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Chiara Bonini, la ricercatrice che sta cambiando la storia della cura del cancro. Supercellule contro la leucemia

Chiara Bonini, la ricercatrice che sta cambiando la storia della cura del cancro.

Il lavoro di Chiara Bonini sta cambiando la storia della medicina. La sua è un’area di ricerca tra le più innovative nella lotta contro il tumore.

Col suo staff, ha sviluppato una terapia anticancro che prevede la modifica genetica di alcuni “soldati scelti” del nostro sistema immunitario per renderli in grado di riconoscere e uccidere, selettivamente, le cellule tumorali.

Il progetto si chiama TCR gene editing. Provo a spiegarlo in breve con le sue parole. Nel nostro sistema immunitario ci sono i Linfociti T, cellule una diversa dall’altra che ci difendono dalle diverse infezioni. Ogni linfocita T ha diversi recettori (TCR), sempre in coppia. E ogni coppia ci difende da un particolare aggressore, il raffreddore, l’influenza, l’otite. Le terapie geniche consistono  nell’introdurre nel sistema immunitario questi recettori artificiali.

La sua ricerca parte da uno dei rischi più grossi della terapia genica: la formazione di accoppiamenti anomali dei recettori. Prelevando dei linfociti dal paziente, si eliminano in vitro i recettori delle altre infezioni e si introducono solo quelli tumorali, in modo da avere la massima efficacia e eliminare i rischi degli accoppiamenti anomali. Il risultato finale è anche quello di evitare, nella maggioranza dei casi, le recidive.

Il progetto è nato a un convegno internazionale. Sentii la relazione di due luminari. Uno parlava della terapia genica e delle difficoltà di accoppiamento dei recettori. L’altro di una terapia dell’Hiv che prevedeva la distruzione di alcuni geni in vitro e la loro sostituzione. Pensai che forse avremmo potuto applicare la tecnica del secondo per risolvere il problema del primo. E poco dopo abbiamo aperto una linea di ricerca.

Le difficoltà sono infinite e gli investimenti molto più esigui in Italia che in qualunque altro paese industrializzato. Per fortuna, la ricerca contro il cancro ha in Italia un alleato fondamentale: l’AIRC che finanzia i progetti con un criterio puramente meritocratico.

Chiara Bonini è Chairman del Cellular Therapy and Immunolobiology Working Party della Società Europea di Trapianti di Midollo. Le sono stati proposti contratti e cattedre negli Stati Uniti, ma lei ha scelto di restare in Italia.

Per due ragioni: «La ragione “privata” – spiega – si trova in quel mal d’Italia che respiravo in America. Mi mancava questo paese, i suoi sapori, le campane, la famiglia, i miei amici. Ma il motivo più profondo, professionale, che mi ha indotto a tornare (e che mi trattiene qui ancora oggi) è che al San Raffaele mi hanno dato la possibilità di gestire in proprio un mio laboratorio, in un centro d’eccellenza, con la giusta massa critica di teste e tecnologie, necessarie per fare ricerca oggi.

Il San Raffaele, pur dopo anni difficili, è rimasto sempre uno dei centri ricerca eccellenti di questo Paese, dove il merito è l’unico criterio che conta e dove è possibile portare avanti studi di laboratorio e seguire, nello stesso tempo, i pazienti dell’ospedale.

In America la figura del physician scientist (il medico scienziato) è abbastanza comune. In Italia è raro, invece, poter unire ricerca e clinica: da noi si può.

Laureata in Medicina con lode e menzione d’onore a Milano, nel 1994, si specializza in Ematologia a Pavia. Dal ’98 al 2000, è stata a Seattle a seguire un programma di ricerca sull’Immunoterapia per i Linfomi. È Professoressa Ordinaria di Scienze Tecniche Mediche Applicate, alla Facoltà di Medicina e Chirurgia del San Raffaele di Milano e Responsabile dell’Unità di Ematologia Sperimentale. Vicedirettrice della divisione di Immunologia, Trapianti e Malattie Infettive del San Raffaele di Milano, coordina 40 unità di ricerca.

Alle future ricercatrici dico: abbiate coraggio, perseveranza e resistenza. Non tiratevi indietro alla prima difficoltà. Un buon ricercatore e ricercatrice deve avere ottime capacita logiche, grande motivazione e un tarlo fisso: quello della curiosità scientifica che non ti fa dormire finché non hai letto quell’ultima ricerca.

La sua ricerca, quando è stata resa pubblica, ha avuto le prime pagine dei giornali di mezzo mondo. Ne ha parlato il Time, il Times, la Bbc-Radio, il Guardian, l’Indipendent, il Telegraph e molti altri, anche in Giappone.

Chiara è un esempio, abbastanza raro, di ricercatrice che è riuscita a continuare la sua scoperta nel paese in cui è stata partorita. Fa parte di quella schiera di virtuosismi quasi silenti che possono cambiare le sorti dell’umanità.

A lei va un mio profondo ringraziamento per la cura e dedizione che infonde quotidianamente nel lavoro che svolge.

 

#unadonnalgiorno

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