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Inge Feltrinelli la regina dell’editoria italiana

Inge Feltrinelli

Inge Feltrinelli editrice, fotografa e giornalista, chiamata la “regina dell’editoria” è stata un’icona della cultura del ‘900.

La sua vita straordinaria si è intrecciata con la storia del Novecento italiano ed europeo. Moglie di Giangiacomo Feltrinelli, alla sua morte ha ereditato l’omonima casa editrice diventandone, in breve tempo, il volto e trasformandola in un vero colosso. 

Nata il 24 novembre 1930 a Gottinga, in Germania (verrà poi naturalizzata italiana), Inge Schönthal è figlia di un ebreo e una protestante, immigrati dalla Spagna. Il padre Siegfried è un ebreo tedesco della media borghesia, impiegato come direttore in una azienda tessile. Durante la seconda guerra mondiale la moglie lo convince a scappare in America. I due si separano e la madre inizia una relazione con un ufficiale tedesco, Otto Heberling, che farà da patrigno alla bambina, proteggendola dal nazismo.

Il dopoguerra significa fame, deprivazione. Inizia a scattare foto da giovanissima e nel 1950 inizia ad Amburgo la sua carriera di fotoreporter e giornalista. Dopo il primo reportage nella penisola iberica accetta con grande entusiasmo di partire per gli Stati Uniti. Un viaggio fatto anche per incontrare il vero padre che la respinge. Ma è proprio lì che la sua esistenza prende una piega diversa. Nel 1952 trascorre un lungo periodo a New York ospite della pronipote di J. P. Morgan, riuscendo a fotografare, tra gli altri, Greta Garbo, John Fitzgerald Kennedy, Winston Churchill e a stringere amicizia con Erwin Blumenfeld.

Grande appassionata di moda, di arte e di ogni forma di creatività, tra le sue foto più celebri quelle degli scrittori Ernest Hemingway, Edoardo Sanguineti, Allen Ginsberg e dei pittori Pablo Picasso e Chagall. L’incontro con Hemingway, in Florida, è solo l’apice di un periodo entusiasmante della sua giovinezza. Celebre è una sua foto in particolare, proprio con l’autore de Il vecchio e il mare, incontrato dopo un viaggio rocambolesco con mezzi di fortuna.

È amica personale di Doris Lessing, che farà conoscere in Italia, di Gunther Grass, del quale la casa editrice di cui sarà presidente pubblica, nel 1962, “Il Tamburo di latta” e di Nadine Gordimer che la inviterà durante la propria premiazione al Nobel nel 1991.

Nel 1958 conosce ad Amburgo Giangiacomo Feltrinelli che sposa nel 1960, seguendolo a Milano, e con cui avrà un figlio, Carlo. Lui è un editore, è comunista, noto per le sue idee politiche e per il suo patrimonio miliardario. Famoso nel mondo per aver pubblicato Dottor Zivago di Pasternàk, la cui uscita viene ostacolata in Russia e osteggiata dal partito comunista in Italia, del quale egli stesso fa parte, e Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa.

In un’Italia ancora provinciale porta un pezzo di mondo. E nella caotica redazione di Via Andegari, laboratorio di rivoluzioni e utopie, affianca il marito nella sua impresa culturale, moderna e cosmopolita.

La mia frivola impertinenza si abbinava bene, ero la donna perfetta per lui. Il nostro comune denominatore era che entrambi vivevamo all’ultimo respiro. Ci bastavano circa cinque minuti per fare le valigie e andare a trovare scrittori come Henry Miller o Karen Blixen. La vita con lui era così intensa e faticosa, nel migliore dei modi possibili, che rinunciai alla fotografia. Diventò irrilevante per me. Da quel momento in poi mi interessai agli autori e ai libri.

Dopo la strage di Piazza Fontana, Giangiacomo Feltrinelli inizia a temere per la sua vita e si ritira in clandestinità, lasciando all’ormai ex moglie la gestione della casa editrice Feltrinelli. Lo troveranno morto in circostanze misteriose due anni dopo, nella periferia milanese. In quel periodo si era sposato per la quarta volta e aveva avuto un altro figlio.

Dopo la morte mai chiarita di Giangiacomo Feltrinelli, avvenuta il 14 marzo 1972 (il corpo venne trovato a Segrate, vicino a un traliccio elettrico), Inge diventa presidente della casa editrice, ruolo che ricoprirà fino alla sua morte il 20 settembre 2018. L’ha consegnata al figlio Carlo in buona salute e con un patrimonio culturale invidiabile.

Inge non ha mai creduto che la morte del marito fosse un incidente, e nel 2017 dice in un’intervista: “Fu un omicidio politico: Giangiacomo sapeva di Gladio. Aveva capito che non avrebbe cambiato il mondo con i libri, o l’avrebbe cambiato troppo lentamente. Tentai di fermarlo. Lui mi lasciò. Nel mio diario scrissi: He’s lost”, è perduto“.

L’alternanza tra dramma e fortuna è stata una costante della sua storia, intrecciata alla trama di quel grande romanzo che è il Novecento. E’ morta stanotte Inge Schönthal Feltrinelli, l’ultima grande regina dell’editoria internazionale. Il 24 novembre avrebbe compiuto 88 anni. Se n’è andata con la stessa riservatezza silenziosa con cui aveva l’abitudine di lasciare una festa. Non amava le cerimonie degli addii, forse perché ne aveva vissuti tanti. E la malattia e il dolore appartenevano a un suo lato privato che preferiva tenere in ombra.

La chiamavano The queen of publishing. In un’Italia ancora provinciale, sessant’anni fa, portò un pezzo di mondo. E nella caotica redazione di Via Andegari, laboratorio di rivoluzioni e utopie, affiancò Giangiacomo Feltrinelli nella sua impresa culturale, moderna e cosmopolita. Dopo la tragica morte del fondatore, nel marzo del 1972, fu la vera salvatrice della casa editrice, poi consegnata al figlio Carlo in buona salute e con un patrimonio culturale invidiabile.


Grande suscitatrice di energie e di relazioni, Inge è riuscita a condurre la casa editrice nella tempesta. Convinta, come Giangiacomo, “che un editore deve trascinare la carretta: senza sapere nulla, deve far sapere tutto, o almeno tutto quello che serve“.

Era l’ultima rappresentante di una stirpe di editori con cui condivideva talento ed eccentricità. “Non si faceva questo mestiere per diventare ricchi, ma per fare circolare idee“.

#unadonnalgiorno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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