Vacillo nelle lingue, sotto il loro potere.
Ornela Vorpsi è scrittrice, fotografa e pittrice.
Nata e cresciuta nell’Albania del regime comunista, ha raccontato quell’infanzia nel suo romanzo d’esordio, Il paese dove non si muore mai.
Nata a Tirana il 3 agosto 1968, è cresciuta senza il padre, incarcerato per anni come prigioniero politico durante il regime di Enver Hoxha. A Milano ha proseguito gli studi in belle arti all’Accademia di Brera prima di approdare a Parigi, dove vive tuttora e dove ha trovato lo spazio per raccontarsi.
L’italiano, lingua che definisce spogliata dell’infanzia, le ha permesso di dire ciò che nell’idioma materno non avrebbe potuto e scrivere Il paese dove non si muore mai, pubblicato prima in Francia e poi in Italia. Il romanzo ha raccolto un’intera collana di premi, dal Grinzane Cavour opera prima al Viareggio Culture Europee, dal Vigevano al Rapallo, fino all’Elio Vittorini.
Sono seguiti altri libri, tra cui Vetri rosa, La mano che non mordi, Bevete cacao Van Houten! e Fuorimondo, prima di un nuovo spostamento linguistico: a un certo punto della sua carriera ha scelto di abbandonare l’italiano per scrivere in francese, la lingua del paese che l’ha accolta.
Accanto alla scrittura non ha mai smesso di dipingere e fotografare, portando nelle immagini la stessa urgenza narrativa dei suoi libri.
Ornela Vorpsi, donna di tre lingue e nessuna patria definitiva, ha fatto della sua mancanza di appartenenza la materia stessa della sua opera. Ogni suo libro narra un paese che non si può più chiamare casa a cui non può smettere di pensare.
Ho un rapporto terribile con la parola identità. Preferisco un’etica che mi permetta di stare al mondo.















