 1976 a Langley’s Volunteer of the Year. Ha prestato servizio in numerose associazioni e comitati tra cui le Girl Scouts of America, ha ricevuto onorificenze da varie organizzazioni umanitarie. Ha fatto parte della National Technical Association, l’associazione di tecnici afroamericani più antica degli Stati Uniti.

Nella vita di Mary Winston-Jackson il carattere appassionato della ricercatrice si è fuso con lo spirito di servizio. Segnata dalla discriminazione razziale, è riuscita a riscattare sé stessa e migliaia di donne scienziate lottando con coraggio e determinazione, facendo leva sulle sue capacità intellettuali e sulla sua competenza professionale.

Non si è limitata a raggiungere obiettivi personali ma si è battuta con generosità per cambiare l’ambiente in cui lavorava, per migliorare la vita di tante e tanti altri.

La NASA ha recentemente scelto di intitolarle il quartiere generale di Washington.

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