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Silvia Federici e il lavoro riproduttivo

Silvia Federici, sociologa, filosofa, attivista  e saggista italiana naturalizzata statunitense

Non ci può essere una lotta davvero vincente, se, contemporaneamente, non riorganizza la vita di tutti i giorni.

Questo è stato uno dei più grandi contributi del movimento femminista: non separare la lotta contro il capitale dal problema della riproduzione della nostra vita.

La globalizzazione non va intesa tanto o solo come svolta economica, ma come una vera e propria macchina politica che, permanentemente, spossessa e disloca persone. È un processo continuo di ricolonizzazione, che avviene con la massima violenza.

Silvia Federici, classe 1942, è femminista, sociologa, filosofa, attivista e saggista italiana naturalizzata statunitense.

Nata e cresciuta a Parma, è emigrata negli Stati Uniti nel 1967, dove ha studiato Filosofia all’Università di Buffalo.

Nel 1972, ha partecipato alla fondazione del Collettivo femminista internazionale, organizzazione che ha lanciato la campagna internazionale per ottenere un salario per il lavoro domestico.

Ha contribuito a sviluppare il concetto di “riproduzione” come fattore chiave nelle relazioni di classe, sfruttamento e dominio in contesti locali e globali, così come al centro in rapporti d’autonomia e di forme di vita in comune.

Partendo dall’idea che l’essere umano, attraverso le sue attività, è l’unico generatore di valore, focalizza i suoi studi sul lavoro riproduttivo.

Le donne, procreando e curando gli esseri umani, di fatto creano e ricreano la società umana (unica base e fonte di generazione di ricchezza) e realizzano, senza alcuna retribuzione, la fonte attraverso cui la ricchezza viene generata.

Silvia Federici teorizza che la maternità, le attività di cura e il lavoro domestico costituiscono, insieme all’utilizzo e il successivo genocidio dei nativi americani e dell’utilizzo della schiavitù – deportazione violenta di massa di lavoratori con sottrazione di vita e attività a titolo gratuito, la base su cui l’Occidente ha costruito l’accumulazione del surplus di ricchezza.

Negli anni ’80 ha tenuto corsi all’Università Port Harcourt in Nigeria.

Ha fondato il Comitato per la libertà accademica in Africa, organizzazione per sostenere le lotte degli studenti e degli insegnanti contro gli adattamenti strutturali delle economie africane e dei sistemi educativi. Fa parte dell’associazione Midnight Notes Collective.

Attualmente è professoressa emerita presso l’università Hofstra di New York dove ha insegnato studi internazionali, studi femminili e filosofia politica dal 1987.

Il suo libro più famoso è Calibano e la strega: donne, corpo e accumulazione originaria (2004) tradotto in numerose lingue. Saggio che narra il rapporto tra i processi delle streghe europee del XVI e XVII secolo e l’aumento del capitalismo, evidenziando la continua relazione tra oppressione e accumulazione nello sviluppo capitalistico.

 

#unadonnalgiorno

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