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June Almeida la donna che ha scoperto il primo coronavirus nel 1964

June Almeida la donna che ha scoperto il primo coronavirus

Lo sapevate che la prima persona che ha scoperto il coronavirus umano è stata una donna?

June Almeida è il nome della dottoressa che ha scoperto la classe di virus che include il famigerato COVID-19, nel 1964, nel suo laboratorio all’ospedale St Thomas di Londra.  

Scozzese, nata nel 1930, aveva lasciato la scuola a 16 anni, eppure è diventa la pioniera delle immagini del virus.

Aveva iniziato a lavorare come tecnica del laboratorio di istopatologia al Glasgow Royal Infirmary. Si è poi trasferita in Canada dove è stata assunta presso l’Ontario Cancer Institute. Specializzatasi nella microscopia elettronica, aveva creato un sistema innovativo per visualizzare meglio i virus, utilizzando degli anticorpi per aggregarli.

Nel 1964, torna a Londra alla St Thomas’s Hospital Medical School e produce immagini di un ceppo di virus chiamato B814, che mostra l’alone caratteristico che darà il nome ai coronavirus.

June Almeida aveva visto particelle come questa già anni prima, mentre studiava l’epatite di topo e la bronchite infettiva dei polli. Ma il suo articolo su una rivista scientifica era stato respinto con la motivazione che le immagini prodotte erano solo distorte raffigurazioni di particelle di virus influenzale.

La nuova scoperta dal ceppo B814 fu pubblicata nel British Medical Journal nel 1965 e le prime fotografie di ciò che la dottoressa Almeida aveva visto furono pubblicate sul Journal of General Virology, due anni dopo.

June Almeida, successivamente, aveva conseguito un dottorato alla Scuola di specializzazione medica di Londra.

Ha terminato la sua carriera all’Istituto Wellcome, dove era stata nominata in numerosi brevetti nel campo della fotografia dei virus.

Dopo aver lasciato il Wellcome, la donna divenne un’insegnante di yoga. Tornò alla virologia, come consulente, alla fine degli anni ’80, quando aiutò a scattare nuove foto del virus dell’HIV.

È morta nel 2007, all’età di 77 anni.

Oggi, 13 anni dopo la sua morte, sta finalmente ottenendo il riconoscimento che merita come una pioniera il cui lavoro ha accelerato la comprensione del virus che si sta tragicamente diffondendo in tutto il mondo.

#unadonnalgiorno

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