arteculturaesempi

Yayoi Kusama, la principessa dei pois

Yayoi Kusama la principessa dei pois

Yayoi Kusama, detta Princess of polka dots la principessa dei pois, è una delle più importanti artiste giapponesi contemporanee e l’artista più pagata al mondo.

È nata nel 1929. Ultima di quattro fratelli, fin da piccola desidera diventare una pittrice e dall’età di dieci anni inizia a fare arte.

I puntini e i pois che l’hanno resa famosa in tutto il mondo, sono presenti fin dal principio.

La sua infanzia è stata difficile e travagliata, segnata da una madre autoritaria e anaffettiva, da un padre assente e da grossi traumi psicologici.

Dopo aver studiato pittura con uno stile molto formale e rigido in Giappone, nel 1958 si trasferisce a New York, l’anno dopo crea i suoi primi lavori della serie “Infinity Net”: delle grandi tele dipinte lunghe circa una decina di metri, astratte e molto colorate.

A partire dal ‘66, realizza numerose performance, alcune molto provocatorie, arrivando a dipingere con dei pois i corpi nudi dei partecipanti.

Nel frattempo si dedica anche alla stesura di poesie e romanzi surreali.

Dopo aver raccolto il successo degli anni ’60 e aver vissuto a pieno la vivacità delle avanguardie newyorchesi, Yayoi Kusama, nel 1973, tornerà in Giappone e sceglierà di vivere in una residenza per malati mentali. Subirà da colleghi, critici, galleristi, i più spregevoli atteggiamenti sessisti e razzisti. I suoi lavori sono talmente unici e geniali, che le sue idee sono rubate sistematicamente da rapaci come Warhol, Oldenburg, Samaras. Come altre artiste, Kusama, è riuscita a fare solo mostre collettive perché i galleristi proponevano le personali solo esclusivamente agli artisti maschi bianchi.

Ritornata in patria, si ritrova davanti un mondo arretrato di cento volte rispetto a quello che ha lasciato. I giornalisti della sua terra la trattano in modo freddo e infastidito, quasi fosse uno scandalo per il Paese, e questa brutta accoglienza, amareggiandola moltissimo, le procura una forte depressione. Il Giappone è un paese conservatore e tradizionalista che ha sempre ritenuto sessista. Come donna e artista si è male adattata agli schemi sociali, piuttosto rigidi nella sua famiglia alto borghese.

Il Giappone si è aperto tardi al mondo esterno e la prima grande mostra di arte contemporanea è stata la Triennale di Yokohama nel 2001. A volte i tempi, le istituzioni e la politica non sono pronti ad accogliere i nuovi linguaggi. 

Nel 1989, per i suoi 60 anni, l’America e l’Europa riscatteranno la sua figura.  Il 1993 rappresenta la data della sua vera rinascita: nonostante viva in un ospedale psichiatrico, il suo lavoro viene ospitato alla Biennale di Venezia. In tale occasione realizza un’abbagliante sala degli specchi con inserite delle zucche che diventano il suo alter-ego.

Da quel momento, le sue opere saranno esposte in molti importanti musei mondiali e in mostre permanenti, come il MoMa di New York, la Tate di Londra ed il National Museum of Modern Art di Tokyo.

Si fa conoscere dal grande pubblico per la collaborazione con Peter Gabriel, ex esponente del gruppo musicale Genesis, con cui collabora alla realizzazione del video “Love Town”, in cui evidenzia tutte le sue ossessioni: pois, reticolati, cibo, sesso.

Nel 2012, grazie a Marc Jacobs, direttore artistico di Louis Vuitton, si cimenta in una imponente collaborazione con la maison francese facendo creare numerosi capi di abbigliamento, borse e scarpe che riportano gli ossessivi pois molto grandi e colorati.

Nel 2018, il regista Heather Lenz, realizza il documentario “Kusama Infinity”, che racconta dell’artista più venduta al mondo: una storia che mostra il percorso tortuoso di una grande esecutrice e di uno spirito fragile la cui costante è una sensazione di enorme solitudine.

Yayoi Kusama vive tutt’ora nell’ospedale psichiatrico di Tokyo dove si dedica all’arte terapia per trovare un po’ di pace e continuare a dipingere.

La sua produzione abbraccia numerose correnti artistiche, la sua figura pop è estremamente più complessa di quello che la sua arte possa trasmettere in apparenza.

Bisogna scavare nel suo passato remoto per trovare la chiave interpretativa del suo percorso artistico. Fin da piccola, Yayoi Kusama soffre di disturbi ossessivo-compulsivi e allucinazioni plurime, dovute a perpetrate violenze domestiche.

Ella stessa ha raccontato molte volte l’episodio allucinatorio dei fiori, che segna il suo fragile equilibrio psichico sin dall’infanzia e che influenzerà tutta la sua carriera. Durante una crisi, all’età di 12 anni, il motivo a fiori rossi di una tovaglia da tavola comincerà a riprodursi all’infinito nella stanza, popolando da allora in poi il suo universo in modo ossessivo.

Pois e fiori giganti, reti, protuberanze molli e forme falliche. La riproduzione, la moltiplicazione e l’aggregazione ossessiva di questo ristretto vocabolario di forme è la firma stilistica delle sue opere.

Yayoi Kusama ricrea, attraverso il fare artistico, le sue visioni come mezzo per dominarle, convertendo questa proliferazione minacciosa in una via di salvezza e fuga verso un’entropia liberatoria.

L’intento della sua arte è quello di condurre un’indagine sul concetto di percezione del cosmo e di infinito, oltre che un inno alla bellezza della vita. I suoi pois sono una forma di smaterializzazione paragonabile ai palpiti del cosmo, ai movimenti dei corpi celesti.

L’artista oscilla sempre tra due estremi: ci parla del cosmo, dei pois che possono rappresentare la circonferenza della terra, del sole, della luna, che ci riportano alla natura universale, delle sue visioni allucinate e ripetitive, e poi, come se si staccasse dal corpo, si osserva dall’esterno e sente tutta la concretezza dell’ambiente sociale in cui è immersa. Molto lucida nel voler vedere il suo lavoro riconosciuto, depressa dal mancato successo iniziale, capace poi di condurre il suo studio attraverso meccanismi economici e in grado di suscitare l’interesse dei mass-media, consapevole dell’importanza di far parlare di sé. Yayoi Kusama è, comunque, fedele alla sua visione.

Andare così in fondo alla sofferenza rappresenta un percorso catartico che restituisce un’esperienza estetica liberatoria. 

#unadonnalgiorno

You may also like

Geppi Cucciari
cinema

Geppi Cucciari

Geppi Cucciari è una delle donne di spettacolo più apprezzate nel nostro paese. ...
Dora Maar
arte

Dora Maar

Dora Maar è stata una fotografa, poeta e pittrice.  Nata col nome di ...

Comments are closed.

More in arte

Annie Leibovitz
arte

Annie Leibovitz

Quando dico che voglio fotografare qualcuno, significa, in realtà, che vorrei conoscere qualcuno, ...
arte

Francesca Woodman

La cosa che mi interessava di più era la sensazione che la figura, più che ...