scienzastoria

Mileva Marić

Mileva Marić fisica serba

Mileva Marić è stata una fisica serba, prima donna a  studiare la materia al Politecnico di Zurigo. È stata la prima moglie di Albert Einstein, di cui ha partecipato alla stesura dei lavori sulla teoria della relatività.

Nacque a Titel il il 19 dicembre 1875 con un difetto congenito all’anca sinistra che la fece zoppicare tutta la vita. La sua era una famiglia possidente, il padre era un ufficiale che, per motivi di lavoro li fece trasferire varie volte.

La piccola Mileva dimostrò da subito una grande intelligenza e molti interessi variegati. A scuola era un’alunna modello e il suo enorme talento per la matematica non tardò a manifestarsi.

Frequentò il Ginnasio Reale Serbo di Šabac, che era una delle poche scuole nel paese a garantire pari diritti nell’educazione dei maschi come delle femmine. Iniziò a studiare il francese, che divenne, dopo il serbo e il tedesco, la lingua che conosceva e parlava meglio. Successivamente, sempre a causa del lavoro del padre, la famiglia si spostò a Zagabria dove, nonostante la sua brillante carriera scolastica, riuscì a proseguire gli studi soltanto grazie all’intervento del genitore presso il Ministero della Cultura per farla ammettere al Grande Ginnasio Reale maschile di Zagabria. Nell’anno scolastico 1892/1893 fu una delle prime ragazze a sedere alla pari con i colleghi maschi in un istituto superiore.

Dopo il diploma si trasferì in Svizzera, dove le università accoglievano anche le donne e, nel 1896, superò con successo l’esame di ammissione al Politecnico di Zurigo. Entrò nella sezione VIA del dipartimento di matematica e fisica assieme a altri quattro ragazzi, tra i quali c’era anche Albert Einstein.  Era l’unica donna presente, la quinta fino ad allora a prendere parte a tale ciclo di studi dalla fondazione del politecnico.

L’anno successivo trascorse un semestre in Germania, all’Università di Heidelberg, uno degli atenei più prestigiosi d’Europa, perché riteneva che nel programma di studi dell’ateneo di Zurigo c’erano troppo poche ore dedicate alla fisica. Ma lì le donne non godevano degli stessi diritti degli uomini, e venne ammessa solo come uditrice per il semestre invernale, senza poter sostenere esami o ricevere certificati.

Nel febbraio del 1898 fece ritorno a Zurigo dove continuò a seguire i corsi col collega Albert Einstein con cui nacque una storia d’amore. 

Ciò che più la affascinava era la teoria della cinetica dei gas, furono le sue ricerche in questo campo a integrarsi con le idee e ipotesi del famoso fisico nel 1905. Questo ha fatto supporre che Mileva Marić avesse avuto un ruolo tutt’altro che secondario nelle nuove concezioni del marito che, però, non la nominò mai pubblicamente. Ma la cosa non sorprende affatto, le discipline scientifiche, all’epoca e per molti anni a venire, non erano considerate “adatte” per le donne che, in molti paesi d’Europa, erano totalmente escluse dall’università. E, molto probabilmente, a lei non passò proprio in mente di reclamare il suo nome nelle pubblicazioni, come allo scienziato di citarla.

Non riuscì a superare le prove degli esami finali al Politecnico e ci riprovò l’anno seguente, quando la sua gravidanza era in stato inoltrato, cosa giudicata negativamente dalla bigotta commissione esaminatrice.

Impossibilitata dalle convenzioni e dai pregiudizi a diventare la moglie di Einstein, Mileva Marić si trovò costretta a partorire di nascosto e affidare la figlia appena nata a una nutrice. Fece ritorno in Svizzera e il 6 gennaio 1903 si sposò con Albert Einstein, dopo che il padre di lui, ostile al matrimonio, fu morto. Del destino della bambina non si seppe più niente.

