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La straordinaria anarchica comunarda Louise Michel

Louise Michel anarchica comunarda

Ovunque l’uomo soffre nella società maledetta, ma nessun dolore è paragonabile a quello della donna.

Louise Michel è stata una scrittrice, insegnante, comunarda e anarchica francese.

La sua anarchia femminista ha seminato impronte indelebili, che irradiano luce ancora oggi.

Una storia di coerenza e resistenza tra pensiero e azione, tra la sua scrittura e il suo operato, dentro cui i fili della politica si intrecciano con quelli di un’etica intuitiva, geniale, irriverente, disubbidiente. Ha scardinato canoni e retoriche del potere. Il suo impegno politico è durato per tutta la sua esistenza.

Louise Michel nacque il 29 maggio 1830 figlia illegittima di Laurent Demahis, notabile del castello di Vroncourt-la-Côte, e della sua serva Marianne Michel. Fu allevata dai nonni paterni, nobili ma illuministi e liberali che le impartirono un’educazione secondo le idee di Rousseau e Voltaire.

Cominciò presto a scrivere poesie, attitudine continuata per tutta la vita, per dare voce al suo amore per la natura, prima, e al suo impegno politico, poi. Studiò a Chaumont per conseguire il massimo titolo di studio concesso allora a una donna, cui era interdetta la frequenza universitaria: il 1º settembre 1851 si diplomò maestra, conseguì l’abilitazione all’insegnamento il 25 marzo 1852.  Per insegnare nelle scuole pubbliche occorreva prestare giuramento all’Imperatore, cosa che lei si  rifiutò di fare e creò una scuola libera ispirata ai principi della pedagogia libertaria, dove insegnerà per tre anni, cosa che le causò dei provvedimenti disciplinari.

Il suo rifiuto del Regime e gli articoli pubblicati nei giornali di Chaumont, dove scriveva di storia antica alludendo alla Francia contemporanea, pur cercando di sfuggire alla censura napoleonica, non restarono ignorati dalle autorità.

Alla morte del nonno ricevette un’eredità cospicua che distribuì tra i poveri. Nel 1856 si trasferì a Parigi dove insegnò in un istituto presso il Castello-d’Eau diretto da madame Voillier, con la quale intrattenne rapporti quasi filiali.

Collaborava con giornali di opposizione svolgendo anche attività letteraria. Inviò qualche poesia a Victor Hugo, uno dei personaggi più celebrati e più rispettati di quest’epoca, che incontrerà appena arrivata a Parigi.

Ha collaborato con diversi gruppi che si battevano per i diritti delle donne, tra cui la Lega delle donne, che rivendicava stessa educazione e salario per uomini e donne.

Dopo la caduta dell’Impero, venne eletta presidente del Comitato di vigilanza dei cittadini del XVIII arrondissement di Parigi:  qui conobbe Théophile Ferré, del quale s’innamorò. Nella Parigi assediata e affamata, ma nella quale i soldati fraternizzavano con la popolazione e le Guardie nazionali, fu tra i pochi che proposero di lanciare un’offensiva contro Versailles, dove il governo di Thiers aveva ancora poche truppe, e si offrì volontaria per andarvi da sola a uccidere Thiers. Nel 1862 era iscritta alla Union des poètes e cominciò a frequentare gli ambienti rivoluzionari.

Insegnò in una scuola fondata da lei nel 1865 in una Parigi affamata, creando una mensa per i suoi allievi. Non ha mai smesso di interessarsi all’educazione. È stata fautrice di progetti all’avanguardia per i tempi in cui ha vissuto, come le scuole professionali e gli orfanotrofi laici, accesa sostenitrice di un insegnamento vivo.

Nel 1869 divenne segretaria della Société démocratique de moralisation, associazione di assistenza che combatteva la prostituzione offrendo lavoro alle operaie. Politicamente, Louise Michel era vicina al movimento repubblicano-socialista guidato da Auguste Blanqui.

Fece parte attivamente della Comune, collaborando ai giornali che sostenevano la rivoluzione, il «Le Cri du peuple» e «La Marseillaise». Partecipò all’incendio dell’Hôtel de Ville con la divisa di guardia nazionale. Combatté contro le truppe governative, venne ferita a Neuilly e si trovò sulle barricate di Clignancourt, dove sparò per la prima volta. Propagandista, guardia del 61° battaglione, infermiera, animò anche il Club della Rivoluzione.

Con la sconfitta della Comune, si consegnò al nemico per far liberare sua madre arrestata al suo posto. Venne condotta al campo di Satory e poi trasferita a Versailles, alla prigione “dei cantieri”.

Il 28 giugno iniziò il processo a suo carico: ammise di essere stata infermiera nel reparto ambulanze, confermò di credere nel progetto dei comunardi e nel volere l’abolizione dell’istituzione clericale.

