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Maya Moore campionessa in campo e nella vita

Maya Moore campionessa di basket e nella vita

Maya Moore, campionessa che ha lasciato il basket per riuscire a far liberare un uomo incarcerato ingiustamente.

Nata l’11 Giugno del 1989 in Missouri, si era trasferita in Georgia per le scuole superiori. Il suo talento nel basket si è visto da subito.

La lista dei suoi trofei e dei suoi risultati basta e avanza per riempire due o tre carriere intere. È stata la sportiva più vincente nella storia del basket femminile. In tutte le partite disputate sul suolo americano, ha vinto 515 volte a fronte di 95 sconfitte complessive in tutte le competizioni.

Ha vinto per due volte l’Eurolega (2012 e 2018), tre volte il campionato cinese (dal 2013 al 2015) e tutto ciò che si poteva vincere con la nazionale USA (due ori mondiali e due olimpici). È una delle più grandi giocatrici di sempre quattro volte campionessa WNBA in otto anni di carriera.

Nel febbraio del 2019, Maya Moore ha deciso di mettere in pausa la sua eccezionale carriera nella pallacanestro con le Minnesota Lynx, per raggiungere un altro obiettivo, molto più nobile: combattere per la scarcerazione di Jonathan Irons incarcerato per un reato mai commesso.

L’afroamericano, innocente, era stato condannato a 50 anni di carcere da una giuria completamente bianca e ha passato gli ultimi 22 anni in prigione. La campionessa l’aveva incontrato nel 2007 e la battaglia legale che ha finanziato per ribaltare la sentenza, ha portato al ribaltamento della condanna.

Jonathan Irons era stato incarcerato nel 1998 a 18 anni per furto con scasso e aggressione a mano armata, in un caso in cui non c’era alcuna prova fisica (testimoni, impronte digitali, DNA) della sua presenza sulla scena del crimine. Un caso per il quale la famiglia di Moore si è battuta in prima persona trovando nelle carte del processo la prova che ha infine decretato la sua liberazione: un’impronta digitale di una terza persona che era stata volutamente nascosta dall’accusa ai tempi del processo.

Una sentenza che aveva catturato l’attenzione delle associazioni per i diritti umani, ma nessuno era riuscito a far partire la revisione del processo.

Tutto è cambiato quando Maya Moore, grande campionessa di basket, si è interessata del caso tramite il suo ex parroco. Inizialmente non ha fatto altro che andarlo a trovare nel carcere di Jefferson City, città di cui è originaria, ne è nato un rapporto di amicizia che l’ha spinta a cercare giustizia per lui. La battaglia della giocatrice è andata avanti, mentre in campo la fuoriclasse vinceva le Olimpiadi di Londra 2012 e Rio de Janeiro 2016.

La domanda era sempre la stessa. Ogni mia vittoria sul campo mi fa saltare di gioia, ma ogni giorno mi chiedo: sto vivendo con uno scopo?

Ha deciso di farsi promotrice per mettere insieme un team di avvocati per scagionare Jonathan. Si è presa un tempo indefinito lontano dai campi di basket, proprio per salvare Jonathan. Così, occupandosi a pieno regime del caso e grazie alla sua notorietà, Maya Moore è riuscita a ottenere quello che voleva: la revisione del processo, la scarcerazione e l’annullamento della condanna di Irons, lo scorso luglio. 

La sportiva è stata anche premiata con il Muhammad Ali Sports Humanitarian Award agli Espys, per gli sportivi che si sono distinti in cause sociali e umanitarie. 

Maya Moore non ha ancora deciso se tornerà in campo nel 2021, anche se in molti si aspettano che continui la sua battaglia per la giustizia sociale e contro il razzismo sistemico negli Stati Uniti. 

Una grande sportiva, ma soprattutto una grande donna, che con la tenacia e grinta che la contraddistinguono è riuscita a ottenere quella che, per lei, è stata la più grande vittoria della vita.

Grande, immensa Maya Moore, campionessa nella vita prima che nello sport!

#unadonnalgiorno

 

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