Mother Jones è stata figura fondamentale nella storia del movimento per il lavoro degli Stati Uniti.
Considerata dalle autorità una delle donne più pericolose d’America per le sue riforme sociali e attività lavorative, è stata un’ardente oratrice e attivista nel sindacato dei minatori, ha fondato il Partito Socialdemocratico e l’International Workers of the World.
Nacque con il nome Mary Harris forse il 1º maggio 1830 nella contea di Cork, in Irlanda, in una famiglia di braccianti agricoli che aveva abbandonato il paese devastato dalla carestia per emigrare in Canada. Frequentò la scuola pubblica a Toronto, diventò insegnante e imparò il mestiere di sarta.
Visse a Memphis per un certo periodo, dove, nel 1861, sposò George Jones, sindacalista e operaio metallurgico. Durante il loro matrimonio, iniziò a occuparsi del lavoro sindacale. Un’epidemia di febbre gialla, nel 1867 le portò via il marito e i figli.
Si trasferì allora a Chicago dove trovò lavoro come sarta. Quanto più cuciva abiti eleganti per le ricche famiglie della città e vedeva il netto contrasto con la povera gente, più la sua attrazione per il movimento operaio aumentava.
Nel 1871 perse la sua casa, la sartoria e tutti suoi beni, nel grande incendio di Chicago.
Dopo quest’ultima perdita, iniziò il suo intenso attivismo sindacale e si iscrisse ai Knights of Labour, organizzazione sindacale segreta che accoglieva anche le donne e le persone nere e che si occupava di lavoratori poveri, orari di lavoro ingiusti, mancanza di assicurazioni per la perdita di impiego, sfruttamento a basso costo degli immigrati.
Ottima oratrice, Mary Harris Jones, aveva contribuito a coordinare centinaia di scioperi in tutti gli Stati Uniti, compresi quelli dei minatori di carbone in Pennsylvania nel 1873 e dei ferrovieri nel 1877.
Il modo in cui si prendeva cura della classe operaia e dei bambini sfruttati nel lavoro minorile, spinse la stampa e la popolazione a chiamare “Mother Jones”, quella donna dai capelli bianchi nel suo tipico abito nero, colletto di pizzo e copricapo, che si batteva ostinatamente per le persone in difficoltà.
Verso la metà degli anni 1880, abbandonò i Cavalieri del Lavoro, ritenuti troppo conservatori.
Considerando i minatori oppressi fra gli oppressi, sottopagati, soggetti a rischi altissimi di incidenti, morte, malattie, aveva lavorato per gli United Mine Workers, senza ricoprire un ruolo ufficiale, contribuendo anche a organizzare le mogli degli scioperanti.
Spesso le venne ordinato di stare lontana dai minatori, si è sempre rifiutata di farlo anche sfidando le guardie armate a spararle.
Nel 1903 aveva guidato una marcia di bambini da Kensington a New York per protestare contro il lavoro minorile nelle fabbriche, nei mulini, nelle miniere davanti al presidente Roosevelt. Camminarono tre settimane per cento miglia per denunciare la disumanità della loro condizione, attirare l’attenzione mediatica e raccogliere fondi.
Grazie al clamore creato e alle migliaia di persone incontrate lungo la strada, la politica americana iniziò a interrogarsi sul tema del lavoro minorile.
Nel 1905 aveva contribuito a fondare gli Industrial Workers of the World.
Nel 1912 era stata protagonista del tragico sciopero di Paint e Cabin Creek, durato un intero anno, causando cinquanta morti violente, oltre ai minatori uccisi da denutrizione e fame.
Ai lavoratori che chiedevano diritti sindacali, la risposta dei padroni fu assoldare miliziani per cacciarli, in un crescendo di violenze e disperazione.
Venne arrestata e processata per aver incitato alla rivolta, con l’accusa di cospirazione per omicidio.
Si parlò di lei come della “donna più pericolosa d’America”.
Venne condannata a vent’anni di prigione.
Quando ottenne gli arresti domiciliari, mandò una lettera segreta a un senatore sensibile ai problemi del lavoro, che la fece liberare aprendo un’inchiesta sulle drammatiche condizioni di lavoro dei minatori nell’intero paese.
Successivamente si spostò in Colorado, dove il tasso di incidenti mortali fra minatori era altissimo e gli scioperanti, poverissimi immigrati italiani, greci, slavi, messicani, cercavano di sopravvivere in accampamenti dalle condizioni disumane.
A Ludlow, il 20 aprile 1914, durante i festeggiamenti della Pasqua greco-ortodossa, una milizia privata circondò l’accampamento e iniziò a sparare coi mitra. Morirono 25 persone, di cui 11 bambini.
Volle allora incontrare John Rockefeller Junior, miliardario titolare delle miniere del Colorado, venne allontanata dal suo palazzo ma non si arrese, cominciò a attaccarlo pubblicamente. I giornali la definirono “eroina popolare” e la “donna più nota d’America”, costringendo il magnate a riceverla e a scendere a patti sui diritti dei lavoratori.
Mother Jones non ha mai smesso di lottare nella sua lunga vita, pagando in prima persona le conseguenze, affrontando varie cause intentate contro di lei e minacce fisiche.
Nel 1925 due malviventi entrarono in casa sua per spaventarla. La donna, a 88 anni, imbracciò il fucile uccidendone uno e costringendo l’altro alla fuga.
Morì il 30 novembre del 1930. Su sua richiesta, venne sepolta al Miners Cemetery di Mount Olive, Illinois, accanto ai minatori uccisi nel massacro di Virden del 1898.
Nel cimitero 15.000 minatori dell’Illinois, con i loro risparmi, fecero erigere un monumento in suo onore. L’11 ottobre 1936, giorno della festa dei minatori, oltre 50.000 persone raggiunsero il cimitero, dando inizio alla celebrazione annuale che sarà il Mother Jones’s Day.
La rivista politica radicale Mother Jones prende il nome da lei e rimane un simbolo di appassionato attivismo sindacale.















