Fate a pezzi la straniera.
Rossella Casini, vittima innocente della ‘ndrangheta, scomparsa a Palmi nel 1981, è stata uccisa per aver convinto il fidanzato a collaborare con la giustizia cercando di salvarlo dalla faida che stava insanguinando la sua famiglia.
Era nata a Firenze il 29 maggio 1956, figlia unica. Studiava psicologia all’Università di Firenze, dove nel 1977 aveva iniziato una relazione con Francesco Frisina, uno studente calabrese arrivato in città per l’università e appartenente, senza che lei lo sapesse fino in fondo, a una famiglia legata alla cosca Gallico di Palmi, in provincia di Reggio Calabria.
Il 4 luglio 1979 il padre del giovane, Domenico Frisina, è stato ucciso da due sicari in Calabria: l’agguato ha segnato l’inizio di una sanguinosa faida di ‘ndrangheta tra le cosche Gallico-Frisina e Condello-Porpiglia, destinata a durare anni e a contare oltre cinquanta morti.
Poche settimane dopo anche Francesco Frisina è stato ferito in un agguato, colpito alla testa da un proiettile che non lo ha ucciso. Rossella Casini lo ha fatto trasferire a Firenze per curarlo in una clinica neurochirurgica, e lo ha convinto a collaborare con la giustizia; il ragazzo ha testimoniato, ma poco dopo la sua famiglia lo ha costretto a ritrattare.
La giovane ha continuato comunque a spostarsi tra Firenze e Palmi, nel tentativo — come avrebbe detto anni dopo il pubblico ministero al processo — di “salvargli l’anima dopo avergli salvato la vita“.
Nei primi mesi del 1981 è tornata un’ultima volta a Palmi per parlare con un giudice, prima dell’inizio del processo. Il 22 febbraio ha telefonato al padre Loredano per avvertirlo che stava rientrando a casa. Da quel momento, di lei non si è saputo più nulla: la ‘ndrangheta la chiamava “la straniera“, estranea com’era al contesto e alle logiche mafiose calabresi, e secondo quanto emerso solo nel 1994 dalle dichiarazioni di tre collaboratori di giustizia, era stata rapita, torturata, violentata, uccisa, fatta a pezzi e gettata in mare nei pressi della tonnara di Palmi. Sua madre è morta di dolore due anni dopo la sua scomparsa; il padre ha continuato a cercarla per il resto della vita, senza riuscire ad avere un corpo da seppellire.
Il processo, iniziato nel 1997, è durato nove anni in primo grado. Nel 2006 la Corte d’Assise di Palmi ha assolto tutti gli imputati, tra cui lo stesso Francesco Frisina, sua sorella Concetta e altri membri del clan Gallico, per insufficienza di prove.
La memoria di Rossella Casini è stata tenuta viva negli anni da associazioni antimafia, giornaliste e attivisti come Enzo Infantino a Palmi, che ha collaborato con Roberto Saviano alla stesura del romanzo L’amore mio non muore, uscito nel 2025 e dedicato alla sua storia.
Nel 2016 Firenze le ha dedicato una targa sulla casa in cui viveva e un giardino sul Lungarno; Scandicci ha intitolato una scuola al suo nome, e nel 2020 anche Palmi le ha dedicato una via.
Una storia da raccontare, da non lasciare nel dimenticatoio.
La storia di una ragazza semplice, normale e insieme straordinaria, che la ‘ndrangheta ha ucciso per fermarne il coraggio e la determinazione.Una donna che non si è arresa e non si è voltata dall’altra parte. Una donna da ricordare, un grande esempio per tutte e tutti.















