arte

Rabarama

Rabarama
Ph. Hikari Kesho

Io mi aspetto sempre che le mie statue si alzino e comincino a camminare.

Rabarama, pittrice e scultrice italiana, ha fatto della pelle il centro della sua ricerca.

Le sue figure umane e ibride, raccolte in pose meditative o contorte, sono interamente ricoperte da lettere, geroglifici, alveoli, tessere di puzzle e scacchiere, un’epidermide tatuata che si trasforma in mappa dell’esistenza.

Dentro quei corpi attraversati da segni, lettere, trame e geometrie, propone un universo in cui la pelle diventa archivio, soglia, testimonianza. Ogni scultura è una mappa simbolica, un luogo di memoria, materia viva e coscienza. Il suo percorso artistico mette al centro la condizione umana, fragile e forte, vulnerabile e capace di trasformarsi. Il corpo racchiude il linguaggio più universale per raccontare ciò che spesso non trova parole.

Il nome d’arte che si è scelta richiama il sanscrito e viene tradotto come “segni divini”, una chiave che attraversa tutta la sua opera.

Paola Epifani, questo è il suo vero nome, è nata a Roma il 22 agosto 1969. La madre, ceramista, e il padre, pittore e scultore, l’hanno cresciuta in una famiglia in cui l’arte era la lingua di casa. Ha conosciuto presto forme di comunicazione non comuni e il suo talento per la scultura si è manifestato fin dall’infanzia. Ha frequentato il liceo artistico di Treviso e poi l’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove si è diplomata con il massimo dei voti.

Il primo contratto in esclusiva, che ha dato una spinta decisiva alla sua carriera, soprattutto all’estero, le è stato offerto dalla Galleria Vecchiato di Padova.

Nella prima fase della sua ricerca, la pelle delle sue creature era composta da puzzle multicolori, nidi d’ape e labirinti, metafora delle cellule e del codice genetico. Considerava ogni essere umano un computer biologico, vincolato a un destino già tracciato dal DNA, dalle tradizioni, dalla cultura e dall’educazione.

I viaggi e l’incontro con le filosofie orientali hanno cambiato quella visione. Dall’I Ching e dalle rune ha tratto nuovi simboli che restituiscono la possibilità di scegliere. Le sculture si sono aperte e hanno cominciato a esplorare se stesse e il mondo che le circonda.

I suoi corpi sono sempre senza vestiti eppure mai nudi, spesso dai tratti androgini, chiusi in un raccoglimento intimo e con lo sguardo assente. Non si offrono come oggetto di desiderio, si presentano come superfici su cui è scritta una storia.

Rabarama sottrae il nudo, uno dei territori più segnati dallo sguardo maschile nella storia dell’arte, alla logica della seduzione e lo restituisce al pensiero, invitando a guardare la pelle non come un confine estetico da giudicare ma come l’involucro di un’interiorità da decifrare.

Versatile nella tecnica, ha lavorato la terracotta, il bronzo dipinto, il marmo, il vetro e le pietre rare, sperimentando inclusioni e monotipi in resina, gioielli d’artista, pittura e serigrafia. Le sue mostre diventano spesso performance, con body painting, sessioni di danza, acrobazia, proiezioni e suoni.

Ha collaborato con il Cirque du Soleil ed è stata madrina dello Skin Art Festival di Merano.

Le sue sculture monumentali hanno abitato lo spazio pubblico a Parigi, tra Place de la Sorbonne e il Panthéon, sulla Croisette di Cannes, a Miami, a Shanghai e a Firenze, tra Piazza Pitti e il Giardino di Boboli.

Nel 2011, a Firenze, sul suo Bozzolo è stato realizzato il primo video mapping a 360 gradi su una scultura, con i suoi codici proiettati in 3D sulla superficie bianca e liscia del bronzo. La mostra non è stata priva di polemiche, parte della critica e dell’amministrazione cittadina hanno, infatti, contestato la presenza nei luoghi del Rinascimento di un’artista conosciuta dal grande pubblico anche attraverso le televendite d’arte.

Alla 54ª Biennale di Venezia, ha portato Abbandono, un’opera monumentale in marmo di Carrara.

I suoi lavori fanno parte delle collezioni del Museo d’arte della Biennale di Pechino, dello Shanghai Sculpture Space e del Museo Copelouzos di Atene, mentre il Comune di Reggio Calabria ha acquistato tre sculture monumentali, esposte sul lungomare Falcomatà. Leud, il più grande marmo che abbia mai scolpito, è posizionato nel centro storico di Vallo della Lucania, in provincia di Salerno.

Il Museo Tattile Statale Omero di Ancona ha esposto le sue sculture accanto ai lavori di studentesse e studenti ispirati alla sua poetica, opere multi sensoriali e libri tattili accessibili anche alle persone cieche.

Più di recente i suoi corpi tatuati sono stati ospitati a Torino nel Palazzo Bricherasio e nelle piazze di Rovereto.

Non penso all’arte come a uno strumento per spiegare il mondo. La immagino come uno spazio in cui imparare ad abitarlo con maggiore consapevolezza, apertura e responsabilità

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