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Monique Wittig

Monique Wittig
Photo by Jean Tesseyre/Paris Match via Getty Images

Monique Wittig, scrittrice e teorica francese, tra le più autorevoli e influenti esponenti del femminismo radicale e del lesbismo materialista,  ha rivoluzionato il pensiero politico del XX secolo, contribuendo in modo sostanziale all’emergere degli studi sull’oppressione delle donne e delle persone LGBTQI+.

Tra i suoi libri più famosi ci sono Il corpo lesbico, Il pensiero eterosessuale, Femminismo materialista e Cavallo di Troia.

Il suo progetto intellettuale, letterario e politico, che ha provocato non pochi dibattiti e scissioni, si basa sul fatto che l’origine dell’oppressione delle donne sia da ricercare nell’organizzazione sociale ed economica e non nella biologia.

Nata a Dannemarie, nell’Alto Reno, il 13 luglio 1935, si era trasferita a Parigi per studiare alla Sorbonne.

Nel 1964 ha pubblicato il suo primo romanzo sperimentale, L’Opoponax, che le era valso il prestigioso Prix Médicis e la cui trasposizione in inglese le aveva portato il plauso della critica internazionale.

È stata fra le fondatrici del Mouvement de Libération des Femmes con cui, il 26 agosto 1970, si è resa compartecipe di un’azione simbolica che è considerata un evento centrale del femminismo francese, la deposizione di una corona di fiori sotto l’Arco di Trionfo, in onore di colei che è ancora più ignota del milite ignoto, sua moglie.

Ha preso parte alla nascita dei gruppi Petites Marguerites e Féministes Révolutionnaires e co-fondato il primo gruppo lesbico di Parigi, Gouines Rouges.

Ha collaborato con la rivista Questions féministes, fondata nel 1977 da Simone de Beauvoir, dalla quale ha preso le distanze nel 1981, a causa di dissidi interni alla redazione relativi al rapporto fra femminismo e lesbismo. Successivamente ha scritto per la rivista statunitense Feminist Issues.

Nella sua tesi di dottorato del 1986, dal titolo Le Chantier littéraire, pubblicata postuma nel 2010, riflette sul processo della scrittura, concludendosi con una riflessione sul rapporto che intercorre fra il genere grammaticale e quello inteso come costrutto culturale.

Ha insegnato Letteratura francese e Women’s Studies in diverse università statunitensi, tra cui Berkeley, l’Università del Maine, di New York, della California del Sud e dell’Arizona, a Tucson, dove è morta, il 3 gennaio 2003.

Nel suo orizzonte teorico si possono enucleare due temi principali tra loro legati che permettono di comprendere il lavoro di scrittura presente nelle opere letterarie: il primo riguarda le forme materiali e simboliche attraverso cui la differenza sessuale viene costruita e poi illusoriamente naturalizzata, il secondo concerne l’eterosessualità, il pensiero straight, come sistema di potere e di senso.

Ha teorizzato l’idea che per distruggere l’eterosessualità – regime politico da cui si originano tutte le relazioni gerarchiche e di oppressione – occorre in primo luogo abbandonare definitivamente l’idea che il sesso costituisca una categoria naturale, anziché politica. È la diseguaglianza politica tra i sessi a rendere intelligibile la loro differenza che genera diseguaglianza.

La “dottrina della differenza”, “l’ideologia della differenza sessuale” o “il pensiero eterosessuale”, servono solo a giustificare e a legittimare la perpetuazione del dominio, dell’oppressione e dello sfruttamento – di donne, persone omosessuali e razzializzate – e a inibire una lotta di classe che miri a sovvertirne i presupposti.

Si è spinta a esortare a diventare lesbiche come forma di identificazione politica, intesa come momento necessario alla liberazione, come diserzione dal rapporto di appropriazione del tempo, degli spazi e della forza di produzione e riproduzione mediante il quale le donne vengono costruite in quanto tali.

I suoi (anti)-romanzi sovvertono il canone letterario occidentale partendo dalle sacre scritture per continuare con l’uso dei pronomi che vanno al di là di ogni categoria sessuale.

Il suo femminismo non lotta per valorizzare la differenza ma per le donne come classe oppressa e per la sparizione di tale classe perché nessuno è riducibile alla sua oppressione.

Ritiene necessario riconoscere le dinamiche sociali che costruiscono la donna per diventare soggetti politici senza smettere di immaginare un mondo e un orizzonte di senso diversi. Se le differenze biologiche tra i sessi assumono significato e pertinenza sociale solo nell’ambito dell’ordine che le crea, va osservato che tale ordine è eterosessuale. Infatti, il sesso è una categoria che opera riducendo le persone a una concezione etero e riproduttiva della loro anatomia. Utilizza il concetto di “pensiero straight” per riferirsi all’orizzonte di senso secondo cui l’eterosessualità è il presupposto (il «contratto sociale») di qualunque relazione sociale. In questa prospettiva l’esistenza delle lesbiche è sovversiva perché portatrice di un desiderio che non è funzionale all’uomo né alla riproduzione della specie. Le lesbiche, ha affermato, sfuggendo all’eterosessualità sono come i fuggiaschi neri che si sottraevano alla schiavitù, sono transfughe di classe, sono dissidenti rispetto a quell’alterità dominata che il sistema di potere chiama donna.

Le sue idee, che ciclicamente tornano nella narrazione femminista, hanno generato tanta letteratura queer successiva.

 

#unadonnalgiorno

 

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