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Zora Neale Hurston

Zora Neale Hurston

Zora Neale Hurston è stata una scrittrice e antropologa studiosa del folclore statunitense.

Un’importante rappresentante della Harlem Renaissance, movimento di grandi fermenti creativi che coinvolse artisti di ogni genere in una crescente presa di coscienza della ricchezza dell’eredità africana.

È stata una delle prime  scrittrici a raccogliere e includere nel suo lavoro, racconti e tradizioni legate alle sue origini, ravvivando la letteratura con la forza e l’espressività del dialetto afroamericano.

Ha scritto quattro romanzi e pubblicato più di cinquanta racconti, sceneggiature teatrali e saggi. Il suo libro più famoso è I loro occhi guardavano Dio, romanzo del 1937.

Nata nel 1891 a Notasulga, in Alabama, era la sesta degli otto figli del Reverendo Battista John Hurston e dell’insegnante Lucy Ann Potts.

Quando aveva tre anni la sua famiglia si trasferì a Eatonville, una delle prime città degli Stati Uniti abitata interamente da persone afrodiscendenti, di cui suo padre divenne sindaco ricoprendo più mandati.

Era un posto in cui le persone nere vivevano libere e indipendenti dalla società bianca.

Alla morte di sua madre, il padre si era risposato e la giovane Zora venne mandata a studiare a Jacksonville dove ha sperimentato per la prima cosa significava avere il suo colore della pelle e conosciuto la segregazione razziale.
Per sostenersi lavorava come guardarobiera per una compagnia itinerante di operetta che la condusse a Baltimora, dove decise di fermarsi. Determinata a proseguire gli studi, ha frequentato la Morgan Accademy, una scuola superiore per persone afroamericane, aveva ventisei anni e per avere i requisiti necessari a iscriversi al corso, si era tolta dieci anni, dichiarando di essere nata nel 1901.
Brillante negli studi, è stata alla Howard University di Washington, per guadagnarsi da vivere faceva la manicurista in un negozio di barbiere per soli bianchi.
Grazie a una borsa di studio ha frequentato il Barnard College dove, unica studente nera, ebbe modo di condurre interessanti ricerche etnologiche con eminenti studiosi, si  era laureata in antropologia nel 1927 e nei due anni successivi è stata studente laureata alla Columbia University.

Nel 1937 venne premiata con la prestigiosa Guggenheim Fellowship per le sue ricerche. Tell Me Horse, pubblicato nel 1938, documenta i suoi studi sui rituali africani in Giamaica e sul vudù haitiano. Ha portato le sue scoperte antropologiche nel teatro, il suo varietà The Great Day venne premiato al John Golden Theatre di New York nel 1932.

Negli anni trenta ha pubblicato i primi tre romanzi: Jonah’s Gourd Vine (1934), I loro occhi guardavano Dio (1937), scritto durante il soggiorno ad Haiti e Mose, l’uomo della montagna (1939).

Negli anni quaranta le sue opere vennero pubblicate in vari periodici. Il suo ultimo romanzo, Seaph on the Suwantee, del 1948, aveva come protagonisti dei personaggi bianchi, venne pubblicato nel 1948.

Nel 1954 per il Pittsbourgh Courier ha seguito il processo per l’omicidio di Ruby McCollum, la moglie di un malvivente locale, uccisa dal suo amante, un medico bianco. ha anche contribuito a Woman in the Suwanee County Jail, libro di Willam Bradford Huie, sostenitore dei diritti civili.

Le sue opere vennero dimenticate per decenni, per ragioni culturali e politiche.

In molti disapprovavano il modo in cui si serviva del dialetto, la narrativa dialettale statunitense storicamente aveva sempre avuto una marcata caratterizzazione razziale. In realtà, essendo una studiosa di folclore si era sforzata di rappresentare il linguaggio in uso nel periodo riguardo a cui si era documentata attraverso le sue ricerche.

In disaccordo con le filosofie sostenute dalla maggior parte degli artisti del Harlem Renaissance, aveva una filosofia libertaria. Dai suoi scritti emerge scetticismo verso la religione tradizionale e affinità nei confronti dell’individualismo femminista

Era  contraria alla politica estera interventista di Roosevelt e Truman.

Quando Truman sganciò le bombe atomiche sul Giappone, lei lo definì il macellaio dell’Asia.

Gli ultimi anni della sua vita li ha passati in povertà in un ricovero a Fort Pierce, dove è morta il 28 gennaio 1960. Venne seppellita in una tomba senza nome scoperta molti anni dopo dalla scrittrice Alice Walker.

È stato propio il suo articolo In Search of Zora Neale Hurston, pubblicato nel 1975 dalla rivista Ms. Magazine, a ridestare l’interesse per le opere di Zora Neale Hurston. La sua riscoperta ha coinciso con l’emergere di autrici come Toni MorrisonMaya Angelou, i cui lavori erano incentrati sul mondo afroamericano e includevano le lotte razziali, anche se non erano il tema principale.

La città di Eatonville, che ha ispirato nelle sue opere, celebra la sua vita in un festival annuale, il Zora Neale Hurston Festival of the Arts and Humanities e la casa dove viveva è diventata un luogo di interesse storico nazionale. A Fort Pierce si celebra ogni anno la sua nascita e le è stato dedicato lo Zora Fest che dura alcuni giorni alla fine di aprile.

Dalla sua storia è stato tratto il dramma My Name is Zora e il documentario Zora Neale Hurston, Jump at the Sun

Dal suo capolavoro, I loro occhi guardavano Dio è stato tratto un film per la televisione.

Nel 2002 lo studioso Molefi Kete Asante l’ha inclusa nella lista delle 100 più grandi persone afroamericane.

 

#unadonnalgiorno

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