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Zelda Sayre

Zelda Sayre

Non voglio vivere, voglio prima amare, e vivere solo di conseguenza.

Zelda Sayre, scrittrice, pittrice e ballerina statunitense, icona dei Roaring Twenties, viene considerata la prima flapper della storia.

È stata una donna che ha fatto moda, ha ispirato, ha scandalizzato ed è stata segregata quando considerata troppo scomoda.

Nata il 24 luglio 1900 a Montgomery, in Alabama, era l’ultima di una numerosa famiglia conservatrice e benestante. Energica, viziata e vivacissima, fin da piccola aveva mostrato una spiccata passione per la danza, in particolare per il charleston, per le lezioni di ballo, per il nuoto, che a quanto si diceva praticava a volte senza costume, e più di ogni altra cosa per le feste. Incurante di proteggere la reputazione della famiglia, infrangeva sistematicamente le regole imposte alle ragazze del suo ambiente. Amava anche scrivere e aveva ricevuto un piccolo riconoscimento letterario per il racconto The Iceberg.

Nel luglio 1918, a un ballo organizzato nella sua città natale, aveva conosciuto Francis Scott Fitzgerald, allora giovane tenente di fanteria e aspirante scrittore che l’aveva subito corteggiata per lettera. Da quella prima fase della loro storia, il celebre scrittore, aveva tratto ispirazione per Il grande Gatsby, il racconto di un giovane soldato innamorato di una ragazza dell’alta società.

I due si erano sposati alla fine del 1920, poco dopo il successo del primo romanzo di lui, Di qua dal Paradiso.

La vita sregolata della coppia, tra eccessi e comportamenti anticonformisti, li aveva resi il centro della vita mondana newyorchese, alimentando le opere di Fitzgerald, i cui personaggi femminili si ispiravano sempre alla moglie, che considerava la sua musa.

Anche Zelda Sayre aveva iniziato a coltivare interesse per la scrittura, recensiva libri, rilasciava interviste e aiutava il marito nella stesura dei romanzi, al punto che alcuni biografi ritengono che certi passaggi delle opere di lui derivassero in realtà da testi scritti da lei, compresi alcuni suoi diari.

Diventata un’icona di stile e un modello per le flapper, le donne moderne dai capelli corti e le gonne sopra il ginocchio, che rifiutavano il modello femminile fatto di decoro, subordinazione e modestia, le interessava solo vivere pienamente il presente, senza pensare al futuro.

Per contenere le spese di una vita sempre più dispendiosa, la coppia si era trasferita a Parigi, allora meta preferita di artiste e artisti di tutta Europa, ma lì era iniziato anche il loro declino. I due litigavano ripetutamente per questioni economiche e per le diverse relazioni extraconiugali. Sentendosi sola e trascurata, si era rifugiata in maniera pericolosa nell’abuso di alcol, seguito un periodo scandito da ricoveri ospedalieri per una grave forma di schizofrenia — diagnosi che esperti di salute mentale avrebbero poi contestato, insieme alla cura prescritta.

Nel 1932, durante uno di quei ricoveri, aveva scritto, in poche settimane, il suo unico romanzo, Save Me the Waltz (Lasciami l’ultimo valzer), che racconta di una coppia per molti versi simile alla sua, due personalità fuori dagli schemi in cui però il marito, anche grazie al proprio successo letterario, finiva per soffocare la vitalità della moglie.

Scott Fitzgerald, che stava usando lo stesso materiale biografico per il proprio romanzo Tenera è la notte, l’aveva accusata di plagio e preteso che lo rivedesse prima della pubblicazione. Il libro non aveva avuto successo e questo aveva aggravato la sua depressione. Aveva continuato a dipingere, alcuni dei quadri realizzati dentro e fuori le cliniche negli anni precedenti vennero esposti al pubblico per la prima volta nel 1934, ma l’accoglienza era stata fredda e distaccata.

I coniugi Fitzgerald non si separarono mai legalmente, pur non vivendo più insieme. Le lettere che si erano scambiati nel decennio tra il 1930 e il 1940, oggi raccolte anche in italiano nei volumi Caro Scott, carissima Zelda e La parte inventata della vita, raccontavano più il quotidiano fatto di conti da pagare, ricoveri e dell’educazione della figlia Scottie, che la leggenda pubblica della coppia, restituendo un affetto reciproco mai del tutto venuto meno, nonostante la malattia di lei, il tradimento, l’alcolismo e insoddisfazione di lui che non era riuscito a eguagliare il successo de Il grande Gatsby.

Zelda Sayre Fitzgerald si spense il 10 marzo 1948, a quarantasette anni, in un incendio divampato all’Highland Hospital, la clinica psichiatrica sull’altopiano di Asheville, in North Carolina, dove era ricoverata da tempo.

Icona di stile, musa ispiratrice, sinonimo di libertà e anticonformismo, è stata una figura di riferimento della vita culturale e mondana degli anni Venti del secolo scorso. Intelligente, eccessiva, spregiudicata, è stata, soprattutto, incompresa e difficile da gestire.

Ai tempi, alle donne con una forte personalità che manifestavano comportamenti fuori dalle regole, spesso veniva appiccicata l’etichetta di persona disturbata e riservato il ricovero in strutture psichiatriche. La reclusione era più semplice della comprensione.

Nessuno ha mai misurato, neanche i poeti, quanto possa contenere un cuore.

 

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