Sono accusata di essere complice della Comune! Certo che lo sono perché la Comune voleva prima di tutto la rivoluzione sociale che è ciò che desidero ansiosamente; è un onore per me essere una delle autrici della Comune, che peraltro non ha niente a che fare con omicidi e incendi dolosi. Volete sapere chi sono i veri colpevoli? La polizia.

La stampa la chiamava La lupa assetata di sangue oppure, al contrario, La buona Louise. Nel processo, l’accusa la dipinse come «ambiziosa di elevarsi al livello dell’uomo, superandolo nei vizi» e responsabile di tentato colpo di Stato, istigazione alla guerra civile, complicità nell’esecuzione di ostaggi, uso di armi militari e falsificazione di documenti. Louise Michel rifiutò di difendersi, dichiarandosi «sostenitrice assoluta della rivoluzione sociale», assumendosi la responsabilità di tutte le sue azioni e chiedendo per sé la condanna a morte: «Se mi lascerete vivere, esorterò incessantemente alla vendetta».

Trascorse venti mesi in carcere e fu condannata alla deportazione in Nuova Caledonia.

A bordo della Virginia, la nave che la deportava, conobbe Henri Rochefort, celebre polemista e Nathalie Lemel, grande animatrice della Comune. Successivamente dichiarerà: Sono diventata anarchica quando sono stata deportata.

Resterà per dieci anni in Nuova Caledonia, rifiutando i benefici di un altro regime. Cercò di istruire gli autoctoni kanaks e contrariamente a certi comunardi che si associarono per reprimerli, prese le loro difese durante la loro rivolta nel 1878. Ottenne, l’anno seguente, di installarsi a Nouméa e di riprendere il suo mestiere di insegnante, dapprima per i figli maschi dei deportati, poi nelle scuole delle bambine. Nel 1880 ottenne l’amnistia: all’imbarco per la Francia, fu salutata da una folla di nativi, che le strapparono la promessa che prima o poi sarebbe tornata a trovarli.

Ritornata in terra di Francia, fu instancabile propagatrice del pensiero anarchico e partecipò a numerosi convegni e manifestazioni. In una di queste, il 9 marzo 1883, si era unita ai disoccupati in lotta, scoppiarono violenti tumulti, fu l’unica arrestata e condannata a sei anni di carcere.

Ottenuta la grazia nel 1886, non richiesta da lei, nello stesso anno Paul Verlaine le dedicò una ballata.

La sua frenetica attività spaventava e infastidiva molte persone: il 23 gennaio 1888 l’estremista Pierre Lucas attentò alla sua vita, senza riuscirci.

Nell’aprile del 1890 fu nuovamente arrestata dopo un discorso pronunciato a Saint-Étienne e la partecipazione a una manifestazione a Vienne. Rifiutò la libertà provvisoria, fintanto che i suoi compagni rimanevano in prigione, e diede in escandescenze nella sua cella, tanto che il medico della prigione propose il suo internamento in un ospedale psichiatrico. Non se ne fece nulla e fu liberata, lasciò Vienne per Parigi il 4 giugno.

A luglio, si trasferì a Londra per gestire una scuola anarchica: ritornò a Parigi il 13 novembre 1895, accolta dai suoi compagni con una grande manifestazione alla stazione di Saint-Lazare.

Nello stesso anno fondò con Sébastien Faure il giornale «Le Libertaire» e il 27 luglio 1896 tornò a Londra per assistere al Congresso dell’Internazionale socialista, nel quale avvenne la separazione definitiva tra socialisti e anarchici. A Londra tornò più volte, trattenendosi per lunghi periodi: ritornò definitivamente in Francia nel 1904, dove il 13 settembre fu iniziata in Massoneria, nella Loggia «La Philosophie sociale» N. 3 che ammetteva le donne.

Negli ultimi anni della sua vita si è impegnata a raccogliere fondi per i moti rivoluzionari in Italia, in Spagna, per l’indipendenza cubana e lavorando per l’internazionale antimilitarista.

È morta il 29 maggio del 1905 a Marsiglia per una congestione polmonare, fu sepolta nel cimitero di Levallois, salutata da centinaia di migliaia di persone.

È che il potere è maledetto e per questo io sono anarchica.

La città di Parigi le ha intitolato una strada, una stazione della metropolitana e una piazza che si trova a Glignancourt scendendo dalla collina di Montmartre verso Pigalle, proprio dove lei comandava la resistenza sulle barricate in difesa della Comune nella primavera del 1871. Numerose altre città francesi che le hanno dedicato una strada. Il suo nome fa parte anche della toponomastica di Strasburgo, di varie città di Lussemburgo, Belgio e Olanda.

Recentemente, porta il suo nome anche la nave finanziata dall’artista Banksy per soccorrere i migranti nel Mediterraneo.

#unadonnalgiorno

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