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Suso Cecchi D’Amico. La signora del cinema italiano

Suso Cecchi D'Amico

Suso Cecchi D’Amico, scrittrice e sceneggiatrice, è stata una grande protagonista del cinema italiano, dall’immediato dopoguerra fino ai primi anni Duemila.

Ha scritto più di centoventi sceneggiature per registi come De Sica, Visconti, Antonioni, Comencini, Monicelli e tanti altri, contribuendo alla nascita di capolavori che hanno segnato la storia della settima arte.

In un ambiente dominato dagli uomini, si è imposta con intelligenza, cultura e una sensibilità fuori dal comune.

Capace di passare dalla stesura di una commedia a quella di un dramma o di far coesistere i due generi nella stessa opera, immetteva nella scrittura di un film una vasta cultura letteraria e teatrale, accompagnata da un personale e acuto senso di osservazione della realtà.

Ha ricevuto numerosi premi, dal Leone d’oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1994 ai molti Nastri d’argento e David di Donatello, fino al Premio Internazionale Nonino nel 2001.

Nata Giovanna Cecchi a Roma il 21 luglio 1914, figlia dello scrittore e critico Emilio Cecchi e della pittrice Leonetta Pieraccini, dopo il liceo aveva vissuto molto all’estero imparando diverse lingue straniere grazie alle quali aveva lavorato, per diversi anni, come segretaria personale del direttore generale del Commercio Estero al Ministero delle Corporazioni.

Nel 1938 ha sposato il musicologo Fedele D’Amico, figlio del grande critico teatrale Silvio, dal quale ha avuto tre figli: Masolino, Silvia e Caterina.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, si era rifugiata in Toscana mentre il marito, membro dei cattolici comunisti che ai tempi dirigeva il giornale Voce Operaia, conduceva una vita clandestina per sfuggire alle persecuzioni fasciste.

Si è avvicinata alla sceneggiatura cominciando con traduzioni teatrali dal francese e dall’inglese grazie a suo padre, anglista quotato che ebbe tra l’altro il merito di aver portato in Italia i libri di James Joyce.

Il suo ingresso nel mondo del cinema, e il conseguente abbandono dell’attività di traduttrice, è avvenuto nel 1945 attraverso la scrittura di una sceneggiatura per un film che non ha mai visto la luce: Avatar, tratto da un racconto di Théophile Gautier, a cui aveva lavorato insieme a Moravia, Flaiano e Castellani.

Nel 1947, per il soggetto del film Vivere in pace, ha vinto il Nastro d’argento per il miglior soggetto.

Insieme a Federico Fellini ha scritto la sceneggiatura del film di Alberto Lattuada Il delitto di Giovanni Episcopo e con Ennio Flaiano quella di Roma città libera. Ha collaborato con Cesare Zavattini al soggetto di Ladri di biciclette e Miracolo a Milano di Vittorio De Sica, contribuendo alla definizione del neorealismo con uno sguardo umano, partecipe e mai retorico.

Insieme a Ennio Flaiano ha scritto le sceneggiature di Peccato che sia una canaglia e La fortuna di essere donna, in cui aveva fortemente voluto Sophia Loren per la parte della protagonista.

Per Francesco Rosi ha scritto le sceneggiature di La sfida (1957), I Magliari (1959) e Salvatore Giuliano (1962).

Con Michelangelo Antonioni ha dato vita a I vintiLa signora senza camelie e Le amiche che ha vinto il Leone d’argento al Festival di Venezia 1955.

Soprannominata la sceneggiatrice di Luchino Visconti, la loro intensa collaborazione ha portato capolavori come Bellissima, SensoRocco e i suoi fratelliIl GattopardoVaghe stelle dell’OrsaLo straniero, LudwigGruppo di famiglia in un interno e L’innocente. Era seduta alla moviola del montaggio accanto al grande regista quando, nel 1972 è stato colpito dall’ictus che lo ha lasciato invalido fino alla sua morte, quattro anni dopo.

Indimenticabile anche il suo lavoro con Mario Monicelli per I soliti ignoti che ha sancito la nascita della commedia all’italiana, genere che ha saputo interpretare con ironia sottile e attenzione per le sfumature sociali.

Indimenticabili anche le sceneggiature per il piccolo schermo, come Le avventure di Pinocchio di Luigi Comencini, Cuore, La storia e Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli.

Ha continuato a lavorare fino a tarda età, con lucidità e passione.

Si è spenta a Roma il 31 luglio 2010, a 96 anni, dopo una lunga malattia.

Con una grande capacità di comprendere l’animo umano e tradurlo in dialoghi vivi, verosimili e profondi, ha saputo adattarsi alla visione del regista senza perdere la propria impronta, fatta di discrezione, intelligenza narrativa e profondo rispetto per i personaggi.

Non amava le sovrastrutture: preferiva che la storia emergesse in modo naturale, attraverso piccoli dettagli, gesti quotidiani, silenzi.

Suso Cecchi D’Amico ha aperto la strada a molte donne nel mondo del cinema ed è stata amica di attrici che hanno fatto la storia come Anna Magnani e Silvana Mangano.

Ha lasciato un’eredità enorme, un cinema fatto di storie vere, profonde, spesso struggenti ma sempre oneste. Le sue sceneggiature continuano a essere studiate e ammirate per la loro finezza e modernità.

Ha saputo raccontare l’Italia con uno sguardo acuto e partecipe, mettendo al centro le persone, le emozioni e le contraddizioni di un paese in trasformazione.

È stata e resterà, la grande signora della sceneggiatura.

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