Noi palestinesi abbiamo sempre speranza.
Sama’ Abdulhadi è la dj e produttrice musicale palestinese, conosciuta come la “regina della scena techno palestinese“.
È nata in Giordania nel 1990, in una famiglia costretta all’esilio dalla Palestina dopo che sua nonna, Issam Abdulhadi, attivista per i diritti delle donne palestinesi, aveva organizzato un sit-in e uno sciopero della fame nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme, nel 1969. È cresciuta tra la Giordania e Ramallah, in Cisgiordania. A tredici anni, durante la Seconda Intifada, l’esercito israeliano ha occupato il palazzo in cui viveva a Ramallah, tenendo lei e la sua famiglia bloccate sul tetto.
Da bambina ha praticato sport e danza dabka, oltre a breakdance e hip-hop. Da adolescente si è avvicinata prima al rap e al rock, poi alla musica techno.
Ha iniziato a suonare come dj nel 2006.
La sua carriera professionale è iniziata al Cairo nel 2012, dove ha lavorato come audio engineer, music producer e sound designer per il cinema. Ha vissuto anche a Beirut, dove si è formata nella scena techno locale. Nel 2016 ha fondato Awyav, la prima agenzia di booking dedicata ad artisti e produttori indipendenti del mondo arabo.
Nel 2018 ha registrato un set per Boiler Room a Ramallah, diventato virale con oltre sette milioni di visualizzazioni, arrivate a superare i tredici milioni entro il 2024. Da quel momento le richieste di ingaggio sono passate da venti al mese a quaranta in un solo giorno.
Il 26 dicembre 2020 ha suonato in un evento in streaming per la piattaforma Beatport, al sito storico di Maqam Nabi Musa, in Cisgiordania, venerato come tomba del profeta Mosè, con un permesso scritto del Ministero del Turismo palestinese. L’evento è stato interrotto da un gruppo di persone indignate dalle immagini circolate sui social network; l’Autorità Nazionale Palestinese l’ha arrestata insieme ad altre persone presenti, trattenendola otto giorni in un carcere di Gerico, con l’accusa di aver profanato un luogo sacro. Ha rischiato fino a due anni di carcere. Una petizione per il suo rilascio ha raccolto oltre centomila firme, con la solidarietà di artisti come Roger Waters. È stata rilasciata su cauzione il 3 gennaio 2021; la data del processo è stata rinviata tre volte.
Nel 2022 avrebbe dovuto curare il Palestine Music Expo, poi cancellato per l’instabilità politica; ha suonato comunque in festival internazionali come Coachella, Glastonbury e Primavera Sound.
Nel 2023 ha tenuto una residenza di un mese al club londinese Phonox, ha lanciato la piattaforma musicale indipendente Resilience e ha pubblicato la compilation “Fabric Presents Sama’ Abdulhadi”. Oggi vive a Parigi, dopo aver abitato al Cairo e a Londra, e continua a esibirsi in tutto il mondo portando la musica palestinese fuori dai confini del conflitto che l’ha sempre accompagnata.
Sama’ Abdulhadi ha trasformato un tetto dove l’hanno tenuta prigioniera da bambina in un palco da cui oggi fa ballare il mondo intero.
Nessun colonialismo o ingiustizia durano all’infinito. Combatteremo per sempre per la nostra libertà.