Mileva Marić mise la sua intelligenza al servizio del marito che in quegli anni era un semplice impiegato statale il cui tempo da dedicare alla scienza era ridotto. Fu lei a occuparsi delle ricerche che lui non aveva modo di fare. Fu il periodo più felice della loro vita coniugale, in cui nacquero le opere fondamentali dello scienziato sulla teoria della relatività, con le quali mise in discussione i fondamenti della meccanica.

Nel 1904 diede alla luce il secondo figlio, Hans Albert  e sei anni dopo il terzo, Eduard. Quando Einstein divenne docente di fisica dell’Università di Praga, vi si trasferirono. La vita sociale e economica di Mileva Marić era in uno stato di totale dipendenza da quella del coniuge la cui popolarità continuava ad aumentare. Era un ospite sempre più ricercato dai vari circoli culturali e scientifici europei, ai quali, gradualmente la escluse del tutto. Nel 1912 tornarono a Zurigo dove Einstein divenne docente di teoria della fisica al Politecnico.

Dal 1912 si trasferirono ancora in Germania e l’uomo iniziò una relazione extraconiugale con sua cugina Elsa Löwenthal. Il 29 luglio 1914 Milena tornò a Zurigo, mentre il marito rimase a Berlino.

Il 14 febbraio 1919 il loro divorzio fu dichiarato ufficiale.

Furono anni di lutti e indigenze economiche fino a quando, nel 1921 Einstein vinse il Premio Nobel e col contributo economico comprò un edificio per la famiglia e aprì un conto bancario intestato alla prima moglie che poteva, però, disporre solo di una percentuale, per il resto avrebbe sempre avuto bisogno del suo placet.

Il figlio maggiore diventò ingegnere mentre il più giovane si ammalò di schizofrenia.

Gli ultimi anni di Mileva Marić furono un susseguirsi di lutti, preoccupazioni per la salute del figlio, problemi burocratici e finanziari, incombenze di vario genere e problemi di salute.

Il 3 ottobre 1933 Albert Einstein, dopo aver riconsegnato il passaporto tedesco a causa delle discriminazioni perpetrate dai nazisti di Adolf Hitler, lasciò l’Europa per stabilirsi negli Stati Uniti, dove  venne raggiunto dal primo figlio. Mileva Marić rimase da sola a Zurigo a occuparsi del figlio minore di cui temeva le sorti per l’avanzata del Reich.

Dal novembre del 1944 riprese i contatti interrotti, a causa della guerra con gli Stati Uniti. Verso la fine del 1946 le condizioni psichiche del figlio Eduard peggiorarono e venne ricoverato in una clinica.

Qualche tempo dopo, Mileva Marić fu colpita da un ictus e dichiarata incapace di intendere e di volere.

Morì il 4 agosto 1948 a Zurigo, aveva 73 anni.

Diversi studi propendono a favore della tesi che il suo intervento sia stato di importanza determinante per la ricerca e la pubblicazione delle teorie del marito nel campo della fisica. Lei era tenace e sistematica, mentre lui discontinuo e ricco di idee. Col loro diverso modo di lavorare si compensavano. Era noto che il fisico avesse difficoltà con la matematica materia su cui lei era fortissima e che, ai tempi dell’università gli correggeva gli appunti. Non è un caso che, dopo la loro separazione, lui venne sempre aiutato da esperti in matematica. Inoltre, spesso lo stesso Einstein citava la moglie come sua indispensabile collaboratrice nello sviluppo delle sue teorie e nella risoluzione di problemi legati alla matematica. Altre possibili conferme deriverebbero dalle dichiarazioni di un fisico sovietico che sostenne di aver letto dei testi originali, andati perduti, del fisico firmati Einstein-Marity (traduzione ungherese di Maric).

Del resto quando lo scienziato ottenne il premio Nobel diede tutto il denaro ricavato a Mileva, forse un riconoscimento privato per la sua collaborazione passata.

Fatto sta che il nome di questa donna, brillante mente e sicuramente fondamentale supporto al lavoro del fisico più famoso di tutti i tempi, non è mai stato inserito in nessuna pubblicazione e la scienza, come la storia, l’ha occultata completamente.

#unadonnalgiorno

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