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Sahar Khodayari. Morta per aver osato andare allo stadio

Sahar Khodayari morta per essere andata allo stadio

Sahar Khodayari, conosciuta con lo pseudonimo di “Ragazza blu” per la maglia della sua squadra del cuore, è stata un’attivista e tifosa iraniana che ha acquistato notorietà internazionale dandosi fuoco a Teheran, nel settembre 2019, come forma di protesta contro il divieto che vieta alle donne l’accesso agli stadi di calcio nella Repubblica islamica dell’Iran.

Era nata attorno al 1990 a Salm, nella contea di Kiar, in una zona rurale della provincia di Chaharmahal e Bakhtiari. Si era poi trasferita con la famiglia a Teheran, dove aveva conseguito due lauree, in lingua inglese e in informatica. Tifosa dell’Esteghlal FC, la squadra della capitale dalla divisa azzurra, nel marzo 2019 ha tentato di entrare travestita da uomo nello stadio Azadi di Teheran per assistere a una partita di Champions League asiatica tra la sua squadra e gli emiratini dell’Al Ain, eludendo il divieto in vigore dal 1981 per le donne.

Riconosciuta dal personale di sicurezza, è stata arrestata e trattenuta per alcuni giorni prima di essere rilasciata su cauzione, in attesa di processo.

Il 2 settembre 2019 si è presentata davanti al Tribunale rivoluzionario di Teheran, con accuse legate all’aver infranto le norme sull’hijab in pubblico e all’aver offeso dei funzionari. In assenza del giudice non le è stata comunicata una sentenza definitiva, ma le è stato riferito che avrebbe potuto affrontare una condanna a sei mesi di reclusione — condanna che il portavoce della magistratura iraniana avrebbe poi negato fosse mai stata formalmente emessa.

Uscita dal tribunale, si è cosparsa di benzina e si è data fuoco davanti all’edificio; è morta in ospedale una settimana dopo, il 9 settembre 2019, per le ustioni di terzo grado che avevano interessato circa il 90% del suo corpo.

La sua morte ha suscitato una reazione internazionale immediata: la FIFA ha dichiarato di essere a conoscenza della tragedia e di deplorarla, Amnesty International ha definito la vicenda “straziante”, il calciatore iraniano Ali Karimi ha chiesto il boicottaggio delle partite della nazionale, e il 12 settembre 2019 è stato emesso un mandato d’arresto per l’attrice Saba Kamali, per aver pubblicato un messaggio di solidarietà su Instagram.

Nell’ottobre 2019, per la prima volta in quarant’anni, alle donne iraniane è stato permesso di assistere dal vivo a una partita della nazionale, contro la Cambogia, allo stadio Azadi.

L’accesso delle donne agli stadi è rimasto però discontinuo negli anni successivi, con aperture parziali e nuove esclusioni a seconda degli eventi.

La sua vicenda ha ispirato il cortometraggio “Zang-e tafrih” (2020), diretto da Navid Nikkhah Azad, proiettato in oltre 160 festival internazionali e vincitore di 32 premi.

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