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Ghada Amer

Ghada Amer artista femminista egiziana

La storia dell’arte è stata scritta dagli uomini, in pratica e in teoria. La pittura ha un posto simbolico e dominante all’interno di questa storia, e nel Novecento è diventata la massima espressione della mascolinità, soprattutto attraverso la tecnica astratta. Ho scelto di essere principalmente una pittrice e utilizzare i codici della pittura astratta, così come sono stati definiti storicamente. Non è solo una sfida artistica: il suo significato principale è occupare un territorio che è stato storicamente negato alle donne. Occupo esteticamente e politicamente questo territorio perché creo quadri materialmente astratti, ma integro in questo campo maschile un universo femminile: quello del cucito e del ricamo. Ibridando quei mondi, la tela diventa un nuovo territorio dove il femminile ha il suo posto in un campo dominato dagli uomini, e da dove, spero, non saremo più allontanate. Il mio lavoro inizia sempre come una leggera critica, poi lo prendo sul serio e cerco di trovare la bellezza e la poesia di queste attività. Cerco sempre di collegare sia l’ideologia che l’estetica nel mio lavoro di pittrice o scultrice, in un modo o nell’altro. Sono molto interessata a questa specifica relazione. L’estetica da sola non mi basta e un messaggio da solo è solo propaganda

Ghada Amer artista femminista egiziana è tra le più rappresentative nel panorama culturale internazionale. La sua ricerca si concentra sulla figura della donna nella società utilizzando materiali poveri per le sue sculture e quadri.

Nata a Il Cairo nel 1963, ha passato l’infanzia tra Libia, Marocco e Algeria. Questi spostamenti geografici, linguistici e emotivi si riflettono su tutta la sua produzione artistica. 

All’età di 11 anni si è trasferita in Francia con la famiglia. Nel 1989 si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Nizza dopo aver studiato per un periodo alla Boston School of Fine Arts. Il 1991 ha segnato l’inizio della sua attività artistica.

Nel 1995 ha partecipato alla Biennale di Istanbul. Nel 1997 ha esposto alla Biennale di Johannesburg e a Grenoble a La Magasin con la mostra Vraiment: feminisme et art in cui analizzava le relazioni tra il lavoro d’arte femminile francese e americano dagli anni Settanta.

Nel 1999 ha partecipato alla Biennale di Veneziadove ha ricevuto il Premio UNESCO. È tornata poi a Venezia nel 2005.

Ha fatto mostre personali in tutto il mondo: Stati Uniti, Francia, Sudafrica, Singapore, Corea, e altri. È stata la prima artista islamica a esporre al Museo di Tel Aviv.

Attualmente vive e lavora a New York.

Nella sua ricerca artistica, Ghada Amer ha recuperato le tecniche del cucito e del ricamo trasformandole in un mezzo espressivo di impatto mediante il quale attua una ridefinizione del ruolo della donna nell’arte e nella società.

Le sue opere trattano tematiche come il femminismo, il fanatismo religioso e la seduzione del corpo. 

Utilizza sagome ritagliate che poi trasferisce graficamente su tela per poterle cucire e ricamare, questa tecnica che è diventata la sua personalissima cifra stilistica.

Ritrae essenzialmente donne, cucite come figure predominanti, a volte ripetute nella medesima posizione. Spuntano così nel groviglio dei suoi fili, parti di corpi e particolari intimi che appaiono e scompaiono nell’intreccio, formando progressivamente l’immagine, in una sorta di metafora del processo di ridefinizione dell’identità femminile.

Da atteggiamenti stereotipati e gesti ripetitivi di un universo domestico quotidiano, le donne ricamate da Ghada Amer assumono atteggiamenti sessualmente espliciti. Soggettività che, coscienti del loro potenziale sessuale, utilizzano lo sguardo maschile come strumento di potere e di rivolta.

Contestando aspramente la mentalità maschilista che considera la donna come mero oggetto erotico non cosciente rivendica, di contro, un ruolo sociale femminile ben delineato.

La sua riflessione sulla condizione delle donne critica severamente i discorsi culturali radicali e l’insieme degli stereotipi e luoghi comuni.

Parallelamente alle figure femminili, l’artista lavora sul linguaggio attingendo al proprio retaggio islamico. Gioca con le parole donando loro l’immediatezza e lo stesso valore delle immagini.

Le sue opere sono state molto criticate dalle comunità musulmane perché rappresentano nudi e sessualità femminile potente e consapevole.

#unadonnalgiorno

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