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Stella Jean, una moda contaminata e sostenibile

stella Jean stilista inclusiva e sostenibile

Non è più possibile stare in silenzio, non è possibile che i miei figli subiscano le stesse minacce che ho subito io da ragazza. Tutti loro meritano la cittadinanza, lo ius soli. È assurdo che non abbiano tutti i diritti, eppure parlano romano, sono figli di questa città e di questo Paese. Le prove per avere la cittadinanza prevedono di sapere a memoria articoli della Costituzione, ma vorrei chiedere quanti italiani la sanno a memoria. Io invece vi posso dire che proprio quella Costituzione figlia della Resistenza, della sofferenza dei padri fondatori e del popolo italiani, garantisce la libertà e l’uguaglianza di tutti i cittadini.

Stella Jean è una stilista italiana di madre haitiana, le sue creazioni nascono all’insegna del multiculturalismo, sostenibilità e tracciabilità etica della filiera.

La sua moda è la dimostrazione che fondersi non vuol dire perdersi, ma convivere in armonia nella diversità.

Metà del mio dna viene da un paese che ha subito una colonizzazione forte, ma è riuscito a mantenere viva la sua parte nera, africana. Anche se nel fondersi si cede sempre qualcosa e si cambia. Le frontiere invalicabili sono quelle della mente.

Stella Jean ha vinto il concorso di AltaRoma e Vogue Italia, Who’s on next? che lancia nuovi talenti ed è accreditata a livello internazionale. Il primo a credere su di lei è stato Giorgio Armani che nel 2013 l’ha fatta sfilare nell’Armani/Teatro.

La sua griffe viene venduta nei più importanti negozi del mondo. Ogni sua collezione è il risultato della costruzione di un ponte culturale tra il design italiano e gli artigiani di un paese in via di sviluppo o a basso reddito, come Perù, Haiti, Burkina Faso, Mali e altri in Sud America, Africa e Asia.

Ella stessa va in campo in missione e, dopo un primo periodo di incontro e ricerca delle varie abilità autoctone, molte delle quali si stanno estinguendo, studia insieme agli artigiani locali, come sviluppare un prodotto moda-tessile-accessorio che combina l’ospite artigianato tradizionale del paese con il design italiano.

Niente su di loro senza di loro“: la riattivazione del know how genera nelle popolazioni locali un senso di autosufficienza, derivante dalla creazione diretta di occupazione, dalle imprese e dalla formazione legate a queste competenze e risorse culturali recuperate. La sua attività ha l’obiettivo di opporsi a un welfare assistenzialista che finora si è rivelato inefficiente.

La filosofia della moda di Stella Jean: è una contaminazione e un’integrazione, non è carità ma lavoro, una cooperazione internazionale che mira a promuovere il patrimonio culturale come fattore abilitante e motore dello sviluppo sostenibile.

La sua moda è folk, colorata, con echi creoli e africani, in una parola, contaminata.

Nell’ultima sfilata, a Milano nel 2019 ha dato la ribalta agli incredibili ricami realizzati a mano dalle donne della comunità Kalash a nord-est del Pakistan, vicino al confine con l’Afghanistan: per la prima volta nella storia le queste donne hanno ricamato i loro motivi tradizionali per un pubblico internazionale.

Stella Jean rappresenta un punto di intersezione tra due culture molto differenti tra loro. La moda il suo strumento intesa come un potente megafono internazionale che consente alla bellezza di creare un canale di contaminazione integrazionista.

Sostiene che gli abiti, in alcuni casi, possono parlare più forte e in modo più incisivo rispetto a molte parole. L’incontro delle culture e la relativa inclusione sono oggi una scelta imprescindibile.

È passato il momento in cui si potrebbe decidere se trattare con altri diversi da noi; gli altri sono già parte di noi. Io sono un esempio. E penso che sia chiaro che sono irreversibile.

#unadonnalgiorno

